Migranti

Migranti di Ceuta e intelligenza artificiale by Filippo Venturi

Una fotografia senza contesto, una notizia contraddittoria e il sospetto di un'immagine generata dall'IA

In questi giorni in cui sono in ferie, avevo notato un’immagine un po’ sospetta e mi sarei aspettato nei giorni successivi di leggere qualche verifica di fact-checker “noti”, ma non è accaduto.

Il 7 agosto il quotidiano Secolo d’Italia pubblica il seguente articolo:
Schengen, 15 irregolari provenienti dalla Spagna respinti negli aeroporti italiani: i fatti danno ragione al governo”, pubblicando a corredo quella che sembra una immagine d’archivio, con due poliziotti che svolgono dei controlli e la didascalia ”Foto: Ansa / Telenews (1 agosto 2026)”.

La fotografia non presenta particolari anomalie o curiosità, ma l’articolo al suo interno sembra contraddire il titolo perché dice “A riferire questo primo risultato è stata La Verità, facendo riferimento a fermi avvenuti in cinque diversi aeroporti: Linate, Malpensa, Bologna, Torino e Orio al Serio“. Non sono riuscito a reperire l'articolo originale de La Verità, quindi non posso verificare direttamente il contesto e la formulazione della notizia, ma l’aspetto più importante è che si tratta di fermi avvenuti in 5 aeroporti diversi, cosa che sarà importante in seguito.

In seguito l’articolo dice “Si tratta di extracomunitari privi di un permesso per circolare nel territorio italiano. Non è stato ancora possibile stabilire se fra questi 15 stranieri irregolari ci fossero anche immigrati passati dall’enclave spagnola in Africa“, il che fa dubitare sulla correttezza del titolo.

La notizia è stata condivisa su Facebook dalla pagina ufficiale di Fratelli d’Italia, utilizzando una immagine che mostra 13 migranti fermati da 4 poliziotti.

L’immagine presenta alcune anomalie:
1) L’immagine è priva di didascalia o comunque di un testo che la contestualizzi.
2) La scritta Polizia sulla schiena del poliziotto al centro sembra deformata, così come la scritta subito sotto, ricordando alcuni difetti tipici delle immagini generate con intelligenza artificiale (IA).
3) Anche l'abbigliamento dei presenti appare, a prima vista, poco compatibile con le temperature del periodo; si tratta tuttavia di un elemento secondario, così come altri dettagli presenti.
4) Se i 15 respingimenti sono avvenuti in cinque aeroporti diversi, non è però possibile stabilire che le 13 persone mostrate nell’immagine corrispondano a una parte di quei 15 casi. In assenza di una didascalia o di una fonte che identifichi l'immagine, il collegamento con la notizia rimane quindi non dimostrato.

Ci sono quindi vari livelli in cui questa notizia presenta delle criticità:
1) La notizia non dimostra che i 15 respinti provenissero da Ceuta — Prendendo per buona la notizia dei 15 fermi, è il quotidiano stesso a dire che non è stato possibile verificare quanti di questi 15 migranti provenissero da Ceuta. Appare un po’ affrettato quindi riconoscere dei meriti al governo circa la temporanea sospensione della libera circolazione Schengen nei collegamenti con la Spagna, senza dati verificati.
2) L’immagine non è contestualizzata e non viene fornita una fonte — L’immagine usata su Facebook da Fratelli d’Italia (e che non ho trovato altrove, se non dagli utenti che l’hanno condivisa partendo dal post Facebook) solleva qualche dubbio: prima di tutto non è presentata con una didascalia o descrizione, ma è semplicemente accostata alla notizia dei 15 fermi, lasciando quindi pensare che sia relativa a quell’evento. Il problema però è che presenta alcune anomalie tipiche dell’IA, come la scritta POLIZIA deformata e il testo subito sotto.
3) L'ipotesi IA — A parere personale, potrebbe essere una fotografia scelta da un altro contesto oppure, più probabilmente, l’ennesimo caso di immagine generata utilizzata a scopo illustrativo di un evento realmente accaduto (i 15 fermi, ma la notizia stessa si contraddice fra titolo e articolo, non rendendo possibile trarre conclusioni sicure), ma scelta o costruita in modo da risultare più efficace sul piano comunicativo e più persuasiva nei confronti del pubblico. Una immagine fotografica apocrifa (di cui avevo già parlato qui).

Immagine condivisa sulla pagina Facebook di Fratelli d’Italia, che riprende la notizia del quotidiano Secolo d’Italia

Pagina del quotidiano Secolo d’Italia, che usa una fotografia Ansa a corredo dell’articolo.

Immagini fotografiche apocrife by Filippo Venturi

Immagine generata con intelligenza artificiale e diventata virale sui social nell’estate del 2026. Raffigura un agente marocchino nell’atto di lanciare una grossa pietra contro un uomo indicato in alcune pubblicazioni come un migrante di ritorno da Ceuta. Secondo i controlli di Verificat, l’immagine sintetica ricostruisce una scena molto simile a quella documentata da un video ripreso da lontano a Fnideq, sul lato marocchino del confine con Ceuta. La scena si inserisce nella crisi migratoria del 30 e 31 luglio, quando decine di migliaia di persone entrarono irregolarmente a Ceuta dal Marocco. Nei giorni immediatamente successivi la grande maggioranza tornò indietro: secondo la stima comunicata il 4 agosto dal ministro dell’Interno spagnolo, circa 70.000 delle 72.000 persone entrate avevano già fatto ritorno in Marocco.

Questa immagine di un agente di polizia che lancia una pietra contro una persona, che secondo alcune fonti sarebbe un migrante che cerca di tornare in Marocco da Ceuta, è diventata virale sui social media in queste ore perché raffigura un momento terribile che diventa anche il simbolo di una questione che è ormai da anni al centro dell'attualità, cioè il fenomeno migratorio.

Fenomeno che, da una parte, viene raccontato come un’invasione, presentando il gesto dell’uomo che solleva la pietra come la reazione esasperata di chi difende un confine; dall’altra, come l’esibizione di una forza sproporzionata contro persone vulnerabili, talvolta utilizzata dai governi per alimentare la paura e distogliere l’attenzione da altri problemi.

Questa immagine, però, è stata generata con l’intelligenza artificiale, come rilevato da alcune testate e organizzazioni di fact-checking, tra cui Verificat in un articolo pubblicato da La Vanguardia. Già a un primo sguardo presentava alcuni elementi poco convincenti, ma da tempo il semplice sospetto non è più sufficiente e occorre verificare la provenienza dei contenuti e cercare riscontri attendibili.

L’episodio raffigurato sembra essere realmente avvenuto ed è documentato da un video ripreso da lontano, sul quale al momento non sono emersi elementi per dubitare della sua autenticità. L’immagine virale non è quindi una fotografia autentica né un semplice fotogramma del filmato, ma una ricostruzione generativa della scena, presumibilmente realizzata utilizzando come riferimento un fotogramma estratto dal video.

Confronto tra un fotogramma del video circolato sui social, a sinistra, e l’immagine generata con intelligenza artificiale, a destra. La ricostruzione conserva la struttura fondamentale della scena e il gesto dell’agente, ma trasforma un’immagine distante e poco definita in una rappresentazione nitida, immediatamente leggibile e visivamente più drammatica.

È proprio questa sovrapposizione tra la falsità dell’immagine e la verità dell’evento a rendere il fenomeno particolarmente insidioso. La semplice opposizione tra vero e falso diventa insufficiente a descrivere ciò che accade: ciò che vediamo non documenta il fatto, ma nemmeno lo inventa necessariamente. Ne produce invece una rappresentazione plausibile, costruita a posteriori, che può finire per sostituirsi, nella memoria collettiva, alle immagini realmente disponibili.

È quindi un tipo di immagine para-documentaria, che potremmo definire anche immagine fotografica apocrifa, che si sta imponendo, come visto nei mesi scorsi con l’intervento degli “eroi di Modena" o con il poliziotto aggredito a Torino e soccorso da un collega o ancora con l'arresto di Maduro (caso in cui l'immagine era però stata inventata completamente, senza partire da una documentazione video o di altro tipo), che racconta qualcosa di realmente avvenuto ma con un’estetica più pulita dei fotogrammi disponibili e che, in qualche modo, soddisfa maggiormente il fruitore grazie al suo essere immediatamente leggibile, al suo accentuare la componente emotiva e a essere visivamente più appagante, consentendole di diventare memorabile.

Modena, 16 maggio 2026. A sinistra, un fotogramma del video che documenta alcuni cittadini mentre immobilizzano Salim El Koudri dopo la fuga seguita all’investimento di alcuni pedoni nel centro della città. A destra, una ricostruzione della stessa scena generata con intelligenza artificiale, più nitida, ordinata e visivamente leggibile del materiale originale. Un evento realmente documentato viene così trasformato in un’immagine che sembra fotografica, ma non costituisce una testimonianza diretta di quel momento.

Torino, 31 gennaio 2026. A sinistra, alcuni fotogrammi del video che documenta il momento in cui l’agente di Polizia Lorenzo Virgulti raggiunge e protegge il collega Alessandro Calista, appena aggredito durante gli scontri avvenuti nel corso del corteo in sostegno di Askatasuna. A destra, la ricostruzione realizzata con intelligenza artificiale e successivamente diffusa anche dai canali istituzionali: la scena reale viene resa più nitida e drammatica, ma diversi elementi — dal volto dell’agente alla maschera antigas, allo scudo e allo sfondo — risultano modificati o ricostruiti.

L’aspetto forse più interessante è che l’efficacia di queste immagini può sopravvivere perfino alla scoperta della loro natura artificiale. Una volta accertato che il fatto è realmente avvenuto, lo spettatore può continuare a considerare quella rappresentazione sostanzialmente vera, anche sapendo che quel preciso istante non è mai esistito davanti a un obiettivo. La verità dell’evento finisce così per trasferire parte della propria credibilità a un’immagine che non ne costituisce una testimonianza.

Il meccanismo, naturalmente, non nasce con l’intelligenza artificiale. La fotografia e il giornalismo hanno sempre operato attraverso una selezione: tra molte immagini disponibili vengono privilegiate quelle capaci di sintetizzare meglio un evento, di renderlo immediatamente comprensibile e, spesso, di inserirsi in iconografie che il pubblico già conosce. La differenza decisiva è che, fino a poco tempo fa, bisognava trovare nella realtà l’immagine capace di incarnare quell’archetipo. Oggi è possibile produrla.

A questo si aggiunge la logica della circolazione sui social network. Un fotogramma autentico ma distante, confuso, mosso o poco spettacolare compete difficilmente con una sua ricostruzione nitida, drammatica e perfettamente leggibile. Paradossalmente, l’immagine autentica dell’evento può quindi essere sopraffatta da quella che lo rappresenta in maniera più efficace. Non perché quest’ultima racconti necessariamente un fatto diverso, ma perché elimina dalla realtà tutto ciò che è accidentale, ambiguo o visivamente poco convincente, trasformando l’evento in un’icona.

In sostanza, è un'illustrazione che si appropria dell’autorità testimoniale tradizionalmente attribuita alla fotografia.

Immagine generata con intelligenza artificiale e diffusa sui social il 3 gennaio 2026, per mostrare e confermare l’arresto di Nicolás Maduro da parte delle forze statunitensi. In questo caso l’immagine non ricostruisce un documento visivo di una scena realmente documentata, ma inventa il momento. L’autore della versione divenuta virale ha successivamente dichiarato di averla creata con l’IA e la presenza di una filigrana digitale SynthID ne ha confermato la natura sintetica.

A proposito di ICE by Filippo Venturi

Qualche testimonianza a proposito di ICE (l’agenzia federale che si occupa del controllo dell’immigrazione e delle frontiere degli Stati Uniti, ma che dall’arrivo di Trump è progressivamente diventata una milizia che opera al di sopra della legge, tra violenze e abusi di potere):

Mi hanno chiesto esplicitamente se sapessi dove vivevano le famiglie della comunità Hmong (un gruppo etnico asiatico), nel mio quartiere. Ho risposto che non lo sapevo. Allora mi hanno chiesto "E le famiglie asiatiche?". Ero un po’ scossa e piuttosto scioccata da ciò che mi era stato chiesto di fare.

Ho visto diversi rapimenti da vicino. Ciò che stanno facendo consiste nel girare in convogli militari finché non vedono qualcuno che è solo e non è di carnagione bianca, per poi scendere in massa dal veicolo e trascinare quella persona dentro il furgone, sgommando via, il tutto in una novantina di secondi circa.

Quelli di ICE non sanno chi stanno fermando perché non fanno domande e prendono passanti scelti a caso. Quando lo vedi, è letteralmente indistinguibile da un rapimento, se non per il fatto che sono così tanti e che sono armati e corazzati molto più di un qualsiasi rapitore.

Se ne vedi uno (di rapimento), la cosa più importante è chiedere a chi viene fermato "Come ti chiami?" perché altrimenti di quella persona si rischia di perdere ogni traccia. Ho visto un rapimento in un vicolo ma mi sono bloccato per un secondo e non l’ho gridato in tempo, e quell’uomo è semplicemente… sparito.

Intervista sul Corriere di Romagna by Filippo Venturi

Oggi, sul Corriere di Romagna, un articolo di Marcello Tosi in cui mi intervista a proposito dei miei lavori “Untold” e “Sword of Damocles”, realizzati nell’ambito del Progetto IDE e che saranno esposti nella prossima edizione del SI Fest, il Festival della Fotografia di Savignano sul Rubicone!

E il mare concederà a ogni uomo nuove speranze, in mostra a Cesena! by Filippo Venturi

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E IL MARE CONCEDERÀ A OGNI UOMO NUOVE SPERANZE
Mostra fotografica a cura di Filippo Venturi
Anteprima del laboratorio fotografico con i ragazzi rifugiati e richiedenti asilo del Progetto Accoglienza dell’ASP Cesena Valle Savio

Apertura: Venerdì 23 Giugno 2017, dalle ore 18
Periodo della mostra: Dal 23 Giugno al 23 Luglio 2017
Sede: Complesso ex-Roverella, Via Strinati, 59 - Cesena (FC)
Orario di apertura: 23, 24 e 25 Giugno, dalle ore 18 alle ore 24; in seguito dal lunedì al venerdì, dalle ore 9 alle ore 18. Ingresso libero

L'organizzazione della mostra, nell'ambito dell'evento "Cortili Aperti 2017", è a cura dell'ASP Cesena Valle Savio, in collaborazione con Bibliostelle, Istituto di Cultura Musicale Arcangelo Corelli, Conservatorio Bruno Maderna, Associazione Musica Meccanica Italiana, Associazione Il Cigno, Project Work Italia, Team Service, L'Aquilone di Iqbal e con il patrocinio del Comune di Cesena.

 

IL PROGETTO

Cerca la foto in mezzo ai documenti frusti, infilati nella giacca. La trova.
Nel porgerla, ci stampa sopra il pollice.
Quasi deliberatamente, come un gesto di possesso.
Una donna o forse un bambino.
La foto definisce un'assenza.
Anche se è vecchia di dieci anni, non fa differenza.
Tiene aperto, preserva lo spazio vuoto che, se tutto va bene, la presenza della persona ritratta un giorno tornerà ad occupare.
La ripone immediatamente nella tasca e senza darle neanche un'occhiata.
Come se la sua tasca ne avesse bisogno.

- "Il Settimo Uomo", John Berger, Jean Mohr

La bulimia mediatica legata al fenomeno migratorio ha col tempo sepolto l'identità delle persone e offuscato l'empatia verso le necessità e i desideri di chi ha dovuto abbandonare la propria casa e attraversare il mondo alla ricerca dei propri sogni.
Gli unici momenti in cui l'individuo emerge dall'anonimato dai numeri è quando diventa (due volte?) vittima.

Un padre, Osama al-Abdelmohsen, attraversa di corsa il confine serbo-ungherese con il proprio figlio piccolo, Zaid, in braccio; ha già percorso quasi 3.000 km e dovrà affrontarne altri 2.000 per giungere alla sua destinazione, la Spagna. Quel giorno però, lo sgambetto della videoreporter ungherese Petra Laszlo, con conseguente caduta, viene ripreso e fa il giro del mondo.
E' servito quello sgambetto per convincerci a fermarci e a osservare; per un attimo padre e figlio sono stati riconosciuti come tali e non come numeri o come invasori.
E' servita l'immagine di Aylan Kurdi, 3 anni, adagiato sulla sabbia e senza respiro, per comprendere cosa significa morire nel tentativo di raggiungere una vita migliore. Per un attimo certe affermazioni che incitano a lasciarli affondare in mare sono emerse in tutta la loro assurdità.

La Fotografia si presta alla contemplazione, a recuperare l'azione premeditata e scelta dell'osservazione, verso ciò che solitamente è un guardare istintivo e frenetico.

La scopo di questo laboratorio - ancora in corso e che prevede anche la raccolta di testimonianze e storie - consiste nel restituire una identità ai ragazzi rifugiati e richiedenti asilo del Progetto accoglienza dell'ASP Cesena Valle Savio.
Hanno scelto di partecipare, aprendosi e mostrandosi, non a livello burocratico, ma a livello umano, verso la città che li ospita e che merita di osservare coi propri occhi e non attraverso l'eco di slogan bianchi o neri.

Una selezione di immagini neutre, dall'archivio ASP, come le fototessere realizzate ai ragazzi al loro arrivo in città; una selezione di ritratti realizzati da un fotografo che ha iniziato a conoscerli e riconoscerli; una selezione di selfie, forma bistrattata di fotografia che svolge un importantissimo e non riconosciuto ruolo sociale, sostituendosi al diario, surrogando la parola; una selezioni di immagini degli ambienti che frequentano e altro ancora.

In questa anteprima è presentata una selezione di fotografie che innalzano un potenziale ponte sul quale, chi vorrà, potrà procedere per avvicinarsi allo sconosciuto, al presunto diverso, forse sorprendendosi e rispecchiandosi.
L'integrazione avviene su due versanti, se da un lato c'è chi porge la mano, dall'altra occorre qualcuno che la accolga nella propria.

 

IL CURATORE

Filippo Venturi (Cesena, 1980) è un fotografo documentarista italiano.
Si dedica inoltre a progetti artistici e personali su temi, storie e problematiche che ritiene interessanti da approfondire.
I suoi reportage sono stati pubblicati su diversi magazine e quotidiani come The Washington Post, Die Zeit, Internazionale, La Stampa, Geo, Marie Claire, Vanity Fair, Gente, D di Repubblica, Io Donna / Corriere della Sera.
Nel 2015 ha realizzato il progetto "Made in Korea", sulla Corea del Sud, che è stato esposto al Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena, al Foro Boario di Modena come "Nuovo Talento" di Fondazione Fotografia Modena, al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma nell’ambito della selezione "Emerging Talents" e alla Somerset House di Londra a seguito del premio ricevuto ai Sony World Photography Awards.
Nel 2017 è stato inviato da Vanity Fair in Corea del Nord, dove ha realizzato il reportage "Korean Dream", completando così il suo progetto sulla penisola coreana.

 

Lo spazio espositivo, prima dei lavori di pulizia e allestimento.

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