The Country We Carry è il mio progetto fotografico a lungo termine sulla Georgia, un Paese attraversato da profonde trasformazioni politiche e sociali. Il primo capitolo, The Disrupted Dream, documenta le contestate elezioni parlamentari dell'ottobre 2024 e le successive proteste antigovernative e filoeuropee nelle strade di Tbilisi.
Il secondo capitolo, GONE, nasce dalle fotografie che ho realizzato al Teatro Bonci di Cesena, durante le prove dell'omonimo spettacolo di teatro documentario della compagnia italiana Kepler-452, interpretato da nove attori georgiani del Teatro Tumanishvili di Tbilisi. Attraverso testimonianze reali e storie personali, lo spettacolo racconta la diaspora georgiana, le separazioni familiari e le conseguenze dell'emigrazione su chi parte e su chi rimane. Anche il Teatro Tumanishvili è stato direttamente coinvolto nelle proteste: nel gennaio 2025 ha sospeso le proprie attività dopo l'arresto di uno dei suoi attori durante una manifestazione.
The Country We Carry esplora il rapporto tra identità, appartenenza e futuro della Georgia, attraverso le storie di chi protesta, di chi lascia il Paese e di chi sceglie di restare. Con GONE, lo sguardo si sposta dalle piazze di Tbilisi alle esperienze individuali, raccontate attraverso il teatro e approfondite dalle testimonianze dei suoi interpreti.
GONE
Cesena, Italia, ottobre 2026.
Capitolo del progetto fotografico The Country We Carry di Filippo Venturi.
Lo spettacolo
Il 24 ottobre 2026, al Teatro Alessandro Bonci di Cesena, nove interpreti georgiani del Teatro Tumanishvili di Tbilisi hanno portato in scena GONE, uno spettacolo di teatro documentario ideato dalla compagnia italiana Kepler-452, con la regia di Enrico Baraldi e Nicola Borghesi e la drammaturgia firmata insieme a Riccardo Tabilio. Gli interpreti sono Nino Burduli, Giorgi Chachanidze, Luka Chibukhaia, Kato Kalatozishvili, Teimuraz Natroshvili, Liza Nikvashvili, Keta Shatirishvili, Gagi Shengelia e Nikoloz Tserediani.
Dopo il debutto a Tbilisi il 18 maggio 2026, lo spettacolo è stato presentato a Cesena in prima nazionale italiana. Attraverso le biografie degli interpreti e le testimonianze raccolte tra chi è emigrato, chi è rimasto e chi ha fatto ritorno, GONE affronta il fenomeno dell'emigrazione georgiana e le sue conseguenze individuali e collettive. La drammaturgia nasce da un lavoro di ricerca condotto insieme agli interpreti georgiani, attraverso interviste, incontri e testimonianze personali, successivamente rielaborate per la scena.
La diaspora
Dagli anni Novanta, dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica, la Georgia ha conosciuto un'emigrazione di vaste proporzioni. Secondo un rapporto del Fondo Monetario Internazionale, basato su stime delle Nazioni Unite, nel 2024 oltre 580.000 georgiani vivevano all'estero, pari a circa il 16% della popolazione del Paese. Le difficoltà economiche, l'instabilità politica e la ricerca di migliori opportunità hanno spinto centinaia di migliaia di persone a emigrare, inizialmente soprattutto verso la Russia e successivamente anche verso l'Europa.
L'Italia è diventata una delle principali destinazioni di questa diaspora, caratterizzata da una forte presenza femminile: secondo la Fondazione ISMU, nel 2024 le donne e le bambine rappresentavano circa l'85% della comunità georgiana residente in Italia. Molte sono impiegate nel lavoro domestico e nell'assistenza agli anziani, contribuendo al sostentamento delle famiglie rimaste in patria. Queste migrazioni hanno trasformato profondamente i rapporti familiari e la vita delle comunità. In molte famiglie, bambini e adolescenti sono cresciuti lontano da uno o da entrambi i genitori.
Le vite degli altri
GONE ricostruisce alcune di queste esperienze attraverso racconti di separazioni prolungate, ricongiungimenti difficili e ritorni inattesi. Una madre deve spiegare alla figlia perché non rivedrà più la sua migliore amica. Una badante georgiana scrive su Facebook una guida destinata alle connazionali emigrate, spiegando loro come non dare nell’occhio. Un uomo che ha guidato per trent’anni un taxi a New York torna nel teatro dove lavorava e si presenta a un provino per Amleto. Una giovane donna parte per poter ritrovare la madre, emigrata quando lei era adolescente. Un attore non arriva alle prove perché è stato arrestato durante una manifestazione, per la terza volta.
Sono vicende nelle quali la partenza di una persona trasforma profondamente anche la vita di chi resta. La rappresentazione si sviluppa nell'ambientazione di un aeroporto immaginario, luogo di passaggio in cui le storie degli interpreti si incontrano, tra attese, distanze e legami interrotti.
Un Paese in rivolta
Lo spettacolo nasce in una fase di profonda crisi politica per la Georgia. Dopo le contestate elezioni parlamentari dell'ottobre 2024, il 28 novembre il governo guidato dal partito Sogno Georgiano annuncia la decisione di rimandare l’avvio dei negoziati di adesione all'Unione Europea al 2028. La scelta provoca una nuova ondata di manifestazioni a Tbilisi e in altre città del Paese. Le proteste, che si inseriscono in una mobilitazione già iniziata nei mesi precedenti, sono accompagnate da arresti, episodi di violenza e crescenti restrizioni delle libertà civili.
Il teatro e la protesta
Anche il Teatro Tumanishvili è direttamente coinvolto nelle proteste antigovernative. Il 12 gennaio 2025, durante una manifestazione davanti al ristorante Babilo di Tbilisi, dove è in corso un evento a cui partecipano alcuni magistrati, viene arrestato Giorgi Chachanidze, uno degli attori della compagnia e successivamente interprete di GONE.
Due giorni dopo, il teatro annuncia la sospensione di tutte le proprie attività in segno di solidarietà con i manifestanti filoeuropei, condannando le violenze e chiedendo il rilascio delle persone ingiustamente detenute. La decisione si inserisce in una mobilitazione più ampia del mondo teatrale georgiano, che vede attori, registi e compagnie interrompere le rappresentazioni e partecipare alle proteste.
Tra partenza e perdita
In georgiano, l'espressione che indica l'abbandono del proprio Paese può assumere anche il significato di andarsene o morire. È su questa sovrapposizione tra partenza, perdita e assenza che si costruisce GONE. L'emigrazione non viene raccontata soltanto attraverso le ragioni che spingono a lasciare la propria terra, ma soprattutto attraverso ciò che accade dopo: la distanza tra le generazioni, i rapporti familiari trasformati, le difficoltà del ritorno e il legame con un Paese che continua a essere parte dell'identità di chi se ne è andato.
Il progetto The Country We Carry
Le fotografie realizzate al Teatro Bonci documentano il lavoro degli interpreti georgiani e il modo in cui le esperienze individuali diventano parte di un racconto teatrale collettivo. All'interno di The Country We Carry, questo capitolo amplia la ricerca sulle trasformazioni politiche e sociali della Georgia, affrontate nei capitoli precedenti attraverso la documentazione delle contestate elezioni parlamentari dell'ottobre 2024, delle manifestazioni antigovernative e delle proteste filoeuropee che hanno attraversato le strade di Tbilisi, segnate da scontri con le forze dell'ordine, arresti e repressione.
Con GONE, l'attenzione si sposta dalla dimensione pubblica della mobilitazione politica alle storie personali di chi ha lasciato il Paese e di chi è restato. Il progetto documenta così anche il ruolo del teatro come luogo di testimonianza, memoria e partecipazione civile, mostrando come le conseguenze dell'emigrazione e della crisi politica continuino a incidere sulle relazioni personali e familiari, anche oltre i confini della Georgia.
GONE è prodotto dal Tumanishvili Film Actors Professional State Theatre di Tbilisi e coprodotto da ERT / Teatro Nazionale, con il contributo del Ministero della Cultura della Georgia e in collaborazione con GIFT Festival, ATER Fondazione e Kepler-452.