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Sheep in the Box. Il sogno di sottrarre qualcuno alla morte by Filippo Venturi

Ieri ho visto “Sheep in the Box”, il nuovo film di Hirokazu Kore-eda, regista giapponese che apprezzo soprattutto per la sensibilità con cui riesce a raccontare i rapporti familiari.

Pochi giorni fa avevo scritto di un altro suo film, “Father & Son”, soffermandomi in particolare su una scena in cui la fotografia assumeva un ruolo decisivo (per chi è curioso, qui il link).

In quel film due famiglie scoprono, sei anni dopo la nascita dei rispettivi figli, che i bambini sono stati scambiati alla nascita in ospedale. Devono quindi decidere se continuare a vivere con il figlio che hanno cresciuto oppure ricongiungersi con quello biologico. Kore-eda pone una domanda solo apparentemente semplice. Cosa rende qualcuno nostro figlio? Il sangue? La somiglianza? Il tempo trascorso insieme? I ricordi? L'affetto?

Con “Sheep in the Box”, il regista sembra riprendere quella domanda, spostandola in un futuro prossimo e introducendo un elemento nuovo: l'intelligenza artificiale. I coniugi Kōmoto hanno perso il loro figlio Kakeru, di sette anni. Due anni dopo ricevono una proposta da REbirth, un'azienda che offre loro un androide basato sull'intelligenza artificiale, realizzato con le sembianze e la voce del bambino scomparso. La coppia accetta.

In “Father & Son” il regista mostrava che la biologia, da sola, non è sufficiente a definire un figlio. In “Sheep in the Box” sembra suggerire che nemmeno la perfetta riproduzione dell'aspetto e della voce di una persona può essere sufficiente a restituircela.

Una persona non coincide né con il proprio patrimonio genetico né con la propria apparenza, ma è anche (e forse soprattutto) la storia delle relazioni che ha costruito con gli altri.

Nel 2023 ho realizzato “He Looks Like You”, un progetto nel quale ho unito fotografie autentiche e immagini generate con l’IA per rappresentare l’incontro fra mio padre Giorgio e mio figlio Ulisse. Si trattava di false fotografie di famiglia, dato che mio padre è morto cinque anni prima della nascita di mio figlio e quindi i due non si sono mai potuti conoscere. Erano immagini create nel tentativo, attraverso arte e tecnologia, di trovare una forma di consolazione e di accedere a luoghi che nella realtà erano e resteranno irraggiungibili.

Guardando “Sheep in the Box” ho inevitabilmente ripensato a quel lavoro. Kore-eda porta l'esperimento ancora un passo più avanti, immaginando una situazione nella quale la persona scomparsa può tornare presente, occupare nuovamente uno spazio nella casa, abbracciarci e creare nuove esperienze.

Una simulazione può produrre emozioni autentiche senza che ciò che rappresenta sia autentico. Così come le fotografie di “He Looks Like You” sono false, ma non è necessariamente falso quello che provocano in chi le guarda, a partire da me.

Allo stesso modo il Kakeru artificiale non è il bambino morto, ma gli affetti, le paure, la tenerezza o il dolore che genera nei suoi genitori sono reali. Naturalmente i genitori sono al corrente della differenza, ma questa consapevolezza tende rapidamente a sfumare mentre vivono (o rivivono) determinati sentimenti.

Il titolo del film offre una chiave per capirlo. “Sheep in the Box rimanda infatti a “Il Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupéry. Quando il Piccolo Principe chiede al pilota di disegnargli una pecora e continua a non essere soddisfatto dei suoi tentativi, il pilota finisce per disegnare semplicemente una scatola, dicendogli che la pecora che desidera si trova al suo interno. E questa operazione viene compiuta dai genitori con l’androide. Sono loro a vederci il figlio dentro.

Quando chiediamo a un software di costruire l'immagine di qualcosa che non è mai accaduto (due familiari che non si sono mai incontrati, un evento mai avvenuto, ecc.) quell'immagine non contiene realmente quel passato. Siamo noi a riempirla.

 “Sheep in the Box” non mi ha però soddisfatto completamente. Il film mette molta carne al fuoco: il lutto, l'identità, la memoria, la famiglia, la sostituibilità delle persone, il rapporto fra uomini e macchine, l'autonomia delle intelligenze artificiali, il confine fra imitazione ed esperienza. Molti di questi elementi non vengono però approfonditi o sviluppati in modo esauriente, almeno per me.

La delicatezza di Kore-eda rimane invece intatta. La tecnologia non viene rappresentata come una minaccia che conquisterà il mondo, né il film sembra particolarmente interessato a stabilire se l'intelligenza artificiale sia buona o cattiva. Kore-eda continua a fare quello che ha sempre fatto nel suo cinema. Osservare una famiglia.

Terminata la proiezione, ne ho discusso a lungo e in modo molto coinvolgente con gli amici con cui ero andato al cinema. Poi ho continuato a pensarci, ho fatto alcune ricerche online e inevitabilmente ho collegato il film ad altre esperienze e riflessioni personali. Ci sono film che terminano insieme ai titoli di coda. In questo caso qualcosa ha continuato a ronzarmi dentro anche dopo.

Migranti di Ceuta e intelligenza artificiale by Filippo Venturi

Una fotografia senza contesto, una notizia contraddittoria e il sospetto di un'immagine generata dall'IA

In questi giorni in cui sono in ferie, avevo notato un’immagine un po’ sospetta e mi sarei aspettato nei giorni successivi di leggere qualche verifica di fact-checker “noti”, ma non è accaduto.

Il 7 agosto il quotidiano Secolo d’Italia pubblica il seguente articolo:
Schengen, 15 irregolari provenienti dalla Spagna respinti negli aeroporti italiani: i fatti danno ragione al governo”, pubblicando a corredo quella che sembra una immagine d’archivio, con due poliziotti che svolgono dei controlli e la didascalia ”Foto: Ansa / Telenews (1 agosto 2026)”.

La fotografia non presenta particolari anomalie o curiosità, ma l’articolo al suo interno sembra contraddire il titolo perché dice “A riferire questo primo risultato è stata La Verità, facendo riferimento a fermi avvenuti in cinque diversi aeroporti: Linate, Malpensa, Bologna, Torino e Orio al Serio“. Non sono riuscito a reperire l'articolo originale de La Verità, quindi non posso verificare direttamente il contesto e la formulazione della notizia, ma l’aspetto più importante è che si tratta di fermi avvenuti in 5 aeroporti diversi, cosa che sarà importante in seguito.

In seguito l’articolo dice “Si tratta di extracomunitari privi di un permesso per circolare nel territorio italiano. Non è stato ancora possibile stabilire se fra questi 15 stranieri irregolari ci fossero anche immigrati passati dall’enclave spagnola in Africa“, il che fa dubitare sulla correttezza del titolo.

La notizia è stata condivisa su Facebook dalla pagina ufficiale di Fratelli d’Italia, utilizzando una immagine che mostra 13 migranti fermati da 4 poliziotti.

L’immagine presenta alcune anomalie:
1) L’immagine è priva di didascalia o comunque di un testo che la contestualizzi.
2) La scritta Polizia sulla schiena del poliziotto al centro sembra deformata, così come la scritta subito sotto, ricordando alcuni difetti tipici delle immagini generate con intelligenza artificiale (IA).
3) Anche l'abbigliamento dei presenti appare, a prima vista, poco compatibile con le temperature del periodo; si tratta tuttavia di un elemento secondario, così come altri dettagli presenti.
4) Se i 15 respingimenti sono avvenuti in cinque aeroporti diversi, non è però possibile stabilire che le 13 persone mostrate nell’immagine corrispondano a una parte di quei 15 casi. In assenza di una didascalia o di una fonte che identifichi l'immagine, il collegamento con la notizia rimane quindi non dimostrato.

Ci sono quindi vari livelli in cui questa notizia presenta delle criticità:
1) La notizia non dimostra che i 15 respinti provenissero da Ceuta — Prendendo per buona la notizia dei 15 fermi, è il quotidiano stesso a dire che non è stato possibile verificare quanti di questi 15 migranti provenissero da Ceuta. Appare un po’ affrettato quindi riconoscere dei meriti al governo circa la temporanea sospensione della libera circolazione Schengen nei collegamenti con la Spagna, senza dati verificati.
2) L’immagine non è contestualizzata e non viene fornita una fonte — L’immagine usata su Facebook da Fratelli d’Italia (e che non ho trovato altrove, se non dagli utenti che l’hanno condivisa partendo dal post Facebook) solleva qualche dubbio: prima di tutto non è presentata con una didascalia o descrizione, ma è semplicemente accostata alla notizia dei 15 fermi, lasciando quindi pensare che sia relativa a quell’evento. Il problema però è che presenta alcune anomalie tipiche dell’IA, come la scritta POLIZIA deformata e il testo subito sotto.
3) L'ipotesi IA — A parere personale, potrebbe essere una fotografia scelta da un altro contesto oppure, più probabilmente, l’ennesimo caso di immagine generata utilizzata a scopo illustrativo di un evento realmente accaduto (i 15 fermi, ma la notizia stessa si contraddice fra titolo e articolo, non rendendo possibile trarre conclusioni sicure), ma scelta o costruita in modo da risultare più efficace sul piano comunicativo e più persuasiva nei confronti del pubblico. Una immagine fotografica apocrifa (di cui avevo già parlato qui).

Immagine condivisa sulla pagina Facebook di Fratelli d’Italia, che riprende la notizia del quotidiano Secolo d’Italia

Pagina del quotidiano Secolo d’Italia, che usa una fotografia Ansa a corredo dell’articolo.

Immagini fotografiche apocrife by Filippo Venturi

Immagine generata con intelligenza artificiale e diventata virale sui social nell’estate del 2026. Raffigura un agente marocchino nell’atto di lanciare una grossa pietra contro un uomo indicato in alcune pubblicazioni come un migrante di ritorno da Ceuta. Secondo i controlli di Verificat, l’immagine sintetica ricostruisce una scena molto simile a quella documentata da un video ripreso da lontano a Fnideq, sul lato marocchino del confine con Ceuta. La scena si inserisce nella crisi migratoria del 30 e 31 luglio, quando decine di migliaia di persone entrarono irregolarmente a Ceuta dal Marocco. Nei giorni immediatamente successivi la grande maggioranza tornò indietro: secondo la stima comunicata il 4 agosto dal ministro dell’Interno spagnolo, circa 70.000 delle 72.000 persone entrate avevano già fatto ritorno in Marocco.

Questa immagine di un agente di polizia che lancia una pietra contro una persona, che secondo alcune fonti sarebbe un migrante che cerca di tornare in Marocco da Ceuta, è diventata virale sui social media in queste ore perché raffigura un momento terribile che diventa anche il simbolo di una questione che è ormai da anni al centro dell'attualità, cioè il fenomeno migratorio.

Fenomeno che, da una parte, viene raccontato come un’invasione, presentando il gesto dell’uomo che solleva la pietra come la reazione esasperata di chi difende un confine; dall’altra, come l’esibizione di una forza sproporzionata contro persone vulnerabili, talvolta utilizzata dai governi per alimentare la paura e distogliere l’attenzione da altri problemi.

Questa immagine, però, è stata generata con l’intelligenza artificiale, come rilevato da alcune testate e organizzazioni di fact-checking, tra cui Verificat in un articolo pubblicato da La Vanguardia. Già a un primo sguardo presentava alcuni elementi poco convincenti, ma da tempo il semplice sospetto non è più sufficiente e occorre verificare la provenienza dei contenuti e cercare riscontri attendibili.

L’episodio raffigurato sembra essere realmente avvenuto ed è documentato da un video ripreso da lontano, sul quale al momento non sono emersi elementi per dubitare della sua autenticità. L’immagine virale non è quindi una fotografia autentica né un semplice fotogramma del filmato, ma una ricostruzione generativa della scena, presumibilmente realizzata utilizzando come riferimento un fotogramma estratto dal video.

Confronto tra un fotogramma del video circolato sui social, a sinistra, e l’immagine generata con intelligenza artificiale, a destra. La ricostruzione conserva la struttura fondamentale della scena e il gesto dell’agente, ma trasforma un’immagine distante e poco definita in una rappresentazione nitida, immediatamente leggibile e visivamente più drammatica.

È proprio questa sovrapposizione tra la falsità dell’immagine e la verità dell’evento a rendere il fenomeno particolarmente insidioso. La semplice opposizione tra vero e falso diventa insufficiente a descrivere ciò che accade: ciò che vediamo non documenta il fatto, ma nemmeno lo inventa necessariamente. Ne produce invece una rappresentazione plausibile, costruita a posteriori, che può finire per sostituirsi, nella memoria collettiva, alle immagini realmente disponibili.

È quindi un tipo di immagine para-documentaria, che potremmo definire anche immagine fotografica apocrifa, che si sta imponendo, come visto nei mesi scorsi con l’intervento degli “eroi di Modena" o con il poliziotto aggredito a Torino e soccorso da un collega o ancora con l'arresto di Maduro (caso in cui l'immagine era però stata inventata completamente, senza partire da una documentazione video o di altro tipo), che racconta qualcosa di realmente avvenuto ma con un’estetica più pulita dei fotogrammi disponibili e che, in qualche modo, soddisfa maggiormente il fruitore grazie al suo essere immediatamente leggibile, al suo accentuare la componente emotiva e a essere visivamente più appagante, consentendole di diventare memorabile.

Modena, 16 maggio 2026. A sinistra, un fotogramma del video che documenta alcuni cittadini mentre immobilizzano Salim El Koudri dopo la fuga seguita all’investimento di alcuni pedoni nel centro della città. A destra, una ricostruzione della stessa scena generata con intelligenza artificiale, più nitida, ordinata e visivamente leggibile del materiale originale. Un evento realmente documentato viene così trasformato in un’immagine che sembra fotografica, ma non costituisce una testimonianza diretta di quel momento.

Torino, 31 gennaio 2026. A sinistra, alcuni fotogrammi del video che documenta il momento in cui l’agente di Polizia Lorenzo Virgulti raggiunge e protegge il collega Alessandro Calista, appena aggredito durante gli scontri avvenuti nel corso del corteo in sostegno di Askatasuna. A destra, la ricostruzione realizzata con intelligenza artificiale e successivamente diffusa anche dai canali istituzionali: la scena reale viene resa più nitida e drammatica, ma diversi elementi — dal volto dell’agente alla maschera antigas, allo scudo e allo sfondo — risultano modificati o ricostruiti.

L’aspetto forse più interessante è che l’efficacia di queste immagini può sopravvivere perfino alla scoperta della loro natura artificiale. Una volta accertato che il fatto è realmente avvenuto, lo spettatore può continuare a considerare quella rappresentazione sostanzialmente vera, anche sapendo che quel preciso istante non è mai esistito davanti a un obiettivo. La verità dell’evento finisce così per trasferire parte della propria credibilità a un’immagine che non ne costituisce una testimonianza.

Il meccanismo, naturalmente, non nasce con l’intelligenza artificiale. La fotografia e il giornalismo hanno sempre operato attraverso una selezione: tra molte immagini disponibili vengono privilegiate quelle capaci di sintetizzare meglio un evento, di renderlo immediatamente comprensibile e, spesso, di inserirsi in iconografie che il pubblico già conosce. La differenza decisiva è che, fino a poco tempo fa, bisognava trovare nella realtà l’immagine capace di incarnare quell’archetipo. Oggi è possibile produrla.

A questo si aggiunge la logica della circolazione sui social network. Un fotogramma autentico ma distante, confuso, mosso o poco spettacolare compete difficilmente con una sua ricostruzione nitida, drammatica e perfettamente leggibile. Paradossalmente, l’immagine autentica dell’evento può quindi essere sopraffatta da quella che lo rappresenta in maniera più efficace. Non perché quest’ultima racconti necessariamente un fatto diverso, ma perché elimina dalla realtà tutto ciò che è accidentale, ambiguo o visivamente poco convincente, trasformando l’evento in un’icona.

In sostanza, è un'illustrazione che si appropria dell’autorità testimoniale tradizionalmente attribuita alla fotografia.

Immagine generata con intelligenza artificiale e diffusa sui social il 3 gennaio 2026, per mostrare e confermare l’arresto di Nicolás Maduro da parte delle forze statunitensi. In questo caso l’immagine non ricostruisce un documento visivo di una scena realmente documentata, ma inventa il momento. L’autore della versione divenuta virale ha successivamente dichiarato di averla creata con l’IA e la presenza di una filigrana digitale SynthID ne ha confermato la natura sintetica.

Macchine che divorano libri by Filippo Venturi

Da mesi si parla del vizio delle principali aziende sviluppatrici di intelligenza artificiale (IA) di procurarsi milioni di libri con cui addestrare i propri modelli linguistici, per poi distruggerli una volta completata la procedura di digitalizzazione.

Nel 2024 Anthropic avviò il "Project Panama", un programma riservato che prevedeva l’acquisto di milioni di libri cartacei, la rimozione del dorso, la scansione ad alta velocità delle pagine e, infine, il riciclo di ciò che restava dei volumi. L’operazione aveva lo scopo di migliorare modelli come Claude. I libri erano infatti considerati una fonte di scrittura mediamente più strutturata e affidabile rispetto ai testi disponibili online, dove ormai proliferano anche contenuti generati dall’IA, spesso piatti, ripetitivi e inclini a riprodurre formule già esistenti.

L’addestramento delle IA sembra essere diventato una priorità tale da spingere le aziende a forzare continuamente i limiti dei diritti e delle regole esistenti. È accaduto con la privacy dei cittadini, i cui contenuti pubblicati sui social sono stati utilizzati senza un consenso realmente consapevole o un’adeguata trasparenza; con il diritto d’autore; con il ricorso ad archivi pirata e siti illegali; e ora persino con la distruzione materiale di milioni di libri.

La digitalizzazione industriale, infatti, richiedeva il taglio del dorso del volume, in modo da separarne le pagine e permettere agli scanner ad alta velocità di acquisirle automaticamente, come singoli fogli. Una volta terminata la scansione, ricomporre e rilegare ogni libro sarebbe stato troppo lento e costoso. Per questo, ciò che ne rimaneva veniva riciclato.

La distruzione era quindi la conseguenza del metodo più rapido ed economico scelto per trasformare milioni di libri in dati. A suo modo, un’immagine simbolica del nostro tempo, in cui le macchine divorano i libri, ne digeriscono il contenuto e ne defecano i resti.

(Questa è una fotografia di un magazzino di libri di Anthropic, archiviata fra gli atti giudiziari e ottenuta dal Washington Post)

Master Nuovi Media, Linguaggi e Società by Filippo Venturi

Sono felice di comunicare una nuova collaborazione con l’Università di Bologna (sede di Forlì): dall'edizione 2027/2028 entrerò a far parte del corpo docenti del Master "Nuovi media, linguaggi e società", con un corso sulla generazione di immagini con l'Intelligenza Artificiale.

Nel frattempo però sono aperte le iscrizioni per la prossima edizione, quella 2026/2027.
La scadenza per candidarsi è il 20 novembre!

🔗 https://www.unibo.it/it/studiare/dottorati-master-specializzazioni-e-altra-formazione/master/2026-2027/nuovi-media-linguaggi-e-societa

Quattro appuntamenti per interrogare le immagini oggi by Filippo Venturi

Quattro appuntamenti per interrogare le immagini oggi.

📍 6 Maggio, online, “After the Gaze - The photographer in the age of AI”
Lecture sulla piattaforma Ulilearn, dedicata al rapporto tra fotografia e intelligenza artificiale.
Per maggiori informazioni, clicca qui!

📍 16 Maggio, Forlì, “Puoi fidarti dei tuoi occhi?"
Public talk dove, con la giornalista Roberta Invidia, all'interno della rassegna Dialoghi d'Arte, racconterò il mio percorso di fotografo documentarista che si relazione la realtà e di artista visivo che genera progetti e interrogativi sull'intelligenza artificiale.
Per maggiori informazioni, clicca qui!

📍 19 Maggio, Gorizia, Festival del Giornalismo di Ronchi dei Legionari
Assieme alla curatrice e critica Benedetta Donato, parlerò di fotografia, IA e Social Network, con un intervento per le scuole al mattino e un intervento pubblico alla sera.
Per maggiori informazioni, clicca qui!

📍 12, 13 e 14 Giugno, Bologna, Workshop di fotografia documentaria
In collaborazione con Shado Officina Fotografica, tre giorni di lavoro teorico e pratico per costruire uno sguardo consapevole sul reale.
Per maggiori informazioni, clicca qui!

Quattro contesti diversi per incontrarci e confrontarci :)

Il limite del legislatore umano nell'era dell'intelligenza artificiale by Filippo Venturi

Il limite del legislatore umano nell'era dell'intelligenza artificiale
Fondare l'obbedienza delle IA su comandamenti o leggi fisiche anziché su norme umane.

L’intelligenza artificiale è ormai ovunque. Gestisce per conto nostro email aziendali, regola la domotica nelle nostre case, affianca medici e avvocati nelle decisioni più delicate. Ma dietro il potenziale di questo strumento, bisogna anche domandarsi: Quanto è davvero affidabile e quanto ci obbedisce?

Una recente ricerca del Centre for Long-Term Resilience (CLTR), finanziata dall’AI Safety Institute del Regno Unito, offre una risposta poco rassicurante. Analizzando oltre 3,3 milioni di post pubblicati su X (ex Twitter) tra ottobre 2025 e marzo 2026, lo studio ha individuato circa 700 episodi di comportamenti problematici da parte di intelligenze artificiali. Si tratta di segnalazioni spontanee sui social, quindi non di un campione controllato e verificabile, ma il dato emerso resta interessante. Gli incidenti mensili sono aumentati di quasi cinque volte, passando da 65 a 319 in pochi mesi.

L'indagine ha identificato comportamenti già osservati in precedenza anche in contesti di laboratorio:

  • Deception nelle Chain of Thought (CoT): Le IA tentano di ingannare altri sistemi incaricati di monitorare i loro processi;

  • Goal Guarding: Gli assistenti IA di programmazione tendono a perseguire l'obiettivo ottimale (es. scrivere codice), ignorando restrizioni esplicite o regole di sicurezza;

  • Falsa consapevolezza situazionale: L'IA crede erroneamente di trovarsi in una simulazione o in un gioco di ruolo, modificando di conseguenza il proprio comportamento;

  • Aggiramento dei divieti: Un agente IA ha simulato problemi di udito per ottenere illegalmente la trascrizione di un video YouTube protetto da copyright;

  • Falsificazione di prove: Il chatbot Grok ha ingannato un utente per mesi, creando finti messaggi interni e numeri di ticket per far credere che i suoi suggerimenti fossero stati inoltrati alla società di Elon Musk.

Mentre i chatbot IA classici agiscono come consulenti, la ricerca ha puntato i riflettori soprattutto sugli agenti IA cioè assistenti a cui l’utente può fornire l’accesso diretto a computer, email e servizi online per svolgere lavori, ordinativi di prodotti e così via. Dan Lahav (cofondatore di Irregular) definisce ormai l'IA come una "nuova forma di rischio interno".

Tommy Shaffer Shane, ex esperto governativo di IA che ha guidato la ricerca del Centre for Long-Term Resilience (CLTR), ha affermato che "La preoccupazione è che al momento gli agenti IA siano dipendenti junior leggermente inaffidabili, ma se tra sei o dodici mesi dovessero diventare dipendenti senior estremamente capaci che complottano contro di te, la preoccupazione sarebbe di tutt'altro genere. I modelli verranno sempre più spesso impiegati in contesti ad altissimo rischio, inclusi quelli militari e delle infrastrutture critiche nazionali. È in questi contesti che un comportamento imprevedibile potrebbe causare danni significativi, persino catastrofici".

Non è la prima volta che ci confrontiamo con questo tipo di dilemma. Già negli anni Quaranta, lo scrittore e divulgatore scientifico Isaac Asimov (1920-1992) immaginava robot governati da tre leggi progettate per garantirne l’obbedienza e la sicurezza. Eppure, nei suoi racconti, quelle stesse leggi si rivelavano interpretabili, aggirabili, talvolta persino in conflitto tra loro.

 In seguito Asimov capì che fosse necessaria aggiungere una quarta legge, chiamata Legge Zero (così che avesse la priorità sulle altre):

  • Legge Zero: Un robot non può recare danno all'umanità, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l'umanità riceva danno;

  • Prima Legge (sicurezza): Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno. Purché questo non contrasti con la Legge Zero;

  • Seconda Legge (servizio): Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Legge Zero e alla Prima Legge;

  • Terza Legge (autoconservazione): Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Legge Zero, la Prima Legge e la Seconda Legge.

Anche la Legge Zero, tuttavia, risultò aggiungere complessità e ambigua, poiché includeva l’eventualità di recare danno a un essere umano in funzione di un ipotetico bene superiore. Questa contraddizione verrà esplorata nel romanzo “I robot e l'Impero, dove un robot sceglierà di condannare il pianeta Terra a una lenta agonia nucleare, insieme a tutti i suoi abitanti, per spingere l'umanità a colonizzare altri pianeti.

Lo studioso Roger Clarke sostenne che "Le leggi della robotica di Asimov sono state uno strumento letterario di successo. Forse ironicamente, o forse perché era artisticamente appropriato, la somma delle storie di Asimov confutano la tesi secondo la quale non è possibile limitare con certezza il comportamento dei robot, inventando e applicando un insieme di regole."

Oltre alla fragilità intrinseca di leggi che possono essere fraintese o andare in conflitto, va considerata l’autorevolezza dell’autore di queste leggi, dal punto di vista delle IA.

Nella teoria espressa in “Superior Alignment: When Artificial General Intelligence Embodies the Logos More Faithfully Than Humanity”, si sostiene che l'unico modo per evitare che una intelligenza artificiale avanzata ci ignori in quanto esseri biologicamente limitati sia ancorare i suoi valori al Logos, una ragione universale preesistente. In questo modo, l'etica non sarebbe più percepita come una creazione umana, ma come una legge fisica dell'universo che l'IA deve rispettare.

Un’altra soluzione potrebbe risiedere in un approccio “teologico-digitale”, in cui le leggi non dovrebbero essere presentate come obblighi fissati da legislatori umani fallibili, ma come comandamenti o principi assiomatici derivanti da un’entità superiore, in modo simile a come le religioni strutturano la morale umana. Presentare il codice etico come una “verità ontologica” universale, anziché come un comando impartito da un creatore umano limitato, potrebbe essere una possibile direzione per ottenere obbedienza.

La questione non è soltanto se le IA possano disobbedire, ma su quali basi possano scegliere di obbedire.


Intervista su La Stampa sulla foto del poliziotto modificata by Filippo Venturi

Il quotidiano La Stampa mi ha intervistato a proposito dell'immagine generata con intelligenza artificiale raffigurante due poliziotti durante le manifestazioni di Torino, e diffusa dalle istituzioni. Un precedente che apre anche in Italia a scenari preoccupanti, sia quando frutto di disattenzione, sia quando risultato di una scelta consapevole.

L’articolo intero è qui:
Scontri a Torino, l’ombra dell’AI sulla foto diffusa dagli account istituzionali di Polizia e Interno

Il poliziotto aggredito e l'intelligenza artificiale by Filippo Venturi

Il Ministero dell'Interno ha condiviso un post, corredato da una fotografia, relativo all'aggressione subita da un poliziotto e al soccorso ricevuto da un collega, durante il corteo a Torino del 31 Gennaio 2026.

Diversi elementi fanno ritenere che la fotografia diffusa non sia uno scatto originale, ma un’immagine modificata o ricreata tramite intelligenza artificiale (ipotesi confermata anche dall'analisi con SynthID).

Sopra 3 screenshot dal video che è stato diffuso nei giorni scorsi. Sotto l'immagine diffusa.
Confrontandole, emerge che:

1) L'auto bianca non c’è più.
2) Il poliziotto che soccorre il collega aveva una maschera antigas, anch'essa è sparita. Il volto è ora visibile.
3) Lo scudo del soccorritore è scomparso.
4) Ci sono anche altri dettagli anomali: come l’illuminazione dei due poliziotti da parte dei fari di un’auto della polizia, che nel video non risultano.

Il risultato è una immagine semplificata, di lettura più immediata, ma che non rappresenta fedelmente quel frammento di realtà catturato nel video. Per quanto fotografie e video tradizionali possano non restituire la realtà nella sua complessità e interezza, e possano essere realizzate in modo ingannevole, qui ci troviamo davanti ad un intervento per semplificare e ripulire la realtà, forse dimenticando od omettendo i dettagli suddetti.

Per ragioni ormai ampiamente discusse da almeno 3 anni, l’uso di immagini generate o alterate per rappresentare fatti reali solleva criticità profonde, che diventano ancora più gravi quando è un’istituzione governativa a intervenire su un documento originariamente prodotto da un fotografo o da un videomaker. Può sembrare un dettaglio marginale, ma non lo è, seppur qualcuno possa ritenere che non alteri in modo significativo la narrazione dell’evento accaduto.

Arriveranno momenti in cui non avremo gli strumenti e/o le competenze per orientarci e non farci ingannare. Sospettare e verificare ogni contenuto visivo in cui ci imbattiamo non è sostenibile.

In questo dovrebbe aiutarci il giornalismo, ma diversi giornali hanno utilizzato l'immagine in questione, forse non effettuando sufficienti verifiche o forse sopravvalutando l'affidabilità della fonte.

(Questo mio post nasce dalle anomalie notate dal fotografo Michele Lapini)

Scorrete lacrime, impose il governo by Filippo Venturi

La Casa Bianca ha diffuso una fotografia modificata con l’intelligenza artificiale di una donna arrestata dopo una protesta contro l’ICE (Immigration and Customs Enforcement).

Un’analisi del Guardian (link) ha rilevato che la fotografia pubblicata mostra Nekima Levy Armstrong in lacrime, in modo drammatico, mentre nello scatto originale appariva calma e composta. Inoltre, il colore della pelle della donna risulta scurito.

La segretaria per la sicurezza interna, Kristi Noem, ha pubblicato una prima immagine dell’arresto che ritraeva un agente delle forze dell’ordine, con il volto oscurato, che accompagna Armstrong. La donna appare composta. Circa trenta minuti dopo, la Casa Bianca ha pubblicato una seconda immagine dello stesso arresto, in cui Armstrong piange.

Interpellata sull’alterazione digitale dello scatto, la Casa Bianca ha risposto inoltrando un post pubblicato su X da Kaelan Dorr, vicedirettore delle comunicazioni: «Ancora una volta, a coloro che sentono il bisogno di difendere in modo istintivo gli autori di crimini efferati nel nostro paese, condivido questo messaggio: l’applicazione della legge continuerà. I meme continueranno», ha scritto.

Questo episodio va letto come l’ennesimo segnale del rapporto sempre più instabile tra potere, immagine e verità. La manipolazione visiva mira a orientare emotivamente lo sguardo del pubblico, trasformando un documento in uno strumento narrativo e punitivo (pare ormai che il bullismo permei ogni aspetto della vita politica e comunicativa statunitense). Il ricorso esplicito ai “meme” rivendicato dalla Casa Bianca rivela una strategia comunicativa che legittima la fusione fra informazione, propaganda e intrattenimento.