Jeffrey Epstein

Chi possiede l'informazione by Filippo Venturi

Un consorzio statunitense guidato dall'azienda Oracle ha acquisito il controllo delle attività di TikTok negli USA. L'accordo, ufficialmente, mira a garantire la sicurezza dei dati americani (dalla censura e influenza cinese), con Oracle che gestisce l'infrastruttura e l'algoritmo.

Dopo pochi giorni, però, è emerso che TikTok USA censura le ricerche della parola "Epstein" (link), l'imprenditore arrestato per abusi sessuali e traffico internazionale di minori, morto nel 2019, con cui Donald Trump aveva rapporti stretti.

Inoltre è in atto una censura di persone che criticano il governo (link), come nel caso di una giornalista con 200.000 follower i cui contenuti negli ultimi giorni non hanno avuto visualizzazioni.

Anche l’engagement dei video sulle proteste di Minneapolis è in calo sulla piattaforma.

Più in generale, il panorama relativo al controllo dei social media e dei media tradizionali è preoccupante:
Larry Ellison, tramite Oracle, influenza TikTok USA.
Elon Musk possiede X, Grok e Grokipedia.
Mark Zuckerberg guida Meta Platforms, controllando quindi Facebook, Instagram, WhatsApp, Messenger e Meta AI.
Sam Altman guida OpenAI e ChatGPT.
Alphabet controlla Google, YouTube e Gemini.
La famiglia Murdoch detiene Fox News, il Wall Street Journal e il New York Post.
Jeff Bezos possiede il Washington Post, Amazon Prime Video e Twitch.

Si tratta di oligarchi del settore tecnologico e dell'informazione che, in misura diversa, gravitano nell’orbita di Trump (o che si sono piegati rapidamente al suo potere) e che oggi controllano i principali canali attraverso cui ci informiamo, delegandogli sempre più spesso il compito di selezionare, riassumere e interpretare ciò che accade nel mondo.

Chi controlla i social media e i sistemi di intelligenza artificiale (IA) ha il potere di stabilire quali narrazioni diventano dominanti e quali, invece, vengono marginalizzate o rese invisibili. In questo contesto, il giornalismo tradizionale rischia di perdere rilevanza e visibilità (come analizzo nel mio articolo “L’intelligenza artificiale salverà il giornalismo?”) perché l’IA e le piattaforme social ne saccheggiano i contenuti, erodendo audience e modelli economici. Una quota crescente di pubblico non cerca più attivamente informazioni ma le assorbe passivamente dai social o affida all’IA il compito di filtrarle, sintetizzarle e interpretarle, eliminando di fatto la necessità di consultare le fonti originali.

Per i regimi autoritari, il controllo delle narrazioni che alimentano il dibattito pubblico è un obiettivo strategico (come abbiamo visto, la recente uccisione di Alex Pretti, un infermiere di Minneapolis di 37 anni, sembra aver colpito in modo pesante la narrazione di ICE, spingendo Trump a fare qualche passo indietro). L’amministrazione americana sta rafforzando il controllo sulle infrastrutture che le veicolano, che è un passaggio decisivo per acquisire la capacità di orientare o persino riscrivere la realtà.

Mar-a-Lago by Filippo Venturi

Tina Davis aveva 14 anni quando è stata reclutata assieme ad altre 8-9 ragazze per un party a Mar-a-Lago, e le è stato detto “vestiti sexy”. Secondo la madre Sandra Coleman, che l’ha accompagnata, tutte erano molto giovani, a momenti non avevano neanche bisogno del reggiseno.

Quando sono arrivati a Mar-a-Lago a Tina è stato subito dato un bicchiere di champagne. La madre gliel’ha tolto di mano, ma i camerieri continuavano ad offrire. Uomini di mezza età si avvicinano di continuo a Tina, e la madre rispondeva “Buongiorno, sono sua madre.”

Durante una fermata al bagno hanno incrociato Marla Maples, che aveva sposato Trump l’anno prima e che avevano già conosciuto durante il party. Coleman dice che Maples l’ha presa per mano, l’ha guardata negli occhi, e ha detto “Fai tutto il possibile per impedire che quegli uomini si avvicinino a tua figlia, mio marito soprattutto. Proteggila.”

(fonte: The New York Times)

Le dinamiche del potere tendono a ripetersi con regolarità. Uomini ricchi si rivelano consumati dal bisogno di confermare la propria supremazia attraverso il dominio sessuale su ragazze giovanissime, ancora prive di quel carattere e di quella autonomia che rendono le donne adulte meno facili da sottomettere o comunque non completamente annullabili come persone. Il potere sembra quindi desiderare vittime disarmate per compiersi nella sua interezza.

In questo scenario, c’è una figura enigmatica che regolarmente ritorna: quella della moglie che sa.

Spesso anche lei una vittima, ma da tempo non più centrale, a volte giungendo a una convivenza arida e formale, che vive nel palazzo, accanto al mostro, e ne conosce la forma reale.

Marla Maples e Veronica Lario probabilmente un tempo furono attratte dal potere, dalla ricchezza e dal carisma di un uomo e solo in un secondo momento ne hanno scoperto la componente predatoria.

La Lario parlò delle “vergini offerte al drago”, nominando ciò che tutti vedevano ma nessuno voleva riconoscere come tale. Non lo fece per distruggere il sistema (cosa che chi vive dentro il palazzo raramente sceglie di fare) ma per incrinarne il mito. La Maples cercò invece di salvare una ragazzina di 14 anni ormai giunta nella tana del mostro, ma chissà quante altre volte è rimasta in silenzio, osservando il rito compiersi.

Queste donne stanno sul confine tra complicità e resistenza, tra protezione e impotenza, forse in cerca di una redenzione, a volte tardiva e parziale, senza però compiere il passo decisivo.

Questa esitazione, con la complicità della corte intera, consente al mostro di sopravvivere a lungo.