Le principali testate internazionali (The Washington Post, The New York Times, Reuters, The Atlantic, CNN, ecc) hanno dichiarato pubblicamente che non firmeranno l'accettazione delle nuove normative previste dal Dipartimento della Difesa statunitense per i cronisti accreditati — che prevedono, fra le altre cose, il divieto di ottenere o sollecitare qualsiasi notizia non esplicitamente autorizzata dal Pentagono — perché costituiscono un’ingerenza sul loro lavoro e una compressione del diritto del pubblico a essere informato. Se non firmeranno, avranno 24 ore di tempo per consegnare le proprie credenziali stampa e lasciare il Dipartimento.
Questa presa di posizione (sacrosanta), unita ad altri episodi recenti — come l'intervista interrotta al Vicepresidente USA, J.D. Vance, nella trasmissione televisiva This Week, di ABC, da parte del giornalista George Stephanopoulos — lascia sperare che finalmente possa esserci una reazione netta da parte dei protagonisti del mondo dell'informazione americana, che fino a oggi non era stata né compatta né costante.
Forse si tratta di una semplice lotta per la sopravvivenza personale oppure, chissà, di una scommessa sul fatto che questa amministrazione non riuscirà a decapitare completamente la democrazia americana.
L'intelligenza artificiale è davvero uno strumento neutro? /
L'intelligenza artificiale è davvero uno strumento neutro?
Questo testo non ha la pretesa di essere esauriente, ma raccoglie alcune riflessioni che ho elaborato negli ultimi tempi. Sarei felice di essere corretto in alcune osservazioni e, soprattutto, di essere smentito sul mio pessimismo.
La natura invasiva e controllante della tecnologia
Qualche anno fa, alla presentazione del mio progetto visivo Broken Mirror — che adotta un linguaggio documentaristico composto da immagini generate con l'intelligenza artificiale (IA) — avevo usato un ossimoro. "La natura invasiva e controllante della tecnologia". In quel contesto ricorrevo a una metafora per rappresentare la dittatura nordcoreana e, al tempo stesso, la dipendenza che sviluppiamo dalla tecnologia e come questa ci influenzi in ogni aspetto della vita, in particolare sul modo in cui comunichiamo e ci informiamo, facendoci perdere il controllo di noi stessi e di come percepiamo la realtà.
L'IA, in questi anni, si è allontanata dalla nostra illusione di poter essere un potente strumento "neutro" nelle nostre mani, che sarebbe potuta essere usata bene o male. Dipendeva solo da noi esseri umani. Invece è diventata un dispositivo al servizio di narrative e ideologie precise, spesso tendenti all'autoritarismo. Le immagini create dall'IA, che un tempo apparivano come curiosità, esercizi di stile e persino meme (e forse anche per questo sono state sottovalutate), dalle enormi potenzialità, sono ormai armi simboliche nelle guerre di informazione.
È bastato osservare in questi anni le rappresentazioni visive generate attorno a figure politiche come Donald Trump — ritratto nei panni di Papa, poi di imperatore romano, e infine di fondatore di una Striscia di Gaza ricostruita con resort e casinò — per capire come il potere delle immagini generate con IA stia ridisegnando i confini tra realtà e propaganda. Questa nuova tecnologia si è rivelata capace di costruire mondi alternativi, illusioni di verità che servono soprattutto a legittimare un'idea di potere.
Il falso al servizio del falsari
Inoltre, finora, non abbiamo ancora assistito a un uso sistematico e continuativo dell'IA nella produzione e nella diffusione di fake news. Gli strumenti ordinari — social network, bot, fotomontaggi, grafiche faziose, campagne di disinformazione coordinate — restano più che sufficienti a generare confusione e manipolare l'opinione pubblica. Tuttavia, l'impatto che un impiego esteso e mirato dell'IA potrà avere su scala informativa è ancora tutto da scoprire.
C'è stato un tentativo di utilizzare questa tecnologia per sensibilizzare la massa al dolore del popolo palestinese, renderlo visibile e virale sui social, producendo immagini commoventi e false al tempo stesso, che hanno finito per indebolire la causa che volevano sostenere. Il fatto di essere ricorsi in alcuni casia quel tipo di immagini e non a vere fotografie (che per ora godono ancora di un residuo di credibilità) metteva in dubbio che quanto rappresentato fosse veritiero.
La voce del padrone
Un esempio recente e rivelatore di come la tecnologia possa mutare da strumento di verifica a veicolo di propaganda è quello di Grok, l'IA creata da Elon Musk e disponibile sulla piattaforma X (ex Twitter). Inizialmente presentato come un assistente ribelle capace di smentire fake news, comprese quelle diffuse dallo stesso Musk, è stato rapidamente modificato per diventare l'opposto: un amplificatore della sua narrativa. Dopo i primi test, in cui smascherava disinformazione e citava fonti indipendenti, il sistema è stato corretto per evitare di contraddire il suo creatore e persino per escludere fonti critiche. Questo ci mostra quanto rapidamente un'IA possa essere piegata a scopi ideologici.
Archivi di obbedienza
Quando sostenevo che la tecnologia è per natura invasiva e controllante, mi riferivo a qualcosa di più profondo. Ogni raccolta di informazioni, ogni archivio, ogni lista nasce come strumento di conoscenza, ma può facilmente trasformarsi in un meccanismo di dominio. E la tecnologia ha alla base del proprio funzionamento la raccolta di dati e la creazione di database.
Un esempio storico proviene dai Paesi Bassi, nel 1940, alla vigilia della Seconda guerra mondiale, periodo in cui le autorità decisero di censire, guidate da un fine nobile, i rifugiati ebrei dalla Germania per organizzarne l'accoglienza. Dopo l'invasione nazista, nel 1941, quelle liste diventarono strumenti perfetti per identificarli, arrestarli e deportarli. In totale, circa il 75% della popolazione ebraica presente nel paese fu sterminata. Una percentuale tra le più alte d'Europa, resa possibile proprio dall'efficacia dei registri civili.
La lezione è amara ma evidente, qualsiasi catalogo basato su criteri identitari — religione, colore della pelle, etnia, orientamento politico, genere o preferenze sessuali — è, potenzialmente, una minaccia esistenziale per le minoranze. Oggi, in un'epoca in cui gli algoritmi profilano ogni individuo con precisione inquietante, quella stessa logica di schedatura si ripresenta, solo più sofisticata, più invisibile e più capillare.
In un contesto in cui i governi e le aziende possono accumulare enormi quantità di dati personali, la tentazione di usarli per fini politici o commerciali è perpetua. Ogni volta che un governo o una Big Tech annuncia o elogia un nuovo sistema di raccolta dati "per il bene comune", si costruisce in realtà un pezzo di infrastruttura del controllo. Un potere che, come dimostra la storia, può cambiare padrone in un attimo.
In questo discorso rientra il progetto europeo CSAR (Child Sexual Abuse Regulation, detta anche Chat Control), che prevede la possibilità di analizzare, anche con l'IA, i contenuti privati dei cittadini, come chat, messaggi e file, per individuare eventuali contenuti illeciti. Una misura nata con intenti di tutela, ma che solleva timori di sorveglianza generalizzata e di erosione della privacy digitale.
Lo specchio e il potere
L'IA non è dunque semplicemente un riflesso distorto del mondo, ma uno specchio che produce nuove immagini di esso. La promessa di neutralità tecnologica si dissolve nel momento in cui comprendiamo che ogni sistema che osserva, cataloga o genera finzioni deforma ciò che riteniamo reale.
Alcune delle problematiche descritte vanno oltre l'IA e affondano le radici in una tendenza tutta umana: quella di cedere, per convenienza o indifferenza, una parte della nostra libertà in cambio di efficienza e controllo. L'unico modo per opporvisi è riaffermare con forza la centralità dei diritti delle persone, della Costituzione e delle leggi che garantiscono una convivenza civile. Serve una regolamentazione capace di stare al passo con i tempi, ma troppo spesso si preferisce rimandarla, lasciando che la tecnologia avanzi in un vuoto normativo e morale.
Il mese scorso Sam Altman, fondatore di OpenAI, ha affermato che la sua preoccupazione più grande riguarda la possibilità che un attore malintenzionato scopra per primo una forma di superintelligenza artificiale e la utilizzi a scopi distruttivi. Ma in una corsa dominata da grandi potenze e corporazioni, è lecito chiedersi se esista ancora qualcuno per cui il benessere del genere umano sia davvero la meta, e non il pretesto.
Libri d'autore - Variations on Reality di Filippo Venturi /
Primo appuntamento online di Libri d’Autore, Venerdì 10 Ottobre 2025 ore 21:00
Giovanni Ruggiero, giornalista e collaboratore del Dipartimento Didattica FIAF presenta l’Autore dell’Anno FIAF 2025, Filippo Venturi, che interverrà come ospite nel corso della serata, con la partecipazione di Silvano Bicocchi.
Per partecipare collegarsi a questo link:
https://us06web.zoom.us/j/89836189927?pwd=7EUS6R5DJaTKJw9uNF591lTAF38XwZ.1
ID Riunione: 898 3618 9927 - Codice d'accesso: 543170
Monografia FIAF N. 120 - Filippo Venturi
Scheda libro
Autore: Filippo Venturi
Titolo: Variations on reality
Formato: 23x22 cm
Pagine: 120, Brossura
Collana: Monografie
Anno edizione: 2025
Curatore: Silvano Bicocchi
Editing: Roberto Rossi
Grafica: Francesca Gambino, Immedia Editrice
Testi: Massimo Agus, Silvano Bicocchi, Bendetta Donato, Claudia Ioan, Michele Smargiassi, Isabella Tholozan
Editore: FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche), Corso San martino, 8 – 10122 Torino
Descrizione
Filippo Venturi è Autore dell’Anno FIAF 2025.
Fedele al concept di questa collana di monografie, il libro presenta opere che appartengono all’intero percorso dell’autore che si qualifica “documentary photographer and visual artist”, inquanto pratica professionalmente la fotografia di reportage e l’ideazione di immagini e narrazioni per immagini ottenute con l’intelligenza artificiale (IA). Il libro dimostra come Venturi sia un autore consapevole della responsabilità che impone il processo informativo e dei problemi etici insiti nel suo lavoro. È un fotografo sensibile che si è misurato sia con il vissuto dei mutamenti sociopolitici asiatici e europei che con la realtà virtuale della narrazione di temi privati e collettivi con la IA.
Biografia
L’autore è nato a Cesena nel 1980 e attualmente vive a Forlì. Laureato in Informatica, si orienta alla fotografia nel 2008, realizzando progetti personali riguardanti l’identità e la condizione umana. Ha documentato dittature totalitarie in Asia e le tensioni socio politiche esistenti nelle società europee. I suoi lavori sono stati pubblicati sulle principali riviste nazionali e internazionali. Insegna fotogiornalismo e fotografia documentaria e ha svolto diversi interventi in ambito universitario nel ruolo di esperto. È fotoreporter inviato da testate giornalistiche e intraprende lavori di ricerca personale, conduce attività culturali nell’ambiente fotografico nazionale e internazionale. Dal 2023 produce lavori di narrazione per immagini con l’ausilio della IA ottenendo significativi riconoscimenti.
Qualche estratto dai testi critici contenuti nel libro:
"Filippo Venturi è il 31° Autore dell’anno FIAF, e anche il più giovane tra gli autori pubblicati da questa nostra collana che è iniziata nel 1994 con Rinaldo Prieri, seguito da Pietro Donzelli, Mario Lasalandra, Piergiorgio Branzi, e tanti altri Maestri della Fotografia Italiana che ci hanno donato immagini di grande autorialità". — Silvano Bicocchi
"Attraversare l'opera di Filippo Venturi vuol dire intraprendere un viaggio di cui si conosce la destinazione, consapevoli che lo spostamento si snoderà tra le tante traiettorie possibili. Il punto di partenza nonché il chiodo fisso dell'autore sono le storie, le tante fette di realtà di cui si dichiara «affamato», perché variegata, multi sfaccettata, foriera di spunti degni di attenzione e di approfondimento". — Benedetta Donato
"Cosa sto cercando di dire? Che Venturi, forse perché è laureato in informatica, ha capito subito che l’intelligenza artificiale non è una tecnologia aliena e cattiva che minaccia di divorare la nobile arte della fotografia. Ha capito, e io sono con lui, che IA è figlia legittima della fotografia, non solo perché ne ingoia in quantità innumerevole per addestrarsi, ma perché fa parte della stessa genealogia, quella delle immagini prodotte attraverso meccanismi programmabili e complessi, non semplici utensili ma dispositivi che aggiungono una volontà propria alla creazione (come la macchina fotografica…), un apporto che sfugge al controllo di chi li mette in moto". — Michele Smargiassi
"La pubblicazione di questo libro offre l’occasione per riflettere sul lavoro di Filippo Venturi facendo emergere alcune tematiche ricorrenti, che attraversano sottotraccia molti dei suoi progetti. Tra queste si distingue l’indagine sulle interconnessioni tra individuo e potere, nonché sulle molteplici declinazioni delle identità collettive e personali, osservate con uno sguardo distaccato ma umanamente comprensivo, capace di condensare, in un fotogramma, i segni tangibili dello sviluppo dei processi storici". — Massimo Agus
"Di fronte all’articolata opera di Filippo Venturi, lo sguardo spazia tra generi e linguaggi, tra temi e metodi narrativi diversificati, tra opere autoriali e lavori professionali commissionati, tutti separati ma fortemente convergenti. A unire le fila di una produzione contrassegnata da varietà tematica e linguistica è proprio l’autorialità, che consente a Filippo Venturi di muoversi con agio tra due estremi: la realtà, raccontata con approccio reportagistico o documentario; e l’arte visiva, grazie anche all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale". — Claudia Ioan
"Capita sempre più spesso di domandarci cosa si intende per narrazione fotografica, cercando significati e concetti che vadano oltre il semplice racconto della realtà attraverso l’uso delle immagini, allo scopo di trasmettere messaggi, informazioni, sentimenti, così come semplicemente faremmo con l’uso delle parole. Credo che Filippo Venturi sia l’esempio perfetto a dimostrazione del fatto che la fotografia documentaria ha ancora un valore di attualità profondo, una responsabilità importante, un dovere di testimonianza che il mondo chiede". — Isabella Tholozan
FOTOGRAFIA OGGI /
FOTOGRAFIA OGGI
1 WORKSHOP
Teorico e pratico di fotografia documentaria: dalla ricerca della storia all’editing finale, con
esercitazioni sul campo e confronto collettivo.
2 TALK
Fotografia e intelligenza artificiale: come questa convivenza trasforma società, informazione e percezione della realtà.
Sabato 11 Ottobre 2025 · ore 11
Napoli Photo Festival
INFRANGERE LO SPECCHIO.
IL CONFINE FRA FOTOGRAFIA E I.A.
Talk presso il Parco San Laise – Napoli
➞ Per maggiori informazioni clicca qui!
Domenica 12 Ottobre 2025 · ore 17
BergamoScienza & Festival Fotografica
OLTRE L’OBIETTIVO.
LA FOTOGRAFIA NELL’ERA DELL’I.A.
Talk presso Piazza della Libertà – Bergamo
➞ Per maggiori informazioni clicca qui!
14-15-16 Novembre 2025
Shado Officina Fotografica
FOTOGRAFIA DOCUMENTARIA
Workshop presso Via S. Donato, 66/19 – Bologna
➞ Per maggiori informazioni e per iscriversi, clicca qui!
FILIPPO VENTURI
(Cesena, 1980)
Fotografo documentarista e artista visivo, realizza progetti su storie e problematiche riguardanti l'identità e la condizione umana. Ha documentato diverse dittature totalitarie e ha testimoniato la crisi di alcune democrazie.
Negli ultimi anni si è dedicato a un progetto sulla Penisola Coreana, che gli è valso numerosi
premi, fra cui il Sony World Photography Awards.
I suoi lavori sono stati pubblicati su National Geographic, The Washington Post, The Guardian, Financial Times, Vanity Fair, Geo, Der Spiegel, Die Zeit e Internazionale.
Dal 2023 lavora anche con l’intelligenza artificiale.
Nel 2025 è stato nominato autore dell’anno dalla FIAF.
Workshop di Fotografia Documentaria /
Workshop di Fotografia Documentaria
Il workshop sarà focalizzato sul concetto di fotogiornalismo e di fotografia documentaria e sullo sviluppo teorico e pratico di un progetto.
Verranno affrontati vari aspetti: la ricerca di una storia, il fact-checking, l'organizzazione preliminare, l'etica, la fase di scatto, l'editing, la post-produzione, la presentazione del progetto realizzato, il rapporto con i photo editor, la promozione nei social, le modalità di diffusione del progetto a seconda della finalità (pubblicazione, mostra, concorsi).
È prevista una sessione pratica pomeridiana durante la quale i partecipanti - accompagnati dal docente e dagli organizzatori - saranno invitati a fotografare un evento reale seguendo alcune regole e sottostando a vincoli pensati per stimolare creatività e capacità di adattamento.
Prima dell'uscita, in aula verranno condivisi spunti e suggerimenti per pianificare il lavoro. Il giorno successivo le fotografie realizzate saranno visionate, in modo da trasformare l'esperienza sul campo in un momento di apprendimento condiviso.
Sarà introdotto anche il tema dell’intelligenza artificiale e si discuterà su come l’IA possa essere integrata in modo critico e consapevole nella pratica fotografica, preservando i suoi valori di testimonianza e narrazione.
Il corso include una lettura portfolio (facoltativa) per gli iscritti che vorranno un confronto con il docente.
DATE E ORARI
Venerdì 14 Novembre 2025 - Pomeriggio 17.30 - 21.30
Sabato 15 Novembre 2025 - Mattina 10.00 - 13.00 Pomeriggio 16.00 - 21.00
Domenica 16 Novembre 2025 - Mattina 10.00 - 13.00 Pomeriggio 14.00 - 19.00
ISCRIZIONI
Info e iscrizioni: officinafotograficashado@gmail.com
Partecipanti min 6
COSTO
Il corso ha un costo di 200€ inclusa tessera ARCI SHADO. Tale importo copre l’accesso al corso e comprende il materiale necessario per le lezioni. Sconto del 10% per tutti gli studenti universitari e per tutti coloro che frequentano istituti scolastici.
Aggiornamento del 18/11/2025:
Qualche foto dal workshop di fotografia documentaria che ho condotto lo scorso weekend a Bologna, presso Shado Officina Fotografica. Sono stati tre giorni intensi, stimolanti, e pieni di energia condivisa!
Siamo partiti venerdì sera con le presentazioni e l’introduzione al corso, per poi affrontare la “missione impossibile” del sabato: Fotografare il concerto dei Radiohead senza entrare al concerto dei Radiohead.
La sfida consisteva nel riflettere su come documentare qualcosa attraverso limitazioni che ti costringono a ingegnarti e a raccontare per esclusione, per segni, tracce e dettagli, a volte ritenuti erroneamente marginali. Abbiamo costruito quindi una narrazione che si muove attorno all’evento senza mai toccarlo direttamente. Un modo per ricordare che la fotografia documentaria non è solo ciò che abbiamo davanti agli occhi, ma soprattutto ciò che siamo capaci di intuire, ricostruire e suggerire.
E il gruppo di ragazze e ragazzi ha risposto con entusiasmo e creatività, riuscendo anche a superare quella timidezza che spesso ci trattiene dall’osare, dal parlare con i soggetti che intendiamo ritrarre, dall’avere la faccia tosta e la risposta pronta.
Fra fotocamere rimediate all’ultimo momento, memory card da 256 MB (sì, megabytes!), biciclette, attese e imprevisti, abbiamo allenato anche l’arte dell’arrangiarsi che è parte integrante del mestiere.
Il sabato mattina e tutta la domenica (con qualche inevitabile hangover di emozioni e ore piccole) sono trascorsi in aula. Mentre fuori pioveva e un vento gelido sferzava finestre e porte, dentro studiavamo slide, concetti, progetti, con confronti e spiegazioni, mentre su un tavolino si erano accumulati vassoi di dolci, portati spontaneamente per allietare i momenti di pausa e relax.
Una bellissima esperienza, che continua ad alimentarsi sul gruppo WhatsApp dove arrivano ancora foto, considerazioni e ricordi, e che ha lasciato a tutti la voglia di rifarlo presto!
Relatore a BergamoScienza 202 /
Domenica 12 ottobre avrò il piacere di intervenire come relatore al Festival BergamoScienza, la prestigiosa rassegna di divulgazione scientifica, in cui parlerò di fotografia e intelligenza artificiale, e delle conseguenze di questa convivenza sulla società, sul mondo dell'informazione e sulla nostra percezione della realtà.
Nei giorni del festival (3-19 ottobre) avrò l'onore di condividere il palco con un gruppo di esperti del calibro di: Luca Perri, coordinatore scientifico di BergamoScienza e brillante youtuber; Vera Gheno, sociolinguista e saggista; David Quammen, divulgatore scientifico, esperto di pandemie, biodiversità e crisi climatica; Anna Grassellino, direttrice del SQMS Center al Fermilab; Carlo Buontempo, direttore del Copernicus Climate Change Service; Paolo Villoresi, fisico dell’Università di Padova; Guido Tonelli, fisico del CERN e professore all’Università di Pisa, tra i protagonisti della scoperta del bosone di Higgs; Rachael McDermott, direttrice del Max Planck Institute for Plasma Physics… e tanti altri personaggi geniali e interessanti!
Il mio incontro è stato organizzato grazie alla collaborazione con Fotografica – Festival di Fotografia di Bergamo, che quest’anno esplora anche il tema dell’intelligenza artificiale, sostenuta dalla Fondazione Alfaparf.
Il talk sarà moderato dagli studenti della webradio dell’Università degli studi di Bergamo.
Oltre l’obiettivo: la fotografia nell’era dell’AI
Cosa significa “vedere” nell’era dell’Intelligenza Artificiale? Dove si colloca il confine tra autenticità e simulazione, reportage e immaginazione? Siamo ancora in grado di riconoscerlo? In collaborazione con il Festival FOTOGRAFICA, metteremo a fuoco il rapporto tra AI e fotografia contemporanea.
Interviene: Filippo Venturi, Documentary Photographer & Visual Artist
Modera: UniBg OnAir, webradio dell’Università degli studi di Bergamo
Dove: Domenica 12 Ottobre 2025 ore 17.00 - Pala SDF in Piazza della Libertà - Bergamo
Sito ufficiale di BergamoScienza: bergamoscienza.it
Sito ufficiale di Fotografica: fotograficafestival.it
Qualche foto dal talk:
Parlare chiaro oggi significa dire “stronzo”? /
Le risposte diventate virali del comico Enzo Iacchetti a Eyal Mizrahi, presidente dell'associazione Amici d'Israele, nel programma Carta Bianca di Bianca Berlinguer, mi hanno fatto ripensare ad alcuni temi.
Il linguaggio della politica (e dei media) si è radicalizzato da tempo. I social hanno accelerato una dinamica che già esisteva: il messaggio breve, diretto, spesso aggressivo funziona meglio dell’argomentazione lunga e complessa. Chi grida, semplifica o insulta ottiene più attenzione. Questo rende più difficile per chi vuole ragionare con calma avere spazio e trovare ascolto in fruitori che hanno la soglia di attenzione di un reel.
Dire "stronzo" a qualcuno che banalizza un genocidio può sembrare l’unica reazione comprensibile. Da un lato scuote e segnala un confine invalicabile; dall’altro, però, rischia di rafforzare proprio la dinamica suddetta.
Anche io ho subìto questi effetti e sono cambiato: anni fa avrei criticato una reazione scomposta come quella di Iacchetti. L'altra sera invece l'ho trovata efficace, necessaria, persino esaltante. Sarà stata la frustrazione verso la lentezza nel riconscere qualcosa che è sotto gli occhi di tutti da mesi in Palestina, sarà stata la spocchia con cui Eyal Mizrahi ribatteva ("Definisca bambino") o altro ancora.
Da tempo una certa parte politica italiana viene criticata per la comunicazione inefficace e irrilevante; se adottassero i toni di Trump e altri politici e partiti sulla cresta dell'onda, potrebbero farsi sentire di più, ma contribuirebbero a normalizzare ulteriormente un linguaggio violento e banalizzante.
Chi mantiene la complessità perde, chi la abbandona diventa credibile. Ma se la politica e il dibattito si riducono a una gara di slogan, rischiamo di restare senza chi sappia dare voce alle sfumature, alle contraddizioni e alla realtà che non entra in un reel. Ed è proprio lì che si gioca la qualità della nostra democrazia (finché durerà).
L'abbondanza di informazioni e contenuti a cui abbiamo accesso e le risorse non illimitate del nostro cervello hanno prodotto l'unico risultato possibile: ridurre la complessità, semplificare le prese di posizione e bypassare il confronto per finire con l'odiare chi è diverso da noi, anche solo per le idee.
Non mi viene in mente una soluzione praticabile, oggi. In modo utopistico mi domando se, come società, sarebbe il caso di rinunciare a quei mezzi di comunicazione che non informano ma polarizzano, non chiariscono ma estremizzano, e che, paradossalmente, rendono impossibile ogni confronto di idee perché ci spingono a prendere posizione quotidianamente, senza poter cambiare idea.
Premio Portfolio Werther Colonna /
Il «34° Premio Portfolio Colonna», organizzato nell’ambito del «22° Portfolio Italia – Gran Premio Fowa», si è tenuto a Savignano sul Rubicone (FC), in Piazza Borghesi, nelle giornate di sabato 13 e domenica 14 settembre 2025. Agli Incontri hanno partecipato 37 Autori con 43 Lavori. Sono state effettuate 52 Letture.
A conclusione delle due giornate la Commissione Selezionatrice composta dai Signori Mario Beltrambini, Maria Cristina Bonfiglioli Colonna, Fulvio Merlak (Presidente di Giuria), Elisabetta Bibi Portoghese e Filippo Venturi ha assegnato i Riconoscimenti come segue:
- 1° Premio a "A thousand times the fate of a cage" di Camilla PEDRETTI di Villa Guardia (CO), con un portfolio composto da 33 Immagini in Bianco&Nero realizzate nel 2025. Questa la motivazione: «Un dialogo tra persone, animali e spazi che popolano un mondo in cui l’Autrice si è inserita con grande naturalezza, senza però cercare di rendersi del tutto invisibile. Capita che i suoi soggetti la guardino, la osservino, continuando a vivere quella quotidianità in cui si inserisce in punta di piedi. Altri soggetti sono di spalle o si coprono il viso e anche qui si percepisce il grande rispetto che l’Autrice nutre nei confronti di una comunità che sicuramente è in balia di tante (troppe) difficoltà quotidiane, ma a cui vuole dare voce e dignità».
- 2° Premio a "Il rumore di fondo" di Andrea BETTANCINI di Cervia (RA), con un portfolio composto da 30 Immagini in Bianco&Nero realizzate nel 2025. Questa la motivazione: «Quella che ci fa vedere l’Autore è un’India diversa, un’India difforme da quella che siamo abituati a osservare, un’India silenziosa, appena appena sussurrata, interiore, confidenziale: uno scorrere d’immagini sospese, estatiche, suggestive, quasi irreali. È, tuttavia, un’India vera, vista con gli occhi di chi ha saputo interpretare la realtà sospesa tra illusione e oggettività».
Il Premio è dedicato alla memoria di Werther Colonna, sostenitore del Festival e appassionato mecenate della cultura e dell’attività fotografica savignanese.
La missione fallita in Corea del Nord /
Un pescatore cinese sul fiume Yalu, che segna il confine tra Dandong (Cina) e Sinuiju (Corea del Nord). La foto è solo a scopo illustrativo e non ha legami con la missione descritta nell’articolo. @Filippo Venturi /// A Chinese fisherman on the Yalu River, which marks the border between Dandong (China) and Sinuiju (North Korea). The photo is for illustrative purposes only and is not related to the mission described in the article. @Filippo Venturi
(english below)
Il New York Times ha pubblicato un articolo su una missione segreta fallita degli Stati Uniti in Corea del Nord nel 2019.
Nel 2019 l’unità SEAL Team 6 – Red Squadron (la stessa che aveva ucciso Osama bin Laden) ricevette l’ordine di svolgere una missione segreta in Corea del Nord. L’obiettivo era installare un dispositivo elettronico capace di intercettare le comunicazioni del leader nordcoreano Kim Jong-un, in un momento delicato di colloqui con Donald Trump (al suo primo mandato come Presidente USA).
L’incarico affidato ai SEAL era pensato per colmare un punto cieco strategico. Per anni, le agenzie di intelligence statunitensi avevano trovato quasi impossibile reclutare fonti umane e intercettare comunicazioni in Corea del Nord.
Il compito consisteva nell’avvicinarsi alla Corea del Nord con un sottomarino nucleare, tenendosi in acque internazionali, per poi utilizzare dei mini-sottomarini per arrivare a riva. Tuttavia, una serie di errori operativi e circostanze impreviste portarono al fallimento della missione:
Un mini-sottomarino si posizionò male sul fondale, costringendo a manovre aggiuntive e a movimenti in acqua che potevano essere notati;
I SEAL, convinti di trovarsi soli, non si accorsero subito di una piccola barca di pescatori nordcoreani;
I rumori e le luci del mini-sottomarini probabilmente attirarono l’attenzione dei pescatori.
I SEAL si trovarono davanti a una decisione critica e con il comandante a chilometri di distanza, sul sottomarino. Per limitare il rischio di essere notati avevano rinunciato ai droni (facilmente rilevabili) e si erano imposti un blackout delle comunicazioni, ma senza questi vantaggi tecnologici, su cui i SEAL normalmente contavano, erano impreparati sul da farsi.
La barca di pescatori si avvicinò e, temendo di essere scoperti, i SEAL aprirono il fuoco, uccidendo tutti i presenti. Solo dopo capirono che si trattavano di civili in immersione per la pesca di molluschi.
A quel punto la missione fu annulata: il dispositivo non venne impiantato e il sottomarino madre dovette rischiare avvicinandosi alla costa per recuperare i militari. Immediatamente dopo, i satelliti spia americani rilevarono una impennata dell’attività militare nordcoreana nell’area. La Corea del Nord non fece alcuna dichiarazione pubblica sulle morti, e i funzionari statunitensi dissero che non era chiaro se i nordcoreani fossero mai riusciti a ricostruire cosa fosse accaduto e chi fosse stato il responsabile.
L’operazione non fu mai comunicata al Congresso (violando probabilmente la legge), ed è rimasta segreta fino a questa ricostruzione. Dopo questa missione fallita, i rapporti con Pyongyang peggiorarono: il vertice di Hanoi, in Vietnam, si concluse senza accordi, e la Corea del Nord riprese i test missilistici, accelerando il proprio programma nucleare.
A parer mio, questa storia ha tutti i requisiti — Navy Seals, missione di ricognizione e spionaggio fallita, sparatoria, fuga — per consentire ad Alex Garland di fare un seguito del film Warfare.
The New York Times has published an article about a failed U.S. secret mission in North Korea in 2019.
In 2019, the SEAL Team 6 – Red Squadron (the same unit that killed Osama bin Laden) was ordered to carry out a covert mission in North Korea. The objective was to install an electronic device capable of intercepting the communications of North Korean leader Kim Jong-un, during a delicate phase of negotiations with Donald Trump (in his first term as U.S. President).
The SEAL mission was designed to fill a strategic blind spot. For years, U.S. intelligence agencies had found it nearly impossible to recruit human sources and intercept communications inside North Korea.
The plan involved approaching North Korea with a nuclear submarine, staying in international waters, and then using mini-submarines to reach the shore. However, a series of operational errors and unforeseen circumstances led to the mission’s failure:
One mini-submarine ended up in the wrong position on the seabed, forcing additional maneuvers and water movements that could be noticed;
The SEALs, convinced they were alone, did not immediately notice a small boat with North Korean fishermen;
The noise and lights from the mini-subs likely attracted the fishermen’s attention.
The SEALs faced a critical decision, with the commander miles away on the main submarine. To reduce the risk of being detected, they had given up using drones (easily spotted) and had imposed a communications blackout. But without these technological advantages, which the SEALs normally relied on, they were unprepared for what to do next.
The fishing boat drew closer and, fearing discovery, the SEALs opened fire, killing everyone on board. Only later did they realize the victims were civilians diving for shellfish.
At that point, the mission was aborted: the device was never planted, and the mother submarine had to risk moving closer to the coast to recover the troops. Immediately afterward, American spy satellites detected a surge in North Korean military activity in the area. North Korea made no public statements about the deaths, and U.S. officials said it was unclear whether the North Koreans ever figured out what had happened and who was responsible.
The operation was never communicated to Congress (likely in violation of the law) and remained secret until this reconstruction. After this failed mission, relations with Pyongyang worsened: the Hanoi summit in Vietnam ended without an agreement, and North Korea resumed missile tests, accelerating its nuclear program.
In my opinion, this story has all the elements — Navy SEALs, a failed reconnaissance and espionage mission, a firefight, and a hasty escape — for Alex Garland to make a sequel to the film Warfare.
Un pescatore cinese sul fiume Yalu, che segna il confine tra Dandong (Cina) e Sinuiju (Corea del Nord). La foto è solo a scopo illustrativo e non ha legami con la missione descritta nell’articolo. @Filippo Venturi /// A Chinese fisherman on the Yalu River, which marks the border between Dandong (China) and Sinuiju (North Korea). The photo is for illustrative purposes only and is not related to the mission described in the article. @Filippo Venturi
Fotografie di scena de Gli Innamorati /
Nei giorni scorsi ho avuto il piacere di scattare le fotografie di scena dello spettacolo teatrale “Gli Innamorati” presso il Teatro Diego Fabbri di Forlì!
Sopra è visibile una piccola selezione delle fotografie.
GLI INNAMORATI, di CARLO GOLDONI
Adattamento e regia ROBERTO VALERIO
Con CLAUDIO CASADIO, LOREDANA GIORDANO, VALENTINA CARLI, LEONE TARCHIANI, MARIA LAURIA, LORENZO CARPINELLI, DAMIANO SPITALERI, ALBERTO GANDOLFO
Scene e costumi Guido Fiorato
Musiche Paolo Coletta
Light designer Michele Lavanga
Assistente regia Gloria Martelli
Assistente scene e costumi Anna Varaldo
Realizzazione scene Laboratorio Scarpa, Faenza
Direttore di palcoscenico Matteo Hintermann
Tecnico luci Marco Golinucci – aiuto tecnico Lorenzo Guccione
Produzione Accademia Perduta/Romagna Teatri, La Contrada Teatro Stabile di Trieste, La Pirandelliana
In collaborazione con Comune di Verona – Estate Teatrale Veronese
Prima Nazionale:
Estate Teatrale Veronese
Teatro Romano, Verona, 4 e 5 settembre 2025
Specchiatevi, o giovani, in questi Innamorati ch’io vi presento;
ridete di loro, e non fate che si abbia a rider di voi.
Così Carlo Goldoni introduce la sua commedia al lettore, e in questa breve frase c’è davvero tutto il succo dell’opera. Due giovani innamorati (Eugenia e Fulgenzio) ci mostrano come un amore dolce, limpido e senza inganni si possa trasformare senza alcun motivo in folle gelosia: da qui nascono una serie di ripicche, furibonde liti, alternate a dolci riappacificazioni e languidi desideri.
Esiste un tema più universale e contemporaneo di questo?
Chi di noi non ha sofferto, penato per amore rendendosi anche ridicolo agli occhi degli altri?
Quale altro sentimento scuote e dilania le nostre anime quanto l’amore folle?
Diventa allora necessario rimettere in scena questo capolavoro goldoniano che ci rammenta quanto ancora oggi ci sia di sciocco, buffo, nei nostri comportamenti durante un innamoramento; ma anche quanto si possa essere fragili, indifesi e alla mercé delle onde del cuore.
Goldoni non si accontenta di raccontare in modo semplice la vicenda, al contrario ci presenta una magnifica galleria di personaggi intorno ai due giovani amanti che consigliano, rimproverano, ingarbugliano ancor di più la vicenda. Il campione assoluto nel creare scompiglio e nel creare strade drammaturgiche aggrovigliate, è Fabrizio (lo zio di Eugenia), magnifica maschera di chiacchierone, bonario bugiardo che esalta e magnifica tutte le persone che lo circondano provocando ilarità degli altri personaggi e di riflesso del pubblico.
Con una scenografia contemporanea e costumi moderni, nasce uno spettacolo asciutto, diretto, senza fronzoli, che mescola leggerezza, risate, momenti di grande commedia a cupe atmosfere per poter rappresentar un amore più violento di tutti gli altri; uno spettacolo in cui trionfa il Teatro e la magnifica macchina teatrale inventata dal più grande drammaturgo italiano, capace con un testo scritto nel 1759, di parlare ancora oggi alle persone sedute in platea. - Roberto Valerio
Interpreti e personaggi:
Claudio Casadio – Fabrizio
Loredana Giordano – Flamminia, nipote di Fabrizio, vedova
Valentina Carli – Eugenia, nipote di Fabrizio
Leone Tarchiani – Fulgenzio, amante di Eugenia
Maria Lauria – Lisetta, cameriera
Lorenzo Carpinelli – Roberto, gentiluomo
Damiano Spitaleri – Tognino, servitore
Alberto Gandolfo – Ridolfo, amico di Fabrizio e Clorinda, cognata di Fulgenzio
Sito ufficiale: https://accademiaperduta.it/produzioni/gli-innamorati/