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Scorrete lacrime, impose il governo by Filippo Venturi

La Casa Bianca ha diffuso una fotografia modificata con l’intelligenza artificiale di una donna arrestata dopo una protesta contro l’ICE (Immigration and Customs Enforcement).

Un’analisi del Guardian (link) ha rilevato che la fotografia pubblicata mostra Nekima Levy Armstrong in lacrime, in modo drammatico, mentre nello scatto originale appariva calma e composta. Inoltre, il colore della pelle della donna risulta scurito.

La segretaria per la sicurezza interna, Kristi Noem, ha pubblicato una prima immagine dell’arresto che ritraeva un agente delle forze dell’ordine, con il volto oscurato, che accompagna Armstrong. La donna appare composta. Circa trenta minuti dopo, la Casa Bianca ha pubblicato una seconda immagine dello stesso arresto, in cui Armstrong piange.

Interpellata sull’alterazione digitale dello scatto, la Casa Bianca ha risposto inoltrando un post pubblicato su X da Kaelan Dorr, vicedirettore delle comunicazioni: «Ancora una volta, a coloro che sentono il bisogno di difendere in modo istintivo gli autori di crimini efferati nel nostro paese, condivido questo messaggio: l’applicazione della legge continuerà. I meme continueranno», ha scritto.

Questo episodio va letto come l’ennesimo segnale del rapporto sempre più instabile tra potere, immagine e verità. La manipolazione visiva mira a orientare emotivamente lo sguardo del pubblico, trasformando un documento in uno strumento narrativo e punitivo (pare ormai che il bullismo permei ogni aspetto della vita politica e comunicativa statunitense). Il ricorso esplicito ai “meme” rivendicato dalla Casa Bianca rivela una strategia comunicativa che legittima la fusione fra informazione, propaganda e intrattenimento.

A proposito di ICE by Filippo Venturi

Qualche testimonianza a proposito di ICE (l’agenzia federale che si occupa del controllo dell’immigrazione e delle frontiere degli Stati Uniti, ma che dall’arrivo di Trump è progressivamente diventata una milizia che opera al di sopra della legge, tra violenze e abusi di potere):

Mi hanno chiesto esplicitamente se sapessi dove vivevano le famiglie della comunità Hmong (un gruppo etnico asiatico), nel mio quartiere. Ho risposto che non lo sapevo. Allora mi hanno chiesto "E le famiglie asiatiche?". Ero un po’ scossa e piuttosto scioccata da ciò che mi era stato chiesto di fare.

Ho visto diversi rapimenti da vicino. Ciò che stanno facendo consiste nel girare in convogli militari finché non vedono qualcuno che è solo e non è di carnagione bianca, per poi scendere in massa dal veicolo e trascinare quella persona dentro il furgone, sgommando via, il tutto in una novantina di secondi circa.

Quelli di ICE non sanno chi stanno fermando perché non fanno domande e prendono passanti scelti a caso. Quando lo vedi, è letteralmente indistinguibile da un rapimento, se non per il fatto che sono così tanti e che sono armati e corazzati molto più di un qualsiasi rapitore.

Se ne vedi uno (di rapimento), la cosa più importante è chiedere a chi viene fermato "Come ti chiami?" perché altrimenti di quella persona si rischia di perdere ogni traccia. Ho visto un rapimento in un vicolo ma mi sono bloccato per un secondo e non l’ho gridato in tempo, e quell’uomo è semplicemente… sparito.

Chissà se fra ottant’anni by Filippo Venturi

Immagine è tratta dal mio lavoro "Broken Mirror", realizzato con l'intelligenza artificiale

Chissà se fra ottant’anni, quando avranno ricostruito dalla macerie, si ricorderanno che i fascisti vanno esclusi dal sistema democratico perché, quando arrivano al potere, lo smantellano. O forse siamo condannati ad un loop eterno.

Trump, poi, non ha mai nascosto nulla. Aveva dato ampi segnali inequivocabili di fascismo (vedi l'assalto al Campidoglio del 2021, la sistematica delegittimazione del voto con le accuse di brogli, ecc). E oggi Trump ha dato il via libera a tutti i potenti di invadere e sopraffare.

Diverse Costituzioni nate dalle rovine del fascismo e del nazismo avevano fissato questo principio in modo chiaro, ma lo abbiamo ignorato perché volevamo che il sistema democratico desse a chiunque la possibilità di partecipare, anche a coloro che era chiaro lo avrebbero sfruttato solo fino a quando gli sarebbe tornato utile.

Adesso il giro della giostra è iniziato e, come sempre, saremo costretti a percorrerlo fino in fondo.
Sopraffazioni normalizzate, discriminazioni plateali, omicidi giustificati e tutto il resto del kit previsto da chi governa con violenza e orrore. E c'è la fila per arruolarsi fra le fila del dittatore di turno.

Software denudatori, quando l’IA riscrive i corpi by Filippo Venturi

SOFTWARE DENUDATORI
Quando l’IA riscrive i corpi

Grok, l’intelligenza artificiale di Elon Musk, interpellabile sul social network X (ex Twitter), consente da qualche tempo di modificare in pochi secondi le fotografie condivise da altri utenti, pubblicando direttamente il risultato sulla piattaforma.

Così può capitare che una ragazza condivida una propria fotografia e gli utenti, nei commenti, chiedano a Grok di mostrarla in bikini, di farla diventare un uomo, di mostrarne il viso che nella foto originale era celato (il viso generato, presumibilmente, è inventato e non quello reale; ma non sarebbe difficile istruire una IA a cercare altre foto nel profilo di quella ragazza per risalire al viso e inserirlo nell'immagine generata) e così via.

Se è facilmente intuibile quali possano essere le conseguenze negative di questa nuova possibilità, non è ben chiaro quali siano quelle positive. Prima o poi ci scapperà qualche post divertente, e poi? Tutti gli altri deepfake che effetto avranno?

Ufficialmente Grok è stato limitato dai suoi sviluppatori in modo che non possa generare deepfake pornografici; eppure è già capitato che abbia generato immagini pornografiche con ragazze minorenni. Sulla questione è intervenuto anche il governo indiano, che ha chiesto a Musk di porre rimedio (link 1).

Operazioni di denudazioni femminili sono possibili anche con le IA generative di Google e ChatGPT (link 2).

Ovviamente il fenomeno dei deepfake esisteva anche prima, ma richiedeva competenze non comuni. Rendere questa attività alla portata di chiunque sappia scrivere un commento cambia le cose. Forse l'unico pregio (molto relativo, non risolutivo e forse utopistico) è che impareremo a prestare più attenzione a quello che condividiamo online.

Nonostante polemiche e indagini, e le promesse di porvi rimedio, Grok viene usato per produrre in modo sistematico immagini di donne in bikini e in biancheria intima. I ricercatori stimano che Grok sia diventato il più grande creatore di immagini deepfake a sfondo sessuale (link 3).

Come se non bastasse, la domanda per questo tipo di contenuti è così elevata che esistono aziende specializzate nello sviluppo di software "denudatori" (basati su intelligenza artificiale, che prendono online foto di donne, anche minorenni, le denudano e le collocano in contesti pornografici). Due di queste aziende hanno lasciato i loro database aperti e visibili a chiunque con un minimo di conoscenze tecniche (link 4).

Questo tipo di reato è già punibile in diversi casi (in parte dipende dall’eventuale condivisione o pubblicazione, ma non solo), ma l’accessibilità e la scala con cui queste tecnologie operano rendono l’applicazione delle norme esistenti complessa e spesso inefficace. A meno che non si intervenga alla radice, sulla regolamentazione dell’uso delle intelligenze artificiali in contesti delicati come il suddetto.

La fotografia fake dell'arresto di Nicolas Maduro by Filippo Venturi

Questa fotografia (o frame da un video) che circola online mostrerebbe l'arresto di Nicolás Maduro, Presidente del Venezuela, da parte dalle forze statunitensi.

In attesa di sviluppi (verifiche ed eventuali smentite andrebbero sempre aspettate, ma oggi adottiamo un sistema di informazione e comunicazione che non tollera l'attesa) possiamo affermare che molto probabilmente non è una fotografia e nemmeno un frame estratto da un video reale, ma che si tratta di una immagine generata con intelligenza artificiale.

Proviamo a seguire i 4 passaggi che avevo suggerito ormai un anno fa, in casi analoghi (vedi il link nei commenti; sottolineo che, anche quando tutti i passaggi sembrano indicare una risposta univoca, non sempre possiamo giungere a una certezza assoluta):

1) L’affidabilità della fonte: al momento non ho trovato fonti giornalistiche affidabili che la riportino dopo le opportune verifiche e conferme.

2) L’ambiguità visiva: l'immagine riporta un timestamp anacronistico e che sembra più un tentativo di rafforzare la credibilità e attualità dell'immagine come documento. Il volto di Maduro sembra staccarsi troppo dal resto della immagine (come nitidezza e come effetto patinato). Le divise dei due militari hanno qualche anomalia, come la dicitura "DEA" ben visibile. Non è da escludere che il tutto sembri posticcio perché inscenato per produrre materiale visivo da diffondere. Personalmente però tenderei a considerarla una immagine generata.

3) Software di riconoscimento: viene rilevata la filigrana SynthID (quindi di una immagine generata con intelligenza artificiale).

4) Prove di supporto: non ho trovato foto o video o registrazioni audio di momenti immediatamente precedenti o successivi alla situazione mostrata nell'immagine.

La mia personale conclusione è quindi che si tratti di una immagine falsa di un evento reale (l'effettivo arresto di Maduro non è in discussione), che rende visibile qualcosa di cui, al momento, non ci sono prove visibili.

Ci troviamo di fronte a una dinamica che si è fatta largo nel mondo contemporaneo (occidentale, ma non solo, come dimostra il fatto che numerosi media asiatici abbiano utilizzato questa immagine come prova reale) in cui la realtà necessita di prove visive per consolidarsi come tale. A qualsiasi costo. Fino al paradosso di inventare un’immagine per confermare la realtà.

L'accettare l'uso di questo tipo di immagini, per questo scopo, fortunatamente è ancora considerato inaccettabile nel mondo dell'informazione di qualità.

Mar-a-Lago by Filippo Venturi

Tina Davis aveva 14 anni quando è stata reclutata assieme ad altre 8-9 ragazze per un party a Mar-a-Lago, e le è stato detto “vestiti sexy”. Secondo la madre Sandra Coleman, che l’ha accompagnata, tutte erano molto giovani, a momenti non avevano neanche bisogno del reggiseno.

Quando sono arrivati a Mar-a-Lago a Tina è stato subito dato un bicchiere di champagne. La madre gliel’ha tolto di mano, ma i camerieri continuavano ad offrire. Uomini di mezza età si avvicinano di continuo a Tina, e la madre rispondeva “Buongiorno, sono sua madre.”

Durante una fermata al bagno hanno incrociato Marla Maples, che aveva sposato Trump l’anno prima e che avevano già conosciuto durante il party. Coleman dice che Maples l’ha presa per mano, l’ha guardata negli occhi, e ha detto “Fai tutto il possibile per impedire che quegli uomini si avvicinino a tua figlia, mio marito soprattutto. Proteggila.”

(fonte: The New York Times)

Le dinamiche del potere tendono a ripetersi con regolarità. Uomini ricchi si rivelano consumati dal bisogno di confermare la propria supremazia attraverso il dominio sessuale su ragazze giovanissime, ancora prive di quel carattere e di quella autonomia che rendono le donne adulte meno facili da sottomettere o comunque non completamente annullabili come persone. Il potere sembra quindi desiderare vittime disarmate per compiersi nella sua interezza.

In questo scenario, c’è una figura enigmatica che regolarmente ritorna: quella della moglie che sa.

Spesso anche lei una vittima, ma da tempo non più centrale, a volte giungendo a una convivenza arida e formale, che vive nel palazzo, accanto al mostro, e ne conosce la forma reale.

Marla Maples e Veronica Lario probabilmente un tempo furono attratte dal potere, dalla ricchezza e dal carisma di un uomo e solo in un secondo momento ne hanno scoperto la componente predatoria.

La Lario parlò delle “vergini offerte al drago”, nominando ciò che tutti vedevano ma nessuno voleva riconoscere come tale. Non lo fece per distruggere il sistema (cosa che chi vive dentro il palazzo raramente sceglie di fare) ma per incrinarne il mito. La Maples cercò invece di salvare una ragazzina di 14 anni ormai giunta nella tana del mostro, ma chissà quante altre volte è rimasta in silenzio, osservando il rito compiersi.

Queste donne stanno sul confine tra complicità e resistenza, tra protezione e impotenza, forse in cerca di una redenzione, a volte tardiva e parziale, senza però compiere il passo decisivo.

Questa esitazione, con la complicità della corte intera, consente al mostro di sopravvivere a lungo.

Messa al bando dagli Stati Uniti di Trump by Filippo Venturi

CV-ready wording:
"In 2025, his sustained sharing of opinions and content on social media over the previous five years results in his being banned from entry into the United States during the Trump administration."

Dicitura pronta da inserire nel CV:
"Nel 2025 la sua condivisione di opinioni e contenuti nei social, avvenuta regolarmente negli ultimi 5 anni, gli conferisce la messa al bando dagli Stati Uniti di Donald Trump."

Per capire il contesto:
Viaggi negli Usa, che cosa cambia con il controllo dei social degli ultimi 5 anni
Gli Stati Uniti vogliono rendere obbligatoria la dichiarazione di cinque anni di attività sui social media per ottenere l’Esta e viaggiare senza visto.

Sicurezza e Democrazia by Filippo Venturi

La questione del riarmo europeo è un tema estremamente complesso e stratificato. Di sicuro è inadatto a essere liquidato con slogan come “UE guerrafondaia” o “Von der Leyen pazza”.

Per oltre 70 anni, una larga parte dell’Europa ha goduto di una pace senza precedenti. Dal 1945 a oggi la guerra non ha più toccato il territorio degli Stati dell’Europa occidentale, il che è un risultato straordinario se si considera la storia del continente. Questo lungo periodo di stabilità è stato possibile grazie a una combinazione di fattori. L’integrazione economica, lo sviluppo del mercato comune, la progressiva interdipendenza industriale e commerciale, ma soprattutto la scelta politica di ragionare come alleati e non più come rivali.

Un elemento strutturale è stato il ruolo degli Stati Uniti nella difesa del continente. I paesi europei hanno delegato una parte sostanziale della propria sicurezza agli USA (anche tramite la NATO), i quali hanno garantito un “ombrello di sicurezza” che ha consentito agli Stati europei di ridurre la spesa militare, investendo invece nello sviluppo economico, nel welfare state, nella sanità pubblica e nei diritti sociali.

Questo equilibrio prevedeva però anche una forma di subordinazione soft, cioè una dipendenza strategica consapevole e consensuale, in cui Washington assumeva il ruolo di alleato dominante, una sorta di fratello maggiore benevolo ma pur sempre con l'ultima parola. Una relazione che Donald Trump ha progressivamente trasformato in un rapporto più ricattatorio, simile a quello di un genitore severo e minaccioso.

Alcune dichiarazioni recenti suggeriscono che Trump e Putin condividano l'interesse a un indebolimento dell'UE. Può essere che i due stiano perseguendo questo scopo per puro senso di giustizia e per generosità? O forse è utile a entrambi una UE decaduta e frammentata in 27 paesi più deboli sotto ogni punto di vista, che dovrebbero per forza cercare riparo sotto l'ala egemonica statunitense o russa o cinese?

Il nodo politico fondamentale, oggi, è quindi comprendere se l’Unione Europea desideri davvero diventare una potenza fra le potenze, capace non solo di produrre ricchezza e norme, ma anche di garantire la propria sicurezza. Questo include inevitabilmente interrogarsi su un rafforzamento della difesa comune e, nel lungo periodo, sulla creazione di un vero e proprio esercito europeo, dotato di capacità di deterrenza credibile.

Altrimenti, l’Europa continuerà a essere l’unica grande area del mondo a difendersi con le sole buone intenzioni e con la diplomazia. Ma la realtà geopolitica attuale, con guerre alle porte dell’UE, un sistema internazionale sempre più instabile e potenze revisioniste in piena espansione, suggerisce che questo approccio non sia più sostenibile (e quando lo era, vedeva comunque il braccio armato americano sullo sfondo).

L’aspetto forse più delicato riguarda però il costo della democrazia. Mantenere società pluraliste, garantire diritti sociali e civili, sostenere sistemi sanitari pubblici funzionanti, investire in istruzione, ricerca, trasparenza e stato di diritto richiede risorse ingenti. Le dittature, al contrario, possono risparmiare tagliando tutto ciò che rende una società vivibile ma non di qualità.

L’augurio, e la sfida politica più grande, è che l’Unione Europea scelga di rafforzare la propria sicurezza senza scivolare nella logica competitiva delle autocrazie. Che non rinunci ai propri valori, ai diritti dei cittadini, ai servizi pubblici o al proprio modello sociale per stare al passo con chi basa il proprio potere sulla repressione anziché sul consenso.

[L'immagine è tratta dal mio lavoro "Broken Mirror", realizzato con l'intelligenza artificiale]

Il Signore degli Algoritmi by Filippo Venturi

[Una immagine dal mio lavoro “Broken Mirror”, realizzato con Intelligenza Artificiale]

Il Signore degli Algoritmi

Sorvegliare, prevedere, colpire: il futuro plasmato dalle grandi aziende tecnologiche

A maggio, nei giorni in cui lavoravo all’articolo sull’80° anniversario del lancio delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki (uscito su FotoIT a novembre), mi è capitato di sentire il confronto avvenuto fra Alex Karp, CEO di Palantir Technologies, e una attivista pro-Palestina che lo aveva interrotto durante un intervento all’Hill and Valley Forum, un evento dedicato alla politica tecnologica.

Palantir Technologies è un’azienda statunitense specializzata nell'analisi dei big data (enormi quantità di dati, strutturati e non, così numerosi, vari e complessi da non poter essere gestiti con strumenti tradizionali) e nello sviluppo di sistemi basati sull’intelligenza artificiale (IA). L’azienda è storicamente legata ai governi americani che si sono susseguiti negli ultimi decenni e all’esercito. Fra gli scopi più controversi attribuiti all’azienda ci sarebbe l’uso dei big data, dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie per la sorveglianza per predire i crimini e chi li compirà. Uno scenario che ricorda il film “Minority Report” di Steven Spielberg e, prima ancora, il romanzo “Rapporto di minoranza” di Philip K. Dick.

Il nome dell'azienda deriva dai Palantir, chiamati anche Pietre Veggenti, manufatti dell'universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese J.R.R. Tolkien. I Palantir, la cui traduzione è "Coloro che sorvegliano da lontano", sono sfere di cristallo che permettono a chi ne osserva una di vedere e comunicare, anche a grande distanza, con chiunque stia a sua volta osservandone un altro Palantir. L’azienda ha adottato questo nome perché intende offrire ai suoi clienti strumenti capaci di osservare e mettere in luce pattern invisibili dentro enormi masse di dati.

Nel report pubblicato il 30 giugno 2025 intitolato “From economy of occupation to economy of genocide”, la relatrice ONU Francesca Albanese accusa una quarantina di aziende — tra cui Palantir Technologies — di avere «fornito tecnologia di polizia predittiva automatizzata, infrastrutture di difesa per la rapida implementazione di software militari e piattaforme di IA per decisioni automatizzate sul campo di battaglia» alle Forze di Difesa Israeliane (IDF).

Tornando al confronto, la parte più interessante è la seguente:
«La vostra tecnologia uccide i palestinesi» ha urlato la manifestante.
«Per lo più terroristi, è vero», ha risposto Karp (non esistono dati univoci, le stime indicano però che tra il 60% e l’80% delle vittime complessive sono civili). 
[…]
«La più ovvia soluzione alla guerra [in Palestina] è che l’Occidente abbia le armi più forti, precise e letali possibili, così da poter ridurre al minimo le morti non necessarie, e il modo migliore per ridurre quelle morti è essere così forti da non essere attaccati. È proprio così che si fa!», ha concluso Karp.

Per il CEO di Palantir Technologies, quindi, l’unica via per preservare la pace passa attraverso il consolidamento di una superiorità tecnologico-militare schiacciante, resa possibile da sistemi d’arma sempre più autonomi, sempre più intelligenti, sempre più veloci nell’individuare un obiettivo e nel colpirlo. Questa idea che “per avere la pace bisogna essere i più forti” non è nuova. È la stessa logica che ha alimentato, oltre ottant’anni fa, la corsa alla bomba atomica.

Durante la Seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti investirono nel Progetto Manhattan somme imponenti per anticipare le ricerche della Germania. In questi anni una dinamica simile sembra ripetersi con l’intelligenza artificiale, in una corsa contro la Cina. Le grandi potenze — e con loro le aziende tecnologiche private che operano a stretto contatto con i governi — stanno riversando capitali colossali nello sviluppo di algoritmi capaci di orientare il campo di battaglia.

Il costo totale del Progetto Manhattan, dal 1942 al 1946, fu di circa 2 miliardi di dollari dell’epoca. A seconda del metodo di aggiustamento per l’inflazione, questa cifra viene spesso tradotta in circa 30–50 miliardi di dollari attuali. Il grosso del costo fu assorbito dalle infrastrutture, come gli impianti per l’arricchimento dell’uranio a Oak Ridge, i reattori a Hanford e il centro di ricerca a Los Alamos.

Secondo il Stanford Institute for Human‑Centered AI (HAI), la spesa federale americana per contratti legati all’IA è cresciuta da circa 3,2 miliardi di dollari (2022) a 3,3 miliardi di dollari (2023), ma a questa vanno aggiunti i costi sostenuti dalle Big Tech private, sempre più legate e dipendenti all’Amministrazione di Donald Trump, e che si stima investiranno fra i 300 e i 400 miliardi di dollari solo quest’anno.

Secondo una stima pubblicata dalla società Gartner nel 2025, la spesa globale per l’intelligenza artificiale (infrastruttura, software, servizi, hardware) è stimato che possa raggiungere circa 1,5 trilioni di dollari entro la fine dell’anno.

Allora si correva per costruire l’arma definitiva, quella che avrebbe garantito supremazia e deterrenza. Oggi la competizione riguarda sistemi di intelligenza artificiale capaci di sostenere nuove generazioni di armamenti autonomi, più efficaci e letali. Questa potrebbe essere anche una delle ragioni per cui quantità enormi di investimenti stanno affluendo verso aziende tecnologiche che, in realtà, continuano a registrare perdite significative o utili irrisori. Come nel 1945 il valore non risiede nei profitti immediati, ma nel vantaggio strategico e della promessa di un’egemonia futura.

Nei giorni scorsi Trump ha ribadito, con il lancio della Genesis Mission, definita dalla Casa Bianca come «il più grande motore della scoperta scientifica americana dai tempi del programma Apollo», la centralità dello sviluppo e implementazione dell’intelligenza artificiale nel sistema americano, nelle tecnologie e nelle ricerche future.

Il fatto che Palantir Technologies e altre compagnie tecnologiche siano tra le più vicine alle istituzioni politiche e militari non sembra più un dettaglio tecnico, ma un tratto distintivo di una nuova fase geopolitica. Una fase in cui tecnologia e guerra tornano a sovrapporsi, e in cui l’intelligenza artificiale rischia di diventare ciò che la bomba atomica è stata per il Novecento, cioè l’oggetto di una corsa che nessuno può permettersi di perdere, anche a costo di ignorare del tutto le conseguenze etiche e umanitarie.

E il giorno in cui questo risultato sarà raggiunto, servirà una dimostrazione di forza, che ci ricorderà nuovamente cosa accade quando la scienza e il potere si alleano senza limiti etici.

Ulisse alla scoperta di Letizia Battaglia by Filippo Venturi

Qualche giorno fa ho portato mio figlio Ulisse alla visita guidata per bambini — condotta dalla sempre bravissima Lisa Rodi — della mostra “Letizia Battaglia. L'opera 1970-2020” ai Musei di San Domenico, a Forlì.

Conoscevo già bene il lavoro immenso di Letizia, ma questa visita mi ha permesso di rivederlo con calma e scoprire nuovi dettagli e aneddoti.

Al primo piano, comprensibilmente, la visita guidata ha saltato la sala dedicata alle stragi di mafia dove io, invece, mi ci sono soffermato a lungo.

Come detto, conoscevo già queste fotografie ma, entrando nella sala, quando mi è apparsa la stampa grande del giudice Giovanni Falcone ai funerali del generale Dalla Chiesa, vittima della mafia nel 1982, e conoscendo anche il destino solitario che lo attenderà nei dieci anni successivi, fino al suo assassinio, ho avuto una sorta di sindrome di Stendhal e gli occhi mi si sono riempiti di lacrime.

Ho rivisto i cadaveri delle vittime, le macchine coi vetri in frantumi, i parenti disperati e tutto il turbinio di voci e grida — potevo sentirle, in qualche modo — e questo era davvero insopportabile. Quando poi ho letto il testo che presentava le opere esposte nella sala, ho potuto comprendere a fondo la sua profonda stanchezza nel fotografare queste situazioni, senza vedere una reazione da parte dei cittadini e delle autorità.

Dopo essermi ripreso, mi sono riunito al gruppo di bambini che, intanto, stava osservando una delle sale successive, con soggetti più leggeri, dove c’erano anche le fotografie di Letizia a dei bambini che giocano con delle pistole giocattolo ricevute in dono dai genitori, nel Giorno dei Morti.

Sono arrivato giusto in tempo per sentire Ulisse fare una delle sue tipiche osservazioni, da bambino, a volte fuori tema ma allo stesso tempo perfettamente in tema: “Io è tutta la vita che mi chiedo perché fanno i fucili e le pistole se poi non le usano bene”.

Ho provato una certa soddisfazione e consolazione.

Nell’ultima sala, la mia attenzione è andata al potente ritratto che Letizia Battaglia ha fatto a Rosaria Costa — la vedova dell’agente di scorta Vito Schifani, ucciso nella strage di Capaci del 23 maggio 1992 insieme a Giovanni Falcone, alla moglie e agli altri agenti — e si è ripetuto quello strano fenomeno in cui potevo sentire le fotografie parlare, ma in questo caso ho udito le parole del suo indimenticabile intervento in chiesa, al funerale del marito.

Ulisse ha invece notato la foto di una madre sulla spiaggia, abbracciata alla figlia, con didascalia “Olimpia a Mondello” e mi ha confidato che gli piacerebbe una foto così, abbracciato alla mamma.