Fake News

Non basta dire che è falso by Filippo Venturi

Non basta dire che è falso

In questi giorni sta girando una immagine modificata con l’intelligenza artificiale che mostra una realtà falsa in cui il colono israeliano e la donna palestinese - di cui si è parlato molto nei giorni scorsi e di cui ho scritto nel post “L’Abuso” - sorridono e si danno la mano, in un atteggiamento complice che lascerebbe pensare che l’abuso dell’uomo sulla donna, visibile nella potente fotografia del fotogiornalista Pietro Masturzo, apparsa sulla copertina del settimanale L’Espresso, possa essere in realtà una messa in scena.

Si tratta di un tentativo meschino di alterare i fatti. Dopo vari tentativi di sminuire l’episodio (uno dei tanti abusi, noti, dei coloni israeliani verso i palestinesi), evidentemente qualcuno ha provato a giocare la carta del complotto.

Oltre a questo, però, c’è una ingenuità che vedo ripetersi da tempo, compiuta da alcuni debunker, fact-checker o anche semplici persone in buona fede che denunciano immagini false o generate con l’IA, che consiste nel ripubblicarle integralmente, senza inserire sull’immagine un watermark evidente che le identifichi subito come fake.

Nel tentativo di smontare un tentativo di disinformazione, si rischia di alimentarne la circolazione. Queste immagini fake, senza l’indicazione visiva che sono fake, vengono condivise, screenshottate, salvate, ritagliate e ricondivise altrove, rischiando di perdere il contesto originale della smentita.

Possono comparire nei risultati dei motori di ricerca, nelle anteprime o nelle ricerche per immagini, dove molti utenti le vedranno senza aprire l’articolo che spiega che si tratta di un falso.

In un ecosistema digitale dove il contenuto viaggia più veloce della spiegazione, non basta dire “questa immagine è fake”, ma è necessario renderlo visibile sull’immagine stessa. Altrimenti il tentativo di smontare la disinformazione rischia di diventare, involontariamente, promozione della fake news.

Seminario su Fotografia, Informazione, Potere e Intelligenza Artificiale by Filippo Venturi

INFRANGERE LO SPECCHIO
Fotografia e Informazione nell’era dell’Intelligenza Artificiale

Questo seminario si propone come uno spazio di confronto aperto, pensato soprattutto per chi oggi sta costruendo il proprio sguardo sul mondo: studenti universitari e non, giovani fotografi, artisti visivi, aspiranti giornalisti, docenti e tutte le persone interessate a comprendere il ruolo delle immagini nella società contemporanea.

Il seminario è focalizzato sull’incontro fra fotografia e intelligenza artificiale (IA) e — attraverso esempi tratti dal lavoro del docente e da casi recenti di rilievo internazionale — esplora l’evoluzione del processo creativo, del ruolo dell’immagine nella comunicazione, nell’informazione e nella vita quotidiana, analizzandone anche il peso crescente come strumento di esercizio del potere.

Il docente presenterà alcuni dei suoi progetti di fotografia documentaria, esponendo nel dettaglio la filosofia alla base di essa e le metodologie pratiche adottate. Illustrerà inoltre le notevoli differenze teoriche e pratiche che caratterizzano l’utilizzo dell’IA nel processo creativo. Verrà mostrato come l’IA possa ampliare il ventaglio di possibilità dei fotografi e le idee che sottendono alla creazione di progetti.

In un’epoca di deepfake, algoritmi opachi e flussi visivi incontrollabili, il ruolo del fotografo e del giornalista non consiste più soltanto nell’essere testimoni, ma anche interpreti critici, chiamati a interrogarsi su responsabilità, etica, trasparenza e fiducia. Comprendere questi meccanismi diventa essenziale per non subire passivamente le immagini, ma per imparare a leggerle, smontarle e, se necessario, usarle consapevolmente come forma di resistenza culturale.

Saranno esaminate diverse casistiche che negli ultimi mesi hanno avuto un impatto significativo nel panorama dell’informazione internazionale. Saranno affrontati sia i timori legati all’adozione di questa nuova tecnologia, sia le potenzialità che essa porta con sé, aprendo un dibattito sul futuro dell’arte fotografica e della nostra interazione con le immagini.

La fotografia e l’IA non sono strumenti da temere o da idolatrare, ma linguaggi da comprendere a fondo per poterli usare con lucidità, immaginazione e senso critico. L’obiettivo non è fornire risposte definitive, ma stimolare domande urgenti su chi siamo, su come raccontiamo il mondo e su quale responsabilità scegliamo di assumerci nel farlo.

Il futuro non sarà scritto dalle macchine, ma da chi saprà dialogare con loro, con consapevolezza, usando la tecnologia per ampliare, non per ridurre, la propria umanità.

Il seminario è modulabile per durata e formato (lezione frontale, incontro dialogico, masterclass), in base al contesto e al pubblico di riferimento. Offre strumenti critici per leggere e interpretare le immagini contemporanee e per comprendere come fotografia e intelligenza artificiale influenzino l’informazione e la costruzione della realtà. I partecipanti acquisiranno una maggiore consapevolezza dei meccanismi tecnologici, culturali e di potere che agiscono dietro le immagini, sviluppando un approccio responsabile, creativo e informato al loro utilizzo.


DOCENTE

Filippo Venturi è un fotografo documentarista, artista visivo, docente e divulgatore. Sviluppa progetti che affrontano temi legati all’identità e alla condizione umana. Ha documentato dittature, democrazie in crisi e movimenti per i diritti.

Il suo lavoro indaga scenari contemporanei e futuri plasmati dall’evoluzione tecnologica. Grazie a una laurea in Scienze dell’Informazione e alla sua esperienza nel fotogiornalismo, sviluppa anche progetti in cui integra la fotografia tradizionale con l’uso di nuovi strumenti tecnologici.

Negli ultimi anni la sua ricerca si è focalizzata sul rapporto fra fotografia, informazione, potere e intelligenza artificiale, analizzando come queste dinamiche contribuiscano a plasmare la percezione della realtà.

Accanto alla pratica artistica, tiene corsi e seminari in contesti accademici e culturali, come BergamoScienza e la New York University. È docente nel Master di Giornalismo presso l'Università di Bologna.

I suoi progetti sono stati pubblicati su importanti giornali internazionali, fra cui National Geographic, The Washington Post, The Guardian, The Financial Times, Vanity Fair, Geo, Der Spiegel, Internazionale, La Repubblica, Il Corriere della Sera e La Stampa.

Ha esposto in Italia e all’estero in importanti sedi e festival tra cui il Foro Boario di Modena come “New Talent” della Fondazione Modena Arti Visive, CIFA – Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena, MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma, Somerset House a Londra, U Space a Pechino, Willy Brandt Haus a Berlino, Sony Square a New York, Copenhagen Photo Festival, Helsinki Photo Festival , Voies Off Awards a Les Rencontres d’Arles, Photo Vogue Festival, Photolux a Lucca, SI Fest a Savignano sul Rubicone, Festival di Fotografia Etica di Lodi e il Festival della Fotografia Italiana.

Il suo progetto a lungo termine sulla Penisola Coreana gli è valso numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui il Sony World Photography Award, il LensCulture Emerging Talent Award, Il Reportage Award, il Voglino Award e il Portfolio Italia – Grand Premio Hasselblad. I suoi lavori sono stati nominati più volte per il prestigioso Leica Oskar Barnack Award.

Nel 2025 è stato nominato Autore dell’Anno dalla FIAF.

www.filippoventuri.photography
filippo.venturi@gmail.com

La fotografia fake dell'arresto di Nicolas Maduro by Filippo Venturi

Questa fotografia (o frame da un video) che circola online mostrerebbe l'arresto di Nicolás Maduro, Presidente del Venezuela, da parte dalle forze statunitensi.

In attesa di sviluppi (verifiche ed eventuali smentite andrebbero sempre aspettate, ma oggi adottiamo un sistema di informazione e comunicazione che non tollera l'attesa) possiamo affermare che molto probabilmente non è una fotografia e nemmeno un frame estratto da un video reale, ma che si tratta di una immagine generata con intelligenza artificiale.

Proviamo a seguire i 4 passaggi che avevo suggerito ormai un anno fa, in casi analoghi (vedi il link nei commenti; sottolineo che, anche quando tutti i passaggi sembrano indicare una risposta univoca, non sempre possiamo giungere a una certezza assoluta):

1) L’affidabilità della fonte: al momento non ho trovato fonti giornalistiche affidabili che la riportino dopo le opportune verifiche e conferme.

2) L’ambiguità visiva: l'immagine riporta un timestamp anacronistico e che sembra più un tentativo di rafforzare la credibilità e attualità dell'immagine come documento. Il volto di Maduro sembra staccarsi troppo dal resto della immagine (come nitidezza e come effetto patinato). Le divise dei due militari hanno qualche anomalia, come la dicitura "DEA" ben visibile. Non è da escludere che il tutto sembri posticcio perché inscenato per produrre materiale visivo da diffondere. Personalmente però tenderei a considerarla una immagine generata.

3) Software di riconoscimento: viene rilevata la filigrana SynthID (quindi di una immagine generata con intelligenza artificiale).

4) Prove di supporto: non ho trovato foto o video o registrazioni audio di momenti immediatamente precedenti o successivi alla situazione mostrata nell'immagine.

La mia personale conclusione è quindi che si tratti di una immagine falsa di un evento reale (l'effettivo arresto di Maduro non è in discussione), che rende visibile qualcosa di cui, al momento, non ci sono prove visibili.

Ci troviamo di fronte a una dinamica che si è fatta largo nel mondo contemporaneo (occidentale, ma non solo, come dimostra il fatto che numerosi media asiatici abbiano utilizzato questa immagine come prova reale) in cui la realtà necessita di prove visive per consolidarsi come tale. A qualsiasi costo. Fino al paradosso di inventare un’immagine per confermare la realtà.

L'accettare l'uso di questo tipo di immagini, per questo scopo, fortunatamente è ancora considerato inaccettabile nel mondo dell'informazione di qualità.

Olimpiadi di Parigi 2024 e Fake News by Filippo Venturi

Oggi vicinanza ad Angela Carini.

Domani (forse) scopriremo che anche Imane Khelif è vittima di una narrazione che l'ha dipinta come un uomo che ha fatto irruzione alle olimpiadi, fra le donne. E invece ha affrontato situazioni complesse e persino dolorose, senza trarre chissà quale beneficio dalla sua condizione, in quanto a risultati sportivi (basta guardare il suo palmares).

Dopodomani tireremo lo sciacquone, perché in fondo non ci interessa di loro, ma vogliamo solo posizionarci socialmente e digeriremo un'altra vicenda attuale.

(Si, pure io lo sto facendo con questo post)


Le Olimpiadi di Parigi 2024 ci hanno confermato che non è necessaria l'intelligenza artificiale per generare scandali e polemiche, spesso basati su falsità o sul nulla. E' sufficiente creare storie sensazionalistiche oppure ingiuste che confermano qualche nostro pregiudizio (bias), così da spingerci a parlarne (e a diffonderle) senza attendere approfondimenti o senza verificare personalmente. In particolare diverse fake news hanno come finalità attaccare le persone queer.

1) Le foto delle nuotatrici con sul costume, ad altezza genitali, la scritta "not a dude" (non sono un maschio) sono dei fotomontaggi. Non è mai avvenuta una protesta contro la presenza di persone trans alle Olimpiadi, come si è cercato di far credere.

2) La pugilessa algerina Imane Khelif non è un uomo e non è un trans. E' una donna il cui corpo produce più testosterone della media. Aveva già partecipato a tornei di boxe femminile, ottenendo risultati a volte modesti a volte buoni, venendo sconfitta da altre pugilesse. Si allena con le pugilesse donne, che quindi la conoscono. Non è un uomo che ha fatto irruzione alle Olimpiadi negli sport femminili, insomma.

P.S. L'Algeria non riconosce la transizione di genere, criminalizza l'omosessualità ed è sotto la guida di un regime autoritario, quindi se Imane Khelif fosse un trans, non sarebbe alle Olimpiadi ma in carcere.

3) Un ballerino, al banchetto con le drag queen, avrebbe mostrato un testicolo durante la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi. In realtà si tratta di un buco nelle calze.

4) Il tiratore turco Yusuf Dikec non è un meccanico che è arrivato alle Olimpiadi un po' per caso. E' un atleta che fa uso di meno tecnologia, rispetto ad altri, ma non ha caratteristiche fuori dal comune. Nella sua carriera ha numerose vittorie. Però la sua storia sarebbe risultata meno sbalorditiva se non si fosse associato al suo look sobrio un passato da uomo comune e lontano dall'ambiente delle gare con pistola ad aria.

5) Il politico di Fratelli d’Italia, Lucio Malan, ha denunciato su Twitter la presenza di un elemento, un vitello d'oro, all'inaugurazione delle olimpiadi, che sarebbe risultato il simbolo di un attacco alla cristianità, ignaro che si tratti di toro di bronzo e che sia una scultura presente a Parigi dal 1937.