Deepseek

Scorrete lacrime, impose il governo by Filippo Venturi

La Casa Bianca ha diffuso una fotografia modificata con l’intelligenza artificiale di una donna arrestata dopo una protesta contro l’ICE (Immigration and Customs Enforcement).

Un’analisi del Guardian (link) ha rilevato che la fotografia pubblicata mostra Nekima Levy Armstrong in lacrime, in modo drammatico, mentre nello scatto originale appariva calma e composta. Inoltre, il colore della pelle della donna risulta scurito.

La segretaria per la sicurezza interna, Kristi Noem, ha pubblicato una prima immagine dell’arresto che ritraeva un agente delle forze dell’ordine, con il volto oscurato, che accompagna Armstrong. La donna appare composta. Circa trenta minuti dopo, la Casa Bianca ha pubblicato una seconda immagine dello stesso arresto, in cui Armstrong piange.

Interpellata sull’alterazione digitale dello scatto, la Casa Bianca ha risposto inoltrando un post pubblicato su X da Kaelan Dorr, vicedirettore delle comunicazioni: «Ancora una volta, a coloro che sentono il bisogno di difendere in modo istintivo gli autori di crimini efferati nel nostro paese, condivido questo messaggio: l’applicazione della legge continuerà. I meme continueranno», ha scritto.

Questo episodio va letto come l’ennesimo segnale del rapporto sempre più instabile tra potere, immagine e verità. La manipolazione visiva mira a orientare emotivamente lo sguardo del pubblico, trasformando un documento in uno strumento narrativo e punitivo (pare ormai che il bullismo permei ogni aspetto della vita politica e comunicativa statunitense). Il ricorso esplicito ai “meme” rivendicato dalla Casa Bianca rivela una strategia comunicativa che legittima la fusione fra informazione, propaganda e intrattenimento.

Seminario su Fotografia, Giornalismo, Potere e Intelligenza Artificiale by Filippo Venturi

INFRANGERE LO SPECCHIO
Il rapporto fra fotografia, giornalismo, potere e intelligenza artificiale

Questo seminario si propone come uno spazio di confronto aperto, pensato soprattutto per chi oggi sta costruendo il proprio sguardo sul mondo: studenti universitari e non, giovani fotografi, artisti visivi, aspiranti giornalisti e tutte le persone interessate a comprendere il ruolo delle immagini nella società contemporanea. Si rivolge a chi desidera sviluppare uno sguardo critico sulla fotografia e sull’intelligenza artificiale (IA), interrogandosi sul loro rapporto con l’informazione, il potere e la costruzione della realtà, con curiosità e apertura al confronto.

Il seminario è focalizzato sull’incontro fra fotografia e IA ed esplora l’evoluzione del ruolo dell’immagine nella comunicazione, nell’informazione e nella vita quotidiana, analizzandone il peso crescente come strumento di costruzione del consenso e di esercizio del potere.

Il docente presenterà alcuni dei suoi progetti di fotografia documentaria, esponendo nel dettaglio la filosofia alla base di essa e le metodologie pratiche adottate. Illustrerà inoltre le notevoli differenze teoriche e pratiche che caratterizzano l’utilizzo dell’IA nel processo creativo. Verrà mostrato come l’IA possa ampliare il ventaglio di possibilità dei fotografi e le idee che sottendono alla creazione di progetti.

In un’epoca di deepfake, algoritmi opachi e flussi visivi incontrollabili, il ruolo del fotografo e del giornalista non consiste più soltanto nell’essere testimoni, ma anche interpreti critici, chiamati a interrogarsi su responsabilità, etica, trasparenza e fiducia. Comprendere questi meccanismi diventa essenziale per non subire passivamente le immagini, ma per imparare a leggerle, smontarle e, se necessario, usarle consapevolmente come forma di resistenza culturale.

Saranno esaminate diverse casistiche che negli ultimi mesi hanno avuto un impatto significativo nel panorama dell’informazione internazionale. Saranno affrontati sia i timori legati all’adozione di questa nuova tecnologia, sia le potenzialità che essa porta con sé, aprendo un dibattito sul futuro dell’arte fotografica e della nostra interazione con le immagini digitali.

La fotografia e l’IA non sono strumenti da temere o da idolatrare, ma linguaggi da comprendere a fondo per poterli usare con lucidità, immaginazione e senso critico. L’obiettivo non è fornire risposte definitive, ma stimolare domande urgenti su chi siamo, su come raccontiamo il mondo e su quale responsabilità scegliamo di assumerci nel farlo.

Il futuro non sarà scritto dalle macchine, ma da chi saprà dialogare con loro, con consapevolezza, usando la tecnologia per ampliare, non per ridurre, la propria umanità.

Il seminario è modulabile per durata e formato (lezione frontale, incontro dialogico, masterclass), in base al contesto e al pubblico di riferimento. Offre strumenti critici per leggere e interpretare le immagini contemporanee, comprendendo come fotografia e intelligenza artificiale influenzino l’informazione e la costruzione della realtà. I partecipanti acquisiranno una maggiore consapevolezza dei meccanismi tecnologici, culturali e di potere che agiscono dietro le immagini, sviluppando un approccio responsabile, creativo e informato al loro utilizzo.


DOCENTE

Filippo Venturi è un fotografo documentarista, artista visivo, divulgatore e formatore sul tema fotografia e intelligenza artificiale.

Realizza progetti su storie e problematiche riguardanti l'identità e la condizione umana. Ha documentato dittature, democrazie in crisi e movimenti che si battono per i diritti.

I suoi lavori sono stati pubblicati sui principali quotidiani e magazine, come National Geographic, The Washington Post, The Guardian, The Financial Times, Vanity Fair, Newsweek, Geo, Der Spiegel, Die Zeit, Internazionale, La Repubblica, Il Corriere della Sera e La Stampa.

Laureato in Scienze dell’Informazione, ha esteso la sua ricerca ai legami tra fotografia, giornalismo, potere e intelligenza artificiale, indagando come questi influenzino la nostra percezione della realtà.

Svolge attività didattica e divulgativa in ambito accademico e culturale, tenendo lezioni e seminari per festival e istituzioni come Vogue Photo Fest, MIA Photo Fair, Festival della Fotografia Etica di Lodi, BergamoScienza, Università di Bologna, New York University.

Negli ultimi anni si è dedicato a un ampio progetto sulla Penisola Coreana, che gli è valso numerosi premi, fra cui il Sony World Photography Award, il Premio Il Reportage, il Premio Voglino e il Portfolio Italia - Gran Premio Hasselblad.

Nel 2025 è stato nominato Autore dell’Anno dalla FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche).

www.filippoventuri.photography
filippo.venturi@gmail.com

Software denudatori, quando l’IA riscrive i corpi by Filippo Venturi

SOFTWARE DENUDATORI
Quando l’IA riscrive i corpi

Grok, l’intelligenza artificiale di Elon Musk, interpellabile sul social network X (ex Twitter), consente da qualche tempo di modificare in pochi secondi le fotografie condivise da altri utenti, pubblicando direttamente il risultato sulla piattaforma.

Così può capitare che una ragazza condivida una propria fotografia e gli utenti, nei commenti, chiedano a Grok di mostrarla in bikini, di farla diventare un uomo, di mostrarne il viso che nella foto originale era celato (il viso generato, presumibilmente, è inventato e non quello reale; ma non sarebbe difficile istruire una IA a cercare altre foto nel profilo di quella ragazza per risalire al viso e inserirlo nell'immagine generata) e così via.

Se è facilmente intuibile quali possano essere le conseguenze negative di questa nuova possibilità, non è ben chiaro quali siano quelle positive. Prima o poi ci scapperà qualche post divertente, e poi? Tutti gli altri deepfake che effetto avranno?

Ufficialmente Grok è stato limitato dai suoi sviluppatori in modo che non possa generare deepfake pornografici; eppure è già capitato che abbia generato immagini pornografiche con ragazze minorenni. Sulla questione è intervenuto anche il governo indiano, che ha chiesto a Musk di porre rimedio (link 1).

Operazioni di denudazioni femminili sono possibili anche con le IA generative di Google e ChatGPT (link 2).

Ovviamente il fenomeno dei deepfake esisteva anche prima, ma richiedeva competenze non comuni. Rendere questa attività alla portata di chiunque sappia scrivere un commento cambia le cose. Forse l'unico pregio (molto relativo, non risolutivo e forse utopistico) è che impareremo a prestare più attenzione a quello che condividiamo online.

Nonostante polemiche e indagini, e le promesse di porvi rimedio, Grok viene usato per produrre in modo sistematico immagini di donne in bikini e in biancheria intima. I ricercatori stimano che Grok sia diventato il più grande creatore di immagini deepfake a sfondo sessuale (link 3).

Come se non bastasse, la domanda per questo tipo di contenuti è così elevata che esistono aziende specializzate nello sviluppo di software "denudatori" (basati su intelligenza artificiale, che prendono online foto di donne, anche minorenni, le denudano e le collocano in contesti pornografici). Due di queste aziende hanno lasciato i loro database aperti e visibili a chiunque con un minimo di conoscenze tecniche (link 4).

Questo tipo di reato è già punibile in diversi casi (in parte dipende dall’eventuale condivisione o pubblicazione, ma non solo), ma l’accessibilità e la scala con cui queste tecnologie operano rendono l’applicazione delle norme esistenti complessa e spesso inefficace. A meno che non si intervenga alla radice, sulla regolamentazione dell’uso delle intelligenze artificiali in contesti delicati come il suddetto.

Nessun algoritmo genera curiosità by Filippo Venturi

Nessun algoritmo genera curiosità

Una riflessione sul rapporto dei giovani con l'intelligenza artificiale

Questa è una fotografia dell'auditorium di un Liceo Scientifico e Artistico di Rimini, dove ho tenuto un intervento su fotografia, informazione e intelligenza artificiale (IA) qualche giorno fa, a sei classi di età compresa fra i 16 e i 18 anni.

Al di là del piacere - e della speranza - di riuscire a fornire stimoli e contenuti utili a orientrarsi in questo panorama sempre più complesso e interdisciplinare, mi ha colpito una cosa che mi è stata riferita in via confidenziale prima dell'inizio del mio talk, e non per la prima volta in contesti scolastici: i giovani dimostrano poco interesse e molta diffidenza nei confronti dell'intelligenza artificiale.

Una buona parte di loro è critica perché lo vede come un modo per barare (nei compiti, ma anche nel produrre contenuti, arte compresa) e questo ha trovato conferma anche nei compiti scritti di alcuni loro compagni di classe che contenevano, a seguito di copia\incolla distratti, i suggerimenti classici di ChatGPT ("Vuoi che lo riscriva con un tono più professionale?", "Vuoi che ti faccia una tabella riassuntiva?", ecc).

Confesso che questa diffidenza non mi dispiace troppo (purché non si trasformi nel tempo in chiusura e rifiuto, ma resti un modo per avvicinarsi con prudenza e spirito critico), specie quando viene da persone che si stanno formando, che stanno costruendo un proprio metodo. È fondamentale attraversare quella fase formativa in cui si impara a consultare le fonti, assorbire informazioni, analizzarle e sintetizzarle in autonomia, mentalmente e per iscritto, senza delegare tutto ad un software basato su IA, limitandosi a imparare a memoria il riassunto generato.

Un concetto che non mi stancherò mai di ripetere è che i lavori visivi che ho svolto con l'intelligenza artificiale non li avrei potuti realizzare con lucidità e consapevolezza se non avessi avuto la mia "cassetta degli attrezzi" composta negli anni (ormai ho una età in cui posso dire nei decenni) da studi informatici, studi fotografici, lavoro sul campo, esperienza e confronto con altri autori. Inoltre i progetti che ho svolto, a parer mio, funzionano proprio perché realizzati con questa nuova tecnologia, criticando o evidenziando alcune caratteristiche (limiti e rischi compresi) di questa stessa tecnologia.

L’intelligenza artificiale può suggerire risposte, ma ai giovani (e non solo) serve soprattutto imparare a farsi le domande giuste e a mettere in discussione il mondo che trovano confezionato dagli adulti. Le risposte sono ovunque, immediate, spesso persino ridondanti; ciò che manca, e che nessuna macchina può generare al nostro posto, è la capacità di interrogarci sul mondo con curiosità e profondità.

Tavola rotonda su IA e Arte by Filippo Venturi

Giovedì 11 dicembre 2025, alle ore 20.30, presso la Fabbrica delle Candele a Forlì, avrò il piacere di partecipare a una tavola rotonda sul tema Intelligenza Artificiale e Arte, nell’ambito della serata intitolata “Oltre l’algoritmo” che chiude il corso di cinema AI Film Factory!

Una serata dedicata a esplorare l’intelligenza artificiale come nuovo mezzo creativo, accessibile e inclusivo, e a riflettere su come le tecniche artistiche tradizionali si trasformano quando incontrano gli strumenti dell’AI.

In programma:

  • Tavola rotonda moderata dalla giornalista Roberta Invidia, con Filippo Venturi (fotoreporter), Serge Gualini (artista AI), Francesca Leoni e Davide Mastrangelo (direttori artistici di Ibrida Festival).

  • Proiezione del cortometraggio di Francesca Fini, interamente realizzato con varie piattaforme di AI.

  • Presentazione dei lavori finali dei partecipanti ad AI Film Factory, il percorso formativo di 50 ore rivolto ai giovani dai 14 ai 35 anni.

L’ingresso è gratuito e aperto a tutte e tutti.

Sarà un’occasione per incontrarsi, condividere visioni e riflettere insieme sui linguaggi che stanno ridefinendo il nostro modo di creare e immaginare.

Cosa resta dell'Arte - Intervista per In Magazine by Filippo Venturi

Su In Magazine Forlì-Cesena è uscito un interessante articolo di Roberta Invidia in cui intervista il sottoscritto, Francesca Leoni e Davide Mastrangelo (direttori artistici del Festival Ibrida) su come sta evolvendo l'arte dall'arrivo dell'intelligenza artificiale :)


Cosa succede all’arte, e al ruolo dell’autore, quando l’intelligenza artificiale sembra saper fare tutto? Da questa domanda siamo partiti per interrogare chi, nella fotografia e nell’arte, ha già fatto i conti con questa nuova tecnologia. Nel dialogo tra Filippo Venturi – fotografo cesenate pluripremiato per i suoi reportage d’attualità – e Francesca Leoni e Davide Mastrangelo – ideatori e direttori artistici di Ibrida Festival che porta a Forlì la video art e le performance multimediali –, emerge che, paradossalmente, più la tecnologia diventa autonoma, più diventa necessario sapere di chi è la paternità di un pensiero, di un’opera. Un nuovo spazio di autenticità da cui ripartire.

“L’intelligenza artificiale mi ha incuriosito da subito,” dice Filippo Venturi che è laureato in Scienze dell’Informazione a Bologna. “Ho cominciato a sperimentare nel 2023 e poi mi sono appassionato a Midjourney: mi incuriosiva il modo in cui le immagini generate dal software potevano imitare la fotografia, anche se in modo ancora approssimativo.” Da quell’esperimento è nato Broken Mirror, un progetto che “ri-racconta” il suo reportage fotografico sulla Corea del Nord. [...]

L’articolo integrale si può leggere gratuitamente online, a questo link:
https://www.inmagazineromagna.it/forli-in-magazine-04-25/

Nota dell'Autore by Filippo Venturi

Una immagine dal mio lavoro “Handbook of escape”, generata con l’IA /// An image from my work “Handbook of Escape”, generated with AI.


Nota dell’autore

Ho scelto di inserire questa Nota per chiarire come utilizzo l’intelligenza artificiale (IA) nei miei testi. Così come auspico trasparenza per le immagini generate con IA (soprattutto quando imitano la fotografia, in particolare in questa fase storica), la ritengo importante anche nella scrittura. Mi piacerebbe che indicazioni di questo tipo comparissero più spesso anche nei giornali e nelle altre fonti che consulto, magari accompagnate da dettagli specifici nel caso di un uso più esteso o diversificato di questa tecnologia.

Nei miei articoli utilizzo strumenti basati sull’intelligenza artificiale come assistenti editoriali, ma le idee, le interpretazioni e le connessioni concettuali sono interamente umane e frutto della mia ricerca personale.

Impiego l’IA nella fase di revisione della bozza per individuare eventuali errori grammaticali, refusi o imprecisioni concettuali, verificare la correttezza di date e riferimenti, valutare la chiarezza del testo per un pubblico che potrebbe non conoscere i temi trattati (sigle, acronimi, termini tecnici) e ridurre le ripetizioni.

Valuto e verifico sempre ogni suggerimento dell’IA, consapevole che in alcuni casi può generare errori o “allucinazioni”, cioè dati inventati o distorti. Nessuna modifica proposta viene applicata automaticamente.

Non la utilizzo per generare contenuti originali, elaborare tesi o formulare giudizi. Ogni argomento, esempio e analisi proviene dal mio lavoro, dalla mia esperienza diretta o da fonti verificabili.

Credo che il ruolo dell’autore oggi non sia quello di escludere la tecnologia, ma di governarla in modo consapevole e trasparente.

È importante aggiornare o modificare la Nota in funzione dell’uso effettivo dell’IA, così che resti uno strumento di trasparenza autentica e non una formula di rito.


Author’s Note

I chose to include this note to clarify the way in which I use artificial intelligence (AI) in my writing. Just as I advocate for transparency in AI-generated images (especially when they imitate photography), I believe it is equally important in written work. I would like to see such statements appear more frequently in newspapers and other sources I consult — ideally accompanied by specific details when this technology is used more extensively or in diverse ways.

In my articles, I use AI tools as editorial assistants, but the ideas, interpretations, and conceptual connections are entirely human and the result of my own research.

I employ AI during the draft revision phase to identify possible grammatical errors, typos, or conceptual inaccuracies; to check the accuracy of dates and references; to assess the clarity of the text for readers who may not be familiar with the topics discussed (such as acronyms, abbreviations, or technical terms); and to reduce repetitions.

I carefully review and verify all AI suggestions, aware that in some cases it may produce errors or so-called “hallucinations,” — invented or distorted information. No proposed change is ever applied automatically.

I do not use AI to generate original content, develop theses, or formulate judgments. Every topic, example, and analysis originates from my own work, direct experience, or verifiable sources.

I believe the author’s role today is not to exclude technology, but to govern it consciously and transparently.

It is important to update or modify this note according to the actual use of AI, so that it remains a genuine instrument of transparency rather than a mere formality.

L’intelligenza artificiale salverà il giornalismo? by Filippo Venturi

L’intelligenza artificiale salverà il giornalismo?

L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il modo in cui cerchiamo, leggiamo e produciamo notizie. Una trasformazione che potrebbe rappresentare un’opportunità, oppure infliggere un nuovo colpo al giornalismo.

Negli ultimi giorni si sta discutendo molto delle nuove funzionalità introdotte dai motori di ricerca, che sostituiscono il tradizionale elenco di link con sintesi generate dall’intelligenza artificiale. Google, leader del settore da anni, ha introdotto le cosiddette AI Overview (o riassunti automatizzati) che offrono risposte già strutturate e spesso sufficientemente complete da ridurre drasticamente la necessità per l’utente di visitare le fonti originali (i siti web da cui l’IA ha preso le informazioni). Di conseguenza, molti di questi siti web stanno registrando un significativo calo di traffico organico, sollevando preoccupazioni sul futuro dell’ecosistema dell’informazione online e sulla redistribuzione del valore tra piattaforme e produttori di contenuti.

Mi è capitato di leggere diversi articoli, qualcuno anche molto ottimista, che ipotizza che l’IA stia offrendo una grande opportunità nel settore delle news. Io ci andrei più cauto.

Uno dei punti a favore sarebbe che i siti web non dovrebbero più pensare all’ottimizzazione della SEO (Search Engine Optimization), che li spingeva a scrivere titoli e contenuti privilegiando certe parole chiave che ne aumentavano la visibilità sui motori di ricerca, a discapito dell’autorevolezza e della credibilità che, invece, diventerebbero prioritari in questo nuovo funzionamento di Google e affini.

In realtà non ci sono prove che supportino questa teoria ma, anche prendendola per buona, così come nel tempo sono cambiati gli algoritmi dei motori di ricerca, possono cambiare i criteri e le priorità assegnati alle intelligenze artificiali. E questo in base alla volontà di multinazionali americane o cinesi (i paesi che più stanno investendo nel settore), il cui fine può divergere da quello di un servizio pubblico trasparente e onesto (vedi Grok e Grokipedia di Elon Musk, fortemente personalizzate dal loro creatore a discapito dell’affidabilità nel fornire informazioni).

Facendo un passo indietro, inoltre, mi sembra che il problema di questi tempi dei titoli usati da diversi giornali e riviste non sia tanto la banalizzazione dovuta alla SEO ma il clickbaiting, cioè la scelta di titoli ambigui che possono provocare reazioni più forti in parte dei lettori, a cui però non corrispondeva il contenuto effettivo dell’articolo. In certi casi questi titoli corrispondono a vera e propria disinformazione.

C’è poi un elefante nella stanza che alcuni si ostinano a fingere di non vedere. Questi motori di ricerca stanno usando i contenuti prodotti da giornali, riviste e altri media senza un riconoscimento economico per le fonti. Se prima Google aveva creato un sistema in cui riconosceva i click ottenuti dal tuo sito, oggi che questi click vengono meno non è prevista alcuna monetizzazione, specie se l’utente si limita a consultare la risposta generata dall’IA.

Quei giornali che invece si sostengono con gli abbonamenti online funzionano proprio perché i loro contenuti (in teoria di qualità superiore) non sono accessibili a chiunque. Per logica, questi contenuti di alto livello non saranno a disposizione delle IA (a meno di accordi specifici) e quindi già qui potrebbe scricchiolare il discorso iniziale del premiare la qualità. Inoltre i giornali gratuiti, perdendo i click e quindi gli introiti che ne conseguivano, saranno più difficilmente sostenibili. Il rapido crollo dei click sui siti indicizzati da Google sta già avvenendo e si possono trovare diversi articoli sul tema (ad esempio “Google users are less likely to click on links when an AI summary appears in the results” del Pew Research Center).

I software generativi, e quindi anche i nuovi motori di ricerca, in linea teorica, hanno un grande bisogno di fonti e contenuti di alta qualità, ma i giornali più importanti al mondo si sostengono con gli abbonamenti e non hanno interesse a perdere i lettori fidelizzati per diventare fornitori di informazioni di motori di ricerca basati su IA, che non portano traffico nel sito, perdendo così anche la possibilità che gli utenti siano attirati a leggere altri tuoi articoli, soffermandosi nel sito, magari clickando pubblicità e così via. Inoltre, se questi giornali decidessero di stringere accordi per diventare fornitori di contenuti informativi per le intelligenze artificiali, perché un abbonato dovrebbe continuare a pagare invece di consultare quei contenuti gratuitamente?

In altre parole, il sistema che alimentava il giornalismo online, basato sulla visibilità, la pubblicità e/o gli abbonamenti, si sta sgretolando, e non è ancora chiaro quale modello economico possa sostituirlo.

A questo punto il nodo cruciale diventa la definizione delle regole del gioco (la trasparenza del funzionamento, l’attribuzione obbligatoria delle fonti giornalistiche nelle risposte dell’IA, i meccanismi di revenue sharing, la trasparenza sui dati e le fonti con cui viene addestrata l’IA, la responsabilità per gli errori fattuali, la protezione della diversità, ecc) ma, considerando lo sbilanciamento delle forze coinvolte, sarebbe necessario un intervento collettivo, comprendendo anche i governi dei vari paesi, per sciogliere il nodo della proprietà delle informazioni e di come queste vanno remunerate dalle piattaforme di IA che le sfruttano.

Questo però rischia di diventare un desiderio irrealizzabile. Chi potrà alzare la voce con colossi tech che godono dell’appoggio dei leader di USA e Cina e che possono dettare le regole in un mondo in competizione che, per ora, non ha interesse a limitare lo sviluppo e il funzionamento dell’IA per non perdere la corsa internazionale che si sta svolgendo. Un intervento del genere sembra, allo stato attuale, fuori portata.

Nei prossimi mesi le visite ai siti e gli introiti di chi produce contenuti online continueranno a diminuire e questi potrebbero non sopravvivere abbastanza a lungo per vedere compiersi una lunga, complessa e non scontata trattativa dignitosa con le Big Tech.

Se poi le Big Tech decidessero di stringere accordi economici soltanto con alcuni produttori di notizie, cosa ne sarà della pluralità e delle piccole realtà?

Un esempio emblematico di questa dinamica è rappresentato dagli accordi di licenza stipulati tra OpenAI e il gruppo tedesco Axel Springer (editore di Politico, Bild e Die Welt) annunciati alla fine del 2023. Si tratta di uno dei primi esperimenti concreti di revenue sharing tra un colosso dell’intelligenza artificiale e un grande gruppo editoriale. In pratica OpenAI può utilizzare i contenuti giornalistici di Springer per addestrare e alimentare i propri modelli linguistici, citandone le fonti e riconoscendo un compenso economico.

Questo, tuttavia, non sembra essere un modello facilmente replicabile. Al contrario, accentua la disuguaglianza strutturale nel panorama dell’informazione perché solo pochi grandi editori, con una forza contrattuale sufficiente e un portafoglio di testate di rilevanza internazionale, possono negoziare intese dirette con le piattaforme di IA. Le realtà minori come i quotidiani locali, le riviste indipendenti, i blog d’inchiesta, le piccole testate culturali, ecc rischiano di restare invece escluse da qualunque forma di remunerazione, pur contribuendo in modo significativo al pluralismo informativo e alla qualità del dibattito pubblico.

La soluzione non è evitare il cambiamento, ma evitare che questo avvenga quando in campo ci sono forze palesemente asimmetriche, con quelle più forti che possono deformare il funzionamento del mondo dell'informazione.

Per salvare il giornalismo occorre prima salvare le condizioni che permettono al giornalismo di esistere. Fra queste vi è la giusta retribuzione per chi produce conoscenza.

[l’immagine di apertura proviene dal mio progetto Broken Mirror, realizzato con l’intelligenza artificiale]

Misery non deve generare male by Filippo Venturi

Misery non deve generare male

La casa editrice italiana Sperling & Kupfer (Gruppo Mondadori) ha presentato le nuove copertine dei romanzi di Stephen King, uno degli autori di punta del suo catalogo da diversi decenni.

A prima vista, viene il forte sospetto (userò il condizionale, per prudenza e per evitare beghe) che queste illustrazioni siano state generate tramite l'intelligenza artificiale (I.A.), a causa di alcune caratteristiche grafiche riconoscibili.

Un occhio un po' allenato potrebbe anche supporre che sia stata usata in modo frettoloso e poco accorto, nonostante il contesto professionale.

I software generativi basati su I.A., specie quelli avanzati, offrono ormai buone potenzialità, ma richiedono competenza e sensibilità nel loro utilizzo.

Questo caso mi porta a fare una serie di osservazioni. Vediamole:

1 - Non è il mio campo, ma avverto l'assenza di una direzione stilistica unitaria: non si percepisce un progetto coerente nella scelta delle atmosfere, dei colori o degli elementi rappresentati. Anche la composizione tipografica è incoerente: tutti i titoli sono allineati in basso, tranne quello di "Mr Mercedes".

2 - Il risultato (le copertine) fa pensare a un possibile uso dei prompt abbastanza semplice e letterale, ben lontano dal prompt-engineering. Prendiamo "Il miglio verde", un meraviglioso romanzo che offre tanti spunti ed elementi per una copertina, qui ridotto a una camionetta che percorre una strada verde (l'interpretazione letterale del software di un miglio verde?).

3 - La copertina di "22/11/1963" rende centrale, visivamente, la figura di Jacqueline Kennedy, ma è più che marginale nel romanzo. Inoltre JFK sembra fuso nella portiera. Le dita della sua mano sinistra sono ambigue, come pure lo è la maniglia della portiera.

4 - La copertina di "Misery" è forse la più riuscita. L'isolamento è un tema centrale del romanzo e questa immagine lo trasmette. Questa scelta di mostrare il luogo degli avvenimenti, da lontano, con una vista a volo di uccello, avrebbe potuto funzionare come linea per la creazione di tutte le copertine.

5 - La copertina di "Joyland" è ambigua nel modo in cui sono posizionate le sedute della giostra, come se fosse stata data la priorità alla prospettiva e alla simmetria, rispetto alla coerenza con la realtà. Una scelta estetica, dove la forma viene anteposta alla correttezza.

6 - "Pet Semetary" non mi convince per l'atmosfera quasi rassicurante. Io in realtà, visto il tema trattato, da quando sono diventato padre non riesco a rileggerlo né a riguardarne la trasposizione cinematografica. In generale comunque direi che è passabile.

7 - "Mr Mercedes" è probabilmente la copertina più anonima del gruppo. Un’immagine “da stock”, senza tensione né mistero, incapace di restituire l’atmosfera del romanzo.

8 - In generale, queste copertine danno l’impressione di immagini generiche, prive di carattere e legame con l’opera. Sento la mancanza delle copertine storiche e anche di quelle del "Club del Libro" :)

Framing Truth, New York University, Firenze by Filippo Venturi

Mercoledì 22 ottobre 2025 avrò l'onore e il piacere di essere ospite della New York University, sede di Firenze, per la tavola rotonda “Framing Truth: Visual Storytelling and Artificial Intelligence in Journalism” (rientrante nella serie di eventi "Who Can You Trust: Media Trasformation and the Future of Democracy"), un incontro in cui parlerò del rapporto tra fotografia, reportage e intelligenza artificiale, e di come questa tecnologia stia trasformando il nostro modo di raccontare e interpretare la realtà. Con me dialogheranno Alessandra Capodacqua e Rahoul Masrani, docenti della NYU.

Il mio percorso è nato dalla fotografia documentaria tradizionale, ma negli ultimi anni, grazie anche alla mia formazione di informatico, ho sperimentato con l’intelligenza artificiale, integrandola nei miei lavori. Progetti come “Broken Mirror” e “The Ravenous Machine” riflettono su temi come il potere, la tecnologia e la manipolazione dell’immagine.

Link all’evento ufficiale: Visual Storytelling and Artificial Intelligence in Journalism


Framing Truth: Visual Storytelling and Artificial Intelligence in Journalism
A Roundtable with photographer Filippo Venturi and NYU Florence lecturers Alessandra Capodacqua and Rahoul Masrani
WEDNESDAY, October 22, 6:00 p.m.
NYU Florence, Via Bolognese 120 (Villa Sassetti)

With the advent of artificial intelligence, the evolution of documentary photographers presents a different and compelling narrative. Filippo Venturi’s initial approach to photography involved documenting real stories with an emphasis on authorship and reliability. His background in computer science has facilitated experimentation with AI, leading to projects that would have been previously inconceivable. This shift is evident in works like "Broken Mirror," which metaphorically explores both dictatorship and the controlling nature of technology, and "The Ravenous Machine," which investigates AI's insatiable hunger for data. For Venturi, the integration of AI also raises critical questions about the coexistence of photography and generated images in fields like information, challenging notions of neutrality, ethics, and transparency.

Filippo Venturi is an Italian documentary photographer and visual artist whose work explores identity and the human condition. His projects have appeared in leading international publications and have documented totalitarian dictatorships, democratic crises, and movements for minority rights. His project on the Korean Peninsula earned numerous awards, including the Sony World Photography Award.
Venturi's work has been exhibited globally. In 2023, he began incorporating AI into his conceptual works, receiving awards and speaking at the Photo Vogue Festival. Since 2024, he has led workshops on photography and AI and was featured in the "Pixel Perceptions: Into the Eye of AI" exhibition, organised by the Noorderlicht Gallery in Groningen (the Netherlands), which brought together an international selection of the most interesting visual artists working with artificial intelligence and explored how this new technology affects, consciously and unconsciously, our perception of the world. 

(graphic design by Ariel Lee, NYU Florence student)


Aggiornamento del 22/10/2025:

Qualche foto della tavola rotonda di oggi!
Entrare a Villa Sassetti e nel complesso di ville storiche che compongono la sede della NYU, è come attraversare una soglia del tempo. Si tratta di un luogo di studio e di dialogo immerso nel verde di Firenze, tra quadri, sculture e un’atmosfera che stimola la curiosità.
Vedere gli studenti animare luoghi che invitano al sapere e partecipare all'evento mi ha rinvigorito.
Un posto dove tornerei volentieri studente :)