Probabilmente avrete letto delle polemiche sulla scelta di Lupita Nyong’o per interpretare Elena di Troia nel film "Odissea" di Christopher Nolan.
Al di là del fatto che qualunque attrice chiamata a incarnare "la donna più bella del mondo" sarebbe inevitabilmente finita sotto esame, in questo caso la causa principale delle contestazioni è stata il colore della sua pelle.
Qualcuno ha pensato bene di modificare con l’intelligenza artificiale un fotogramma del film (dove il viso è già deformato perchè sta gridando), alterando il volto dell’attrice per renderlo meno attraente e gettando benzina sul fuoco di una discussione animata da odiatori e attraversata da razzismo e disinformazione. Sui social l'immagine modificata sta girando parecchio.
Non è la prima volta e certamente non sarà l’ultima. Questo però rappresenta un ulteriore episodio che conferma il timore che l'IA, in ambito visivo, continui ad affermarsi come strumento per la manipolazione della realtà con finalità propagandistiche o divisive.
E la facilità di utilizzo rende alla portata di chiunque alterazioni che in passato richiedevano più competenze. Quindi, sì, potevano farlo prima con Photoshop o simili, ma ora può farlo chiunque con una semplice istruzione testuale o verbale (prompt).
Anche contenuti apparentemente innocui, come i meme, nei quali immagini e video generati con l’IA sono ormai sempre più diffusi, possono contribuire a questo processo di normalizzazione delle immagini false, rafforzando pregiudizi e rendendo sempre più incerto il confine tra ciò che è vero e ciò che è manipolato.
Manipolazione
Il poliziotto aggredito e l'intelligenza artificiale /
Il Ministero dell'Interno ha condiviso un post, corredato da una fotografia, relativo all'aggressione subita da un poliziotto e al soccorso ricevuto da un collega, durante il corteo a Torino del 31 Gennaio 2026.
Diversi elementi fanno ritenere che la fotografia diffusa non sia uno scatto originale, ma un’immagine modificata o ricreata tramite intelligenza artificiale (ipotesi confermata anche dall'analisi con SynthID).
Sopra 3 screenshot dal video che è stato diffuso nei giorni scorsi. Sotto l'immagine diffusa.
Confrontandole, emerge che:
1) L'auto bianca non c’è più.
2) Il poliziotto che soccorre il collega aveva una maschera antigas, anch'essa è sparita. Il volto è ora visibile.
3) Lo scudo del soccorritore è scomparso.
4) Ci sono anche altri dettagli anomali: come l’illuminazione dei due poliziotti da parte dei fari di un’auto della polizia, che nel video non risultano.
Il risultato è una immagine semplificata, di lettura più immediata, ma che non rappresenta fedelmente quel frammento di realtà catturato nel video. Per quanto fotografie e video tradizionali possano non restituire la realtà nella sua complessità e interezza, e possano essere realizzate in modo ingannevole, qui ci troviamo davanti ad un intervento per semplificare e ripulire la realtà, forse dimenticando od omettendo i dettagli suddetti.
Per ragioni ormai ampiamente discusse da almeno 3 anni, l’uso di immagini generate o alterate per rappresentare fatti reali solleva criticità profonde, che diventano ancora più gravi quando è un’istituzione governativa a intervenire su un documento originariamente prodotto da un fotografo o da un videomaker. Può sembrare un dettaglio marginale, ma non lo è, seppur qualcuno possa ritenere che non alteri in modo significativo la narrazione dell’evento accaduto.
Arriveranno momenti in cui non avremo gli strumenti e/o le competenze per orientarci e non farci ingannare. Sospettare e verificare ogni contenuto visivo in cui ci imbattiamo non è sostenibile.
In questo dovrebbe aiutarci il giornalismo, ma diversi giornali hanno utilizzato l'immagine in questione, forse non effettuando sufficienti verifiche o forse sopravvalutando l'affidabilità della fonte.
(Questo mio post nasce dalle anomalie notate dal fotografo Michele Lapini)