USA

A proposito di ICE by Filippo Venturi

Qualche testimonianza a proposito di ICE (l’agenzia federale che si occupa del controllo dell’immigrazione e delle frontiere degli Stati Uniti, ma che dall’arrivo di Trump è progressivamente diventata una milizia che opera al di sopra della legge, tra violenze e abusi di potere):

Mi hanno chiesto esplicitamente se sapessi dove vivevano le famiglie della comunità Hmong (un gruppo etnico asiatico), nel mio quartiere. Ho risposto che non lo sapevo. Allora mi hanno chiesto "E le famiglie asiatiche?". Ero un po’ scossa e piuttosto scioccata da ciò che mi era stato chiesto di fare.

Ho visto diversi rapimenti da vicino. Ciò che stanno facendo consiste nel girare in convogli militari finché non vedono qualcuno che è solo e non è di carnagione bianca, per poi scendere in massa dal veicolo e trascinare quella persona dentro il furgone, sgommando via, il tutto in una novantina di secondi circa.

Quelli di ICE non sanno chi stanno fermando perché non fanno domande e prendono passanti scelti a caso. Quando lo vedi, è letteralmente indistinguibile da un rapimento, se non per il fatto che sono così tanti e che sono armati e corazzati molto più di un qualsiasi rapitore.

Se ne vedi uno (di rapimento), la cosa più importante è chiedere a chi viene fermato "Come ti chiami?" perché altrimenti di quella persona si rischia di perdere ogni traccia. Ho visto un rapimento in un vicolo ma mi sono bloccato per un secondo e non l’ho gridato in tempo, e quell’uomo è semplicemente… sparito.

Chissà se fra ottant’anni by Filippo Venturi

Immagine è tratta dal mio lavoro "Broken Mirror", realizzato con l'intelligenza artificiale

Chissà se fra ottant’anni, quando avranno ricostruito dalla macerie, si ricorderanno che i fascisti vanno esclusi dal sistema democratico perché, quando arrivano al potere, lo smantellano. O forse siamo condannati ad un loop eterno.

Trump, poi, non ha mai nascosto nulla. Aveva dato ampi segnali inequivocabili di fascismo (vedi l'assalto al Campidoglio del 2021, la sistematica delegittimazione del voto con le accuse di brogli, ecc). E oggi Trump ha dato il via libera a tutti i potenti di invadere e sopraffare.

Diverse Costituzioni nate dalle rovine del fascismo e del nazismo avevano fissato questo principio in modo chiaro, ma lo abbiamo ignorato perché volevamo che il sistema democratico desse a chiunque la possibilità di partecipare, anche a coloro che era chiaro lo avrebbero sfruttato solo fino a quando gli sarebbe tornato utile.

Adesso il giro della giostra è iniziato e, come sempre, saremo costretti a percorrerlo fino in fondo.
Sopraffazioni normalizzate, discriminazioni plateali, omicidi giustificati e tutto il resto del kit previsto da chi governa con violenza e orrore. E c'è la fila per arruolarsi fra le fila del dittatore di turno.

Software denudatori, quando l’IA riscrive i corpi by Filippo Venturi

SOFTWARE DENUDATORI
Quando l’IA riscrive i corpi

Grok, l’intelligenza artificiale di Elon Musk, interpellabile sul social network X (ex Twitter), consente da qualche tempo di modificare in pochi secondi le fotografie condivise da altri utenti, pubblicando direttamente il risultato sulla piattaforma.

Così può capitare che una ragazza condivida una propria fotografia e gli utenti, nei commenti, chiedano a Grok di mostrarla in bikini, di farla diventare un uomo, di mostrarne il viso che nella foto originale era celato (il viso generato, presumibilmente, è inventato e non quello reale; ma non sarebbe difficile istruire una IA a cercare altre foto nel profilo di quella ragazza per risalire al viso e inserirlo nell'immagine generata) e così via.

Se è facilmente intuibile quali possano essere le conseguenze negative di questa nuova possibilità, non è ben chiaro quali siano quelle positive. Prima o poi ci scapperà qualche post divertente, e poi? Tutti gli altri deepfake che effetto avranno?

Ufficialmente Grok è stato limitato dai suoi sviluppatori in modo che non possa generare deepfake pornografici; eppure è già capitato che abbia generato immagini pornografiche con ragazze minorenni. Sulla questione è intervenuto anche il governo indiano, che ha chiesto a Musk di porre rimedio (link 1).

Operazioni di denudazioni femminili sono possibili anche con le IA generative di Google e ChatGPT (link 2).

Ovviamente il fenomeno dei deepfake esisteva anche prima, ma richiedeva competenze non comuni. Rendere questa attività alla portata di chiunque sappia scrivere un commento cambia le cose. Forse l'unico pregio (molto relativo, non risolutivo e forse utopistico) è che impareremo a prestare più attenzione a quello che condividiamo online.

Nonostante polemiche e indagini, e le promesse di porvi rimedio, Grok viene usato per produrre in modo sistematico immagini di donne in bikini e in biancheria intima. I ricercatori stimano che Grok sia diventato il più grande creatore di immagini deepfake a sfondo sessuale (link 3).

Come se non bastasse, la domanda per questo tipo di contenuti è così elevata che esistono aziende specializzate nello sviluppo di software "denudatori" (basati su intelligenza artificiale, che prendono online foto di donne, anche minorenni, le denudano e le collocano in contesti pornografici). Due di queste aziende hanno lasciato i loro database aperti e visibili a chiunque con un minimo di conoscenze tecniche (link 4).

Questo tipo di reato è già punibile in diversi casi (in parte dipende dall’eventuale condivisione o pubblicazione, ma non solo), ma l’accessibilità e la scala con cui queste tecnologie operano rendono l’applicazione delle norme esistenti complessa e spesso inefficace. A meno che non si intervenga alla radice, sulla regolamentazione dell’uso delle intelligenze artificiali in contesti delicati come il suddetto.

La fotografia fake dell'arresto di Nicolas Maduro by Filippo Venturi

Questa fotografia (o frame da un video) che circola online mostrerebbe l'arresto di Nicolás Maduro, Presidente del Venezuela, da parte dalle forze statunitensi.

In attesa di sviluppi (verifiche ed eventuali smentite andrebbero sempre aspettate, ma oggi adottiamo un sistema di informazione e comunicazione che non tollera l'attesa) possiamo affermare che molto probabilmente non è una fotografia e nemmeno un frame estratto da un video reale, ma che si tratta di una immagine generata con intelligenza artificiale.

Proviamo a seguire i 4 passaggi che avevo suggerito ormai un anno fa, in casi analoghi (vedi il link nei commenti; sottolineo che, anche quando tutti i passaggi sembrano indicare una risposta univoca, non sempre possiamo giungere a una certezza assoluta):

1) L’affidabilità della fonte: al momento non ho trovato fonti giornalistiche affidabili che la riportino dopo le opportune verifiche e conferme.

2) L’ambiguità visiva: l'immagine riporta un timestamp anacronistico e che sembra più un tentativo di rafforzare la credibilità e attualità dell'immagine come documento. Il volto di Maduro sembra staccarsi troppo dal resto della immagine (come nitidezza e come effetto patinato). Le divise dei due militari hanno qualche anomalia, come la dicitura "DEA" ben visibile. Non è da escludere che il tutto sembri posticcio perché inscenato per produrre materiale visivo da diffondere. Personalmente però tenderei a considerarla una immagine generata.

3) Software di riconoscimento: viene rilevata la filigrana SynthID (quindi di una immagine generata con intelligenza artificiale).

4) Prove di supporto: non ho trovato foto o video o registrazioni audio di momenti immediatamente precedenti o successivi alla situazione mostrata nell'immagine.

La mia personale conclusione è quindi che si tratti di una immagine falsa di un evento reale (l'effettivo arresto di Maduro non è in discussione), che rende visibile qualcosa di cui, al momento, non ci sono prove visibili.

Ci troviamo di fronte a una dinamica che si è fatta largo nel mondo contemporaneo (occidentale, ma non solo, come dimostra il fatto che numerosi media asiatici abbiano utilizzato questa immagine come prova reale) in cui la realtà necessita di prove visive per consolidarsi come tale. A qualsiasi costo. Fino al paradosso di inventare un’immagine per confermare la realtà.

L'accettare l'uso di questo tipo di immagini, per questo scopo, fortunatamente è ancora considerato inaccettabile nel mondo dell'informazione di qualità.

Mar-a-Lago by Filippo Venturi

Tina Davis aveva 14 anni quando è stata reclutata assieme ad altre 8-9 ragazze per un party a Mar-a-Lago, e le è stato detto “vestiti sexy”. Secondo la madre Sandra Coleman, che l’ha accompagnata, tutte erano molto giovani, a momenti non avevano neanche bisogno del reggiseno.

Quando sono arrivati a Mar-a-Lago a Tina è stato subito dato un bicchiere di champagne. La madre gliel’ha tolto di mano, ma i camerieri continuavano ad offrire. Uomini di mezza età si avvicinano di continuo a Tina, e la madre rispondeva “Buongiorno, sono sua madre.”

Durante una fermata al bagno hanno incrociato Marla Maples, che aveva sposato Trump l’anno prima e che avevano già conosciuto durante il party. Coleman dice che Maples l’ha presa per mano, l’ha guardata negli occhi, e ha detto “Fai tutto il possibile per impedire che quegli uomini si avvicinino a tua figlia, mio marito soprattutto. Proteggila.”

(fonte: The New York Times)

Le dinamiche del potere tendono a ripetersi con regolarità. Uomini ricchi si rivelano consumati dal bisogno di confermare la propria supremazia attraverso il dominio sessuale su ragazze giovanissime, ancora prive di quel carattere e di quella autonomia che rendono le donne adulte meno facili da sottomettere o comunque non completamente annullabili come persone. Il potere sembra quindi desiderare vittime disarmate per compiersi nella sua interezza.

In questo scenario, c’è una figura enigmatica che regolarmente ritorna: quella della moglie che sa.

Spesso anche lei una vittima, ma da tempo non più centrale, a volte giungendo a una convivenza arida e formale, che vive nel palazzo, accanto al mostro, e ne conosce la forma reale.

Marla Maples e Veronica Lario probabilmente un tempo furono attratte dal potere, dalla ricchezza e dal carisma di un uomo e solo in un secondo momento ne hanno scoperto la componente predatoria.

La Lario parlò delle “vergini offerte al drago”, nominando ciò che tutti vedevano ma nessuno voleva riconoscere come tale. Non lo fece per distruggere il sistema (cosa che chi vive dentro il palazzo raramente sceglie di fare) ma per incrinarne il mito. La Maples cercò invece di salvare una ragazzina di 14 anni ormai giunta nella tana del mostro, ma chissà quante altre volte è rimasta in silenzio, osservando il rito compiersi.

Queste donne stanno sul confine tra complicità e resistenza, tra protezione e impotenza, forse in cerca di una redenzione, a volte tardiva e parziale, senza però compiere il passo decisivo.

Questa esitazione, con la complicità della corte intera, consente al mostro di sopravvivere a lungo.

Sicurezza e Democrazia by Filippo Venturi

La questione del riarmo europeo è un tema estremamente complesso e stratificato. Di sicuro è inadatto a essere liquidato con slogan come “UE guerrafondaia” o “Von der Leyen pazza”.

Per oltre 70 anni, una larga parte dell’Europa ha goduto di una pace senza precedenti. Dal 1945 a oggi la guerra non ha più toccato il territorio degli Stati dell’Europa occidentale, il che è un risultato straordinario se si considera la storia del continente. Questo lungo periodo di stabilità è stato possibile grazie a una combinazione di fattori. L’integrazione economica, lo sviluppo del mercato comune, la progressiva interdipendenza industriale e commerciale, ma soprattutto la scelta politica di ragionare come alleati e non più come rivali.

Un elemento strutturale è stato il ruolo degli Stati Uniti nella difesa del continente. I paesi europei hanno delegato una parte sostanziale della propria sicurezza agli USA (anche tramite la NATO), i quali hanno garantito un “ombrello di sicurezza” che ha consentito agli Stati europei di ridurre la spesa militare, investendo invece nello sviluppo economico, nel welfare state, nella sanità pubblica e nei diritti sociali.

Questo equilibrio prevedeva però anche una forma di subordinazione soft, cioè una dipendenza strategica consapevole e consensuale, in cui Washington assumeva il ruolo di alleato dominante, una sorta di fratello maggiore benevolo ma pur sempre con l'ultima parola. Una relazione che Donald Trump ha progressivamente trasformato in un rapporto più ricattatorio, simile a quello di un genitore severo e minaccioso.

Alcune dichiarazioni recenti suggeriscono che Trump e Putin condividano l'interesse a un indebolimento dell'UE. Può essere che i due stiano perseguendo questo scopo per puro senso di giustizia e per generosità? O forse è utile a entrambi una UE decaduta e frammentata in 27 paesi più deboli sotto ogni punto di vista, che dovrebbero per forza cercare riparo sotto l'ala egemonica statunitense o russa o cinese?

Il nodo politico fondamentale, oggi, è quindi comprendere se l’Unione Europea desideri davvero diventare una potenza fra le potenze, capace non solo di produrre ricchezza e norme, ma anche di garantire la propria sicurezza. Questo include inevitabilmente interrogarsi su un rafforzamento della difesa comune e, nel lungo periodo, sulla creazione di un vero e proprio esercito europeo, dotato di capacità di deterrenza credibile.

Altrimenti, l’Europa continuerà a essere l’unica grande area del mondo a difendersi con le sole buone intenzioni e con la diplomazia. Ma la realtà geopolitica attuale, con guerre alle porte dell’UE, un sistema internazionale sempre più instabile e potenze revisioniste in piena espansione, suggerisce che questo approccio non sia più sostenibile (e quando lo era, vedeva comunque il braccio armato americano sullo sfondo).

L’aspetto forse più delicato riguarda però il costo della democrazia. Mantenere società pluraliste, garantire diritti sociali e civili, sostenere sistemi sanitari pubblici funzionanti, investire in istruzione, ricerca, trasparenza e stato di diritto richiede risorse ingenti. Le dittature, al contrario, possono risparmiare tagliando tutto ciò che rende una società vivibile ma non di qualità.

L’augurio, e la sfida politica più grande, è che l’Unione Europea scelga di rafforzare la propria sicurezza senza scivolare nella logica competitiva delle autocrazie. Che non rinunci ai propri valori, ai diritti dei cittadini, ai servizi pubblici o al proprio modello sociale per stare al passo con chi basa il proprio potere sulla repressione anziché sul consenso.

[L'immagine è tratta dal mio lavoro "Broken Mirror", realizzato con l'intelligenza artificiale]

Interstizi di coscienza by Filippo Venturi

Il fatto che siano uscite le intercettazioni di Witkoff con Yuri Ushakov, dimostra che anche in una Amministrazione come quella americana, composta nei suoi vertici interamente da yes-man, qualcuno che è schifato c’è sempre.

Mi vengono in mente Fini e Alfano, che a loro tempo misero il bastone fra le ruote a Berlusconi, così come John Bolton con lo stesso Trump (al primo mandato) o Geoffrey Howe con Margaret Thatcher.

Pare che qualcuno dell'intelligence americana (vedi articolo del Guardian, “Chi ha leakato la telefonata di Witkoff?”) abbia voluto portare alla luce le porcherie di Trump e dei suoi uomini di fiducia nel portare avanti le trattative sull’Ucraina, concedendo tutto ai russi. Vedremo se queste interferenze si ripeteranno in futuro.

Non di rado, queste figure ribelli vengono emarginate e quindi è improbabile che facciano quel che facciano per un proprio tornaconto economico o politico. Evidentemente c'è un limite anche nel mangiare la m3rda.

Sembra che anche nei sistemi più verticali e asserviti, qualche individuo conservi un frammento di coscienza, al punto di spingersi a compiere un gesto di sabotaggio, che incrina l’ordine prestabilito. È come se, dentro ogni struttura di potere, sopravvivesse un interstizio in cui il senso di giustizia può ancora mettere radici.

L’intelligenza artificiale salverà il giornalismo? by Filippo Venturi

L’intelligenza artificiale salverà il giornalismo?

L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il modo in cui cerchiamo, leggiamo e produciamo notizie. Una trasformazione che potrebbe rappresentare un’opportunità, oppure infliggere un nuovo colpo al giornalismo.

Negli ultimi giorni si sta discutendo molto delle nuove funzionalità introdotte dai motori di ricerca, che sostituiscono il tradizionale elenco di link con sintesi generate dall’intelligenza artificiale. Google, leader del settore da anni, ha introdotto le cosiddette AI Overview (o riassunti automatizzati) che offrono risposte già strutturate e spesso sufficientemente complete da ridurre drasticamente la necessità per l’utente di visitare le fonti originali (i siti web da cui l’IA ha preso le informazioni). Di conseguenza, molti di questi siti web stanno registrando un significativo calo di traffico organico, sollevando preoccupazioni sul futuro dell’ecosistema dell’informazione online e sulla redistribuzione del valore tra piattaforme e produttori di contenuti.

Mi è capitato di leggere diversi articoli, qualcuno anche molto ottimista, che ipotizza che l’IA stia offrendo una grande opportunità nel settore delle news. Io ci andrei più cauto.

Uno dei punti a favore sarebbe che i siti web non dovrebbero più pensare all’ottimizzazione della SEO (Search Engine Optimization), che li spingeva a scrivere titoli e contenuti privilegiando certe parole chiave che ne aumentavano la visibilità sui motori di ricerca, a discapito dell’autorevolezza e della credibilità che, invece, diventerebbero prioritari in questo nuovo funzionamento di Google e affini.

In realtà non ci sono prove che supportino questa teoria ma, anche prendendola per buona, così come nel tempo sono cambiati gli algoritmi dei motori di ricerca, possono cambiare i criteri e le priorità assegnati alle intelligenze artificiali. E questo in base alla volontà di multinazionali americane o cinesi (i paesi che più stanno investendo nel settore), il cui fine può divergere da quello di un servizio pubblico trasparente e onesto (vedi Grok e Grokipedia di Elon Musk, fortemente personalizzate dal loro creatore a discapito dell’affidabilità nel fornire informazioni).

Facendo un passo indietro, inoltre, mi sembra che il problema di questi tempi dei titoli usati da diversi giornali e riviste non sia tanto la banalizzazione dovuta alla SEO ma il clickbaiting, cioè la scelta di titoli ambigui che possono provocare reazioni più forti in parte dei lettori, a cui però non corrispondeva il contenuto effettivo dell’articolo. In certi casi questi titoli corrispondono a vera e propria disinformazione.

C’è poi un elefante nella stanza che alcuni si ostinano a fingere di non vedere. Questi motori di ricerca stanno usando i contenuti prodotti da giornali, riviste e altri media senza un riconoscimento economico per le fonti. Se prima Google aveva creato un sistema in cui riconosceva i click ottenuti dal tuo sito, oggi che questi click vengono meno non è prevista alcuna monetizzazione, specie se l’utente si limita a consultare la risposta generata dall’IA.

Quei giornali che invece si sostengono con gli abbonamenti online funzionano proprio perché i loro contenuti (in teoria di qualità superiore) non sono accessibili a chiunque. Per logica, questi contenuti di alto livello non saranno a disposizione delle IA (a meno di accordi specifici) e quindi già qui potrebbe scricchiolare il discorso iniziale del premiare la qualità. Inoltre i giornali gratuiti, perdendo i click e quindi gli introiti che ne conseguivano, saranno più difficilmente sostenibili. Il rapido crollo dei click sui siti indicizzati da Google sta già avvenendo e si possono trovare diversi articoli sul tema (ad esempio “Google users are less likely to click on links when an AI summary appears in the results” del Pew Research Center).

I software generativi, e quindi anche i nuovi motori di ricerca, in linea teorica, hanno un grande bisogno di fonti e contenuti di alta qualità, ma i giornali più importanti al mondo si sostengono con gli abbonamenti e non hanno interesse a perdere i lettori fidelizzati per diventare fornitori di informazioni di motori di ricerca basati su IA, che non portano traffico nel sito, perdendo così anche la possibilità che gli utenti siano attirati a leggere altri tuoi articoli, soffermandosi nel sito, magari clickando pubblicità e così via. Inoltre, se questi giornali decidessero di stringere accordi per diventare fornitori di contenuti informativi per le intelligenze artificiali, perché un abbonato dovrebbe continuare a pagare invece di consultare quei contenuti gratuitamente?

In altre parole, il sistema che alimentava il giornalismo online, basato sulla visibilità, la pubblicità e/o gli abbonamenti, si sta sgretolando, e non è ancora chiaro quale modello economico possa sostituirlo.

A questo punto il nodo cruciale diventa la definizione delle regole del gioco (la trasparenza del funzionamento, l’attribuzione obbligatoria delle fonti giornalistiche nelle risposte dell’IA, i meccanismi di revenue sharing, la trasparenza sui dati e le fonti con cui viene addestrata l’IA, la responsabilità per gli errori fattuali, la protezione della diversità, ecc) ma, considerando lo sbilanciamento delle forze coinvolte, sarebbe necessario un intervento collettivo, comprendendo anche i governi dei vari paesi, per sciogliere il nodo della proprietà delle informazioni e di come queste vanno remunerate dalle piattaforme di IA che le sfruttano.

Questo però rischia di diventare un desiderio irrealizzabile. Chi potrà alzare la voce con colossi tech che godono dell’appoggio dei leader di USA e Cina e che possono dettare le regole in un mondo in competizione che, per ora, non ha interesse a limitare lo sviluppo e il funzionamento dell’IA per non perdere la corsa internazionale che si sta svolgendo. Un intervento del genere sembra, allo stato attuale, fuori portata.

Nei prossimi mesi le visite ai siti e gli introiti di chi produce contenuti online continueranno a diminuire e questi potrebbero non sopravvivere abbastanza a lungo per vedere compiersi una lunga, complessa e non scontata trattativa dignitosa con le Big Tech.

Se poi le Big Tech decidessero di stringere accordi economici soltanto con alcuni produttori di notizie, cosa ne sarà della pluralità e delle piccole realtà?

Un esempio emblematico di questa dinamica è rappresentato dagli accordi di licenza stipulati tra OpenAI e il gruppo tedesco Axel Springer (editore di Politico, Bild e Die Welt) annunciati alla fine del 2023. Si tratta di uno dei primi esperimenti concreti di revenue sharing tra un colosso dell’intelligenza artificiale e un grande gruppo editoriale. In pratica OpenAI può utilizzare i contenuti giornalistici di Springer per addestrare e alimentare i propri modelli linguistici, citandone le fonti e riconoscendo un compenso economico.

Questo, tuttavia, non sembra essere un modello facilmente replicabile. Al contrario, accentua la disuguaglianza strutturale nel panorama dell’informazione perché solo pochi grandi editori, con una forza contrattuale sufficiente e un portafoglio di testate di rilevanza internazionale, possono negoziare intese dirette con le piattaforme di IA. Le realtà minori come i quotidiani locali, le riviste indipendenti, i blog d’inchiesta, le piccole testate culturali, ecc rischiano di restare invece escluse da qualunque forma di remunerazione, pur contribuendo in modo significativo al pluralismo informativo e alla qualità del dibattito pubblico.

La soluzione non è evitare il cambiamento, ma evitare che questo avvenga quando in campo ci sono forze palesemente asimmetriche, con quelle più forti che possono deformare il funzionamento del mondo dell'informazione.

Per salvare il giornalismo occorre prima salvare le condizioni che permettono al giornalismo di esistere. Fra queste vi è la giusta retribuzione per chi produce conoscenza.

[l’immagine di apertura proviene dal mio progetto Broken Mirror, realizzato con l’intelligenza artificiale]

La verità secondo Grok by Filippo Venturi

(english below)

"L'obiettivo di Grok e Grokipedia è la verità, tutta la verità e nient'altro che la verità. Non saremo mai perfetti, ma ci impegneremo comunque per raggiungere questo obiettivo." — Elon Musk, 28/10/2025

Quello nell’immagine è il confronto del primo paragrafo di Wikipedia e di Grokipedia su George Floyd.
Notate qualcosa?

Wikipedia (che con tutti i suoi difetti è ancora uno dei prodotti migliori partoriti dal web) adotta un linguaggio neutro e documentato, concentrandosi sul fatto centrale, cioè l’uccisione di un afroamericano da parte di un agente di polizia e sulle conseguenze sociali e politiche dell’evento, come proteste, slogan, riflessioni collettive.

Grokipedia invece cambia la prospettiva. Apre enfatizzando presunti precedenti penali di Floyd, costruendo implicitamente una narrazione giustificazionista e denigratoria, riduce drasticamente il contesto di brutalità poliziesca e discriminazione razziale.

Questo confronto ci ricorda che la verità non è mai un territorio neutro, ma un campo di forze in continua contesa. Capire come un’informazione prende forma è oggi più importante che crederle acriticamente, così come è importante scegliere le fonti giuste. Solo così possiamo restare consapevoli in un mondo dove anche i fatti vengono progettati.

Sotto la traduzione in italiano dei testi di Wikipedia e Grokipedia:

Wikipedia / George Floyd
George Perry Floyd Jr. (14 ottobre 1973 – 25 maggio 2020) era un afroamericano ucciso da un agente di polizia bianco a Minneapolis, Minnesota, durante un arresto avvenuto dopo che un commesso sospettò che Floyd avesse usato una banconota contraffatta da venti dollari, il 25 maggio 2020. Derek Chauvin, uno dei quattro agenti di polizia giunti sul posto, si inginocchiò sul collo e sulla schiena di Floyd per oltre nove minuti, causandone la morte per asfissia. Dopo il suo omicidio, una serie di proteste contro la brutalità della polizia, specialmente verso le persone nere, si diffuse rapidamente in tutto il mondo e negli Stati Uniti. Le sue ultime parole, “Non posso respirare”, divennero uno slogan di battaglia.

Grokipedia / George Floyd
George Perry Floyd Jr. (14 ottobre 1973 – 25 maggio 2020) era un americano con un lungo record criminale, comprese condanne per rapina a mano armata, possesso di droga e furto in Texas dal 1997 al 2007. Il 25 maggio 2020, Floyd fu arrestato a Minneapolis, Minnesota, dopo che un commesso di un negozio riferì che aveva usato una banconota contraffatta da 20 dollari per acquistare sigarette. Durante l’arresto, che coinvolse la resistenza di Floyd, il quale ripeté più volte di non riuscire a respirare anche prima di essere messo a terra, l’agente Derek Chauvin si inginocchiò sul collo di Floyd per 9 minuti e 29 secondi, finché Floyd non divenne incosciente.


"The goal of Grok and Grokipedia.com is the truth, the whole truth and nothing but the truth. We will never be perfect, but we shall nonetheless strive towards that goal." — Elon Musk, October 28, 2025.

The image shows a comparison between the first paragraph of Wikipedia and Grokipedia about George Floyd. Notice anything?

Wikipedia (which, for all its flaws, is still one of the best things ever produced by the web) uses neutral, well-documented language, focusing on the central fact — the killing of an African American man by a police officer — and on the social and political consequences of the event, such as protests, slogans, and collective reflection.

Grokipedia, on the other hand, shifts the perspective. It opens by emphasizing Floyd’s alleged criminal record, implicitly building a narrative that is both justificatory and disparaging, while drastically reducing the broader context of police brutality and racial discrimination.

Ha provato a riavviare? by Filippo Venturi

𝗛𝗮 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗮𝘁𝗼 𝗮 𝗿𝗶𝗮𝘃𝘃𝗶𝗮𝗿𝗲?

Ogni volta che Donald Trump entra in contatto con Vladimir Putin, sembra che quest'ultimo riesca magicamente a resettargli il cervello, riportandolo alle impostazioni di fabbrica, cioè con stima e reverenza verso il leader russo.

Basta una telefonata e i toni muscolari del Presidente USA svaniscono, facendo emergere cautela nelle sanzioni ai russi, ottimismo sui colloqui, fiducia nel fatto che “Vladimir vorrà la pace”.

Sembra di vedere un innamorato che non riesce a rassegnarsi ad accettare che il partner lo manipoli, finendo col concedergli troppi perdoni e possibilità.

È sudditanza psicologica? Ammirazione? Strategia negoziale?

Sarei curioso di assistere a quegli incontri e dialoghi per capire se ci sia veramente una maestria dei russi nell'abbindolare regolarmente l'anziano americano. E sono anche curioso di vedere se e come cambierà il discorso dei rifornimenti di missili Tomahawk e dell'appoggio in generale a Kiev.