Stati Uniti d'America

A proposito di ICE by Filippo Venturi

Qualche testimonianza a proposito di ICE (l’agenzia federale che si occupa del controllo dell’immigrazione e delle frontiere degli Stati Uniti, ma che dall’arrivo di Trump è progressivamente diventata una milizia che opera al di sopra della legge, tra violenze e abusi di potere):

Mi hanno chiesto esplicitamente se sapessi dove vivevano le famiglie della comunità Hmong (un gruppo etnico asiatico), nel mio quartiere. Ho risposto che non lo sapevo. Allora mi hanno chiesto "E le famiglie asiatiche?". Ero un po’ scossa e piuttosto scioccata da ciò che mi era stato chiesto di fare.

Ho visto diversi rapimenti da vicino. Ciò che stanno facendo consiste nel girare in convogli militari finché non vedono qualcuno che è solo e non è di carnagione bianca, per poi scendere in massa dal veicolo e trascinare quella persona dentro il furgone, sgommando via, il tutto in una novantina di secondi circa.

Quelli di ICE non sanno chi stanno fermando perché non fanno domande e prendono passanti scelti a caso. Quando lo vedi, è letteralmente indistinguibile da un rapimento, se non per il fatto che sono così tanti e che sono armati e corazzati molto più di un qualsiasi rapitore.

Se ne vedi uno (di rapimento), la cosa più importante è chiedere a chi viene fermato "Come ti chiami?" perché altrimenti di quella persona si rischia di perdere ogni traccia. Ho visto un rapimento in un vicolo ma mi sono bloccato per un secondo e non l’ho gridato in tempo, e quell’uomo è semplicemente… sparito.

La fotografia fake dell'arresto di Nicolas Maduro by Filippo Venturi

Questa fotografia (o frame da un video) che circola online mostrerebbe l'arresto di Nicolás Maduro, Presidente del Venezuela, da parte dalle forze statunitensi.

In attesa di sviluppi (verifiche ed eventuali smentite andrebbero sempre aspettate, ma oggi adottiamo un sistema di informazione e comunicazione che non tollera l'attesa) possiamo affermare che molto probabilmente non è una fotografia e nemmeno un frame estratto da un video reale, ma che si tratta di una immagine generata con intelligenza artificiale.

Proviamo a seguire i 4 passaggi che avevo suggerito ormai un anno fa, in casi analoghi (vedi il link nei commenti; sottolineo che, anche quando tutti i passaggi sembrano indicare una risposta univoca, non sempre possiamo giungere a una certezza assoluta):

1) L’affidabilità della fonte: al momento non ho trovato fonti giornalistiche affidabili che la riportino dopo le opportune verifiche e conferme.

2) L’ambiguità visiva: l'immagine riporta un timestamp anacronistico e che sembra più un tentativo di rafforzare la credibilità e attualità dell'immagine come documento. Il volto di Maduro sembra staccarsi troppo dal resto della immagine (come nitidezza e come effetto patinato). Le divise dei due militari hanno qualche anomalia, come la dicitura "DEA" ben visibile. Non è da escludere che il tutto sembri posticcio perché inscenato per produrre materiale visivo da diffondere. Personalmente però tenderei a considerarla una immagine generata.

3) Software di riconoscimento: viene rilevata la filigrana SynthID (quindi di una immagine generata con intelligenza artificiale).

4) Prove di supporto: non ho trovato foto o video o registrazioni audio di momenti immediatamente precedenti o successivi alla situazione mostrata nell'immagine.

La mia personale conclusione è quindi che si tratti di una immagine falsa di un evento reale (l'effettivo arresto di Maduro non è in discussione), che rende visibile qualcosa di cui, al momento, non ci sono prove visibili.

Ci troviamo di fronte a una dinamica che si è fatta largo nel mondo contemporaneo (occidentale, ma non solo, come dimostra il fatto che numerosi media asiatici abbiano utilizzato questa immagine come prova reale) in cui la realtà necessita di prove visive per consolidarsi come tale. A qualsiasi costo. Fino al paradosso di inventare un’immagine per confermare la realtà.

L'accettare l'uso di questo tipo di immagini, per questo scopo, fortunatamente è ancora considerato inaccettabile nel mondo dell'informazione di qualità.

Mar-a-Lago by Filippo Venturi

Tina Davis aveva 14 anni quando è stata reclutata assieme ad altre 8-9 ragazze per un party a Mar-a-Lago, e le è stato detto “vestiti sexy”. Secondo la madre Sandra Coleman, che l’ha accompagnata, tutte erano molto giovani, a momenti non avevano neanche bisogno del reggiseno.

Quando sono arrivati a Mar-a-Lago a Tina è stato subito dato un bicchiere di champagne. La madre gliel’ha tolto di mano, ma i camerieri continuavano ad offrire. Uomini di mezza età si avvicinano di continuo a Tina, e la madre rispondeva “Buongiorno, sono sua madre.”

Durante una fermata al bagno hanno incrociato Marla Maples, che aveva sposato Trump l’anno prima e che avevano già conosciuto durante il party. Coleman dice che Maples l’ha presa per mano, l’ha guardata negli occhi, e ha detto “Fai tutto il possibile per impedire che quegli uomini si avvicinino a tua figlia, mio marito soprattutto. Proteggila.”

(fonte: The New York Times)

Le dinamiche del potere tendono a ripetersi con regolarità. Uomini ricchi si rivelano consumati dal bisogno di confermare la propria supremazia attraverso il dominio sessuale su ragazze giovanissime, ancora prive di quel carattere e di quella autonomia che rendono le donne adulte meno facili da sottomettere o comunque non completamente annullabili come persone. Il potere sembra quindi desiderare vittime disarmate per compiersi nella sua interezza.

In questo scenario, c’è una figura enigmatica che regolarmente ritorna: quella della moglie che sa.

Spesso anche lei una vittima, ma da tempo non più centrale, a volte giungendo a una convivenza arida e formale, che vive nel palazzo, accanto al mostro, e ne conosce la forma reale.

Marla Maples e Veronica Lario probabilmente un tempo furono attratte dal potere, dalla ricchezza e dal carisma di un uomo e solo in un secondo momento ne hanno scoperto la componente predatoria.

La Lario parlò delle “vergini offerte al drago”, nominando ciò che tutti vedevano ma nessuno voleva riconoscere come tale. Non lo fece per distruggere il sistema (cosa che chi vive dentro il palazzo raramente sceglie di fare) ma per incrinarne il mito. La Maples cercò invece di salvare una ragazzina di 14 anni ormai giunta nella tana del mostro, ma chissà quante altre volte è rimasta in silenzio, osservando il rito compiersi.

Queste donne stanno sul confine tra complicità e resistenza, tra protezione e impotenza, forse in cerca di una redenzione, a volte tardiva e parziale, senza però compiere il passo decisivo.

Questa esitazione, con la complicità della corte intera, consente al mostro di sopravvivere a lungo.

Messa al bando dagli Stati Uniti di Trump by Filippo Venturi

CV-ready wording:
"In 2025, his sustained sharing of opinions and content on social media over the previous five years results in his being banned from entry into the United States during the Trump administration."

Dicitura pronta da inserire nel CV:
"Nel 2025 la sua condivisione di opinioni e contenuti nei social, avvenuta regolarmente negli ultimi 5 anni, gli conferisce la messa al bando dagli Stati Uniti di Donald Trump."

Per capire il contesto:
Viaggi negli Usa, che cosa cambia con il controllo dei social degli ultimi 5 anni
Gli Stati Uniti vogliono rendere obbligatoria la dichiarazione di cinque anni di attività sui social media per ottenere l’Esta e viaggiare senza visto.

Interstizi di coscienza by Filippo Venturi

Il fatto che siano uscite le intercettazioni di Witkoff con Yuri Ushakov, dimostra che anche in una Amministrazione come quella americana, composta nei suoi vertici interamente da yes-man, qualcuno che è schifato c’è sempre.

Mi vengono in mente Fini e Alfano, che a loro tempo misero il bastone fra le ruote a Berlusconi, così come John Bolton con lo stesso Trump (al primo mandato) o Geoffrey Howe con Margaret Thatcher.

Pare che qualcuno dell'intelligence americana (vedi articolo del Guardian, “Chi ha leakato la telefonata di Witkoff?”) abbia voluto portare alla luce le porcherie di Trump e dei suoi uomini di fiducia nel portare avanti le trattative sull’Ucraina, concedendo tutto ai russi. Vedremo se queste interferenze si ripeteranno in futuro.

Non di rado, queste figure ribelli vengono emarginate e quindi è improbabile che facciano quel che facciano per un proprio tornaconto economico o politico. Evidentemente c'è un limite anche nel mangiare la m3rda.

Sembra che anche nei sistemi più verticali e asserviti, qualche individuo conservi un frammento di coscienza, al punto di spingersi a compiere un gesto di sabotaggio, che incrina l’ordine prestabilito. È come se, dentro ogni struttura di potere, sopravvivesse un interstizio in cui il senso di giustizia può ancora mettere radici.

Tutti gli algoritmi del Presidente by Filippo Venturi

[English below]

Il Senato degli Stati Uniti ha approvato l'1 Luglio 2025 il "One Big Beautiful Bill Act" (OBBBA), cioè la riforma di bilancio voluta da Donald Trump, che prevede miliardi di dollari in investimenti federali destinati all’intelligenza artificiale, alla sicurezza informatica e ai droni.

La riforma è stata approvata senza una parte che era molto preoccupante: una moratoria di 10 anni che avrebbe impedito agli Stati americani l'introduzione di leggi per regolamentare l’uso dell’intelligenza artificiale. La Regolamentazione sarebbe stata possibile solo a livello federale (in pratica, solo a discrezione di Trump). Il Senato l'ha bocciata con 99 voti contrari e 1 solo a favore.

Una moratoria di questo tipo avrebbe garantito ampia libertà d'azione alle Big Tech (come Google, Meta, Amazon, ecc), sollevandole da responsabilità legali a livello statale e rendendo inapplicabili per un decennio molte tutele e protezioni oggi garantite ai cittadini. Leggi come quelle sulla discriminazione algoritmica — come quelle che vietano trattamenti differenziali basati su razza, genere o reddito nei sistemi automatici — non sarebbero state applicabili dagli Stati. Normative statali già esistenti o in discussione — come quelle approvate in California e Colorado in materia di privacy dei consumatori — sarebbero state sospese o rese inefficaci. Gli Stati non avrebbero potuto contrastare attraverso proprie leggi fenomeni critici legati all’uso dell’intelligenza artificiale, come la generazione di deepfake, la profilazione razziale, i bias nei sistemi di selezione del personale o di concessione di prestiti.

I pesi e contrappesi del sistema statunitense appaiono deboli di fronte alla svolta autoritaria impressa da Trump. Congresso e Corte Suprema, nella maggior parte dei casi, non rappresentano un ostacolo significativo, limitandosi spesso a un ruolo passivo o addirittura complice. In questo contesto, l’autonomia legislativa degli Stati appare come un contrappeso vitale, forse l’ultimo baluardo contro una deriva autoritaria che rischia di compromettere la democrazia statunitense.

Ci saranno altri tentativi per dare libertà operativa alle Big Tech, a discapito dei cittadini (americani e non solo).

[Immagine tratta al mio progetto "Broken Mirror"]


On 1 July 2025, the US Senate passed the “One Big Beautiful Bill Act” (OBBBA), the budget reform wanted by Donald Trump, which provides for billions of dollars in federal investments in artificial intelligence, cybersecurity and drones.

The reform was passed without one part that was very worrying: a 10-year moratorium that would have prevented US states from introducing laws to regulate the use of artificial intelligence. Regulation would only have been possible at the federal level (in practice, only at Trump's discretion). The Senate rejected it with 99 votes against and only 1 in favour.

Such a moratorium would have granted wide latitude to Big Tech (such as Google, Meta, Amazon, etc.), relieving them of legal responsibilities at the state level and making many of the protections and safeguards guaranteed to citizens today inapplicable for a decade. Algorithmic discrimination laws - such as those prohibiting differential treatment based on race, gender or income in automated systems - would not have been enforceable by states. State regulations already in existence or under discussion - such as those passed in California and Colorado regarding consumer privacy - would have been suspended or rendered ineffective. States would not have been able to counter through their own laws critical phenomena related to the use of artificial intelligence, such as the generation of deepfakes, racial profiling, and bias in personnel selection or lending systems.

The checks and balances of the US system appear weak in the face of Trump's authoritarian turn.
Congress and the Supreme Court, in most cases, do not represent a significant obstacle, often limiting themselves to a passive or even complicit role. In this context, the legislative autonomy of the states appears as a vital counterweight, perhaps the last bastion against an authoritarian drift that threatens to undermine US democracy.

There will be other attempts to give operational freedom to Big Tech, to the detriment of citizens (American and others).

[Image from my “Broken Mirror” project]