Governo

Il riconoscimento facciale in Italia by Filippo Venturi

Fotografia dal lavoro “Faceless Generation” di Filippo Venturi

Il riconoscimento facciale in Italia potrebbe essere utilizzato anche su persone che non hanno commesso alcun reato.

Lo schema di decreto con cui il Governo intende adeguare la normativa italiana all’AI Act europeo al momento prevede che, in luoghi o durante eventi considerati sensibili (ad esempio stazioni, concerti, manifestazioni o grandi eventi), i sistemi di videosorveglianza possano raccogliere e conservare temporaneamente i dati biometrici delle persone presenti.

Questi dati potrebbero rimanere memorizzati fino a sette giorni. Se nel frattempo venisse accertato un reato, potrebbero essere utilizzati per cercare e identificare il sospettato; altrimenti dovrebbero essere cancellati. Nel sistema ipotizzato dal decreto, però, questa elaborazione potrebbe avvenire automaticamente su tutte le persone che entrano in un determinato luogo, prima che sia stato commesso un reato e indipendentemente dall’esistenza di sospetti nei loro confronti.

Il Garante per la protezione dei dati personali ritiene che questo passaggio non sia coerente con l'AI Act. Il regolamento europeo consente infatti il riconoscimento facciale a posteriori alle forze dell’ordine per effettuare ricerche mirate, collegate a un reato già avvenuto e rivolte a persone sospettate. Non autorizza, invece, la creazione preventiva e indiscriminata dei dati biometrici di chiunque attraversi uno spazio pubblico. La differenza è sostanziale.

Una cosa è conservare le registrazioni di una telecamera e, dopo un reato, analizzare soltanto le immagini pertinenti alla ricerca di uno specifico sospettato. Un’altra è estrarre in anticipo i dati biometrici di migliaia di persone non sospettate né indagate, nell’eventualità che nei giorni successivi possa accadere qualcosa. Nel primo caso esiste un’indagine e si cerca una determinata persona. Nel secondo, l’intera popolazione presente in un luogo viene preventivamente resa identificabile.

Per questo il Garante ha chiesto che l’elaborazione biometrica avvenga esclusivamente dopo la commissione di un reato, sulle registrazioni già esistenti e in presenza di una specifica necessità investigativa. Ha inoltre avvertito che formule molto ampie come “esigenze di ordine e sicurezza pubblica” potrebbero legittimare una raccolta massiva e sproporzionata dei dati biometrici.

l parere del Garante sullo schema di decreto è complessivamente favorevole, ma pone come condizione la modifica di questo e di altri aspetti. Vedremo quindi se e come il testo verrà corretto prima dell’approvazione definitiva.

Il poliziotto aggredito e l'intelligenza artificiale by Filippo Venturi

Il Ministero dell'Interno ha condiviso un post, corredato da una fotografia, relativo all'aggressione subita da un poliziotto e al soccorso ricevuto da un collega, durante il corteo a Torino del 31 Gennaio 2026.

Diversi elementi fanno ritenere che la fotografia diffusa non sia uno scatto originale, ma un’immagine modificata o ricreata tramite intelligenza artificiale (ipotesi confermata anche dall'analisi con SynthID).

Sopra 3 screenshot dal video che è stato diffuso nei giorni scorsi. Sotto l'immagine diffusa.
Confrontandole, emerge che:

1) L'auto bianca non c’è più.
2) Il poliziotto che soccorre il collega aveva una maschera antigas, anch'essa è sparita. Il volto è ora visibile.
3) Lo scudo del soccorritore è scomparso.
4) Ci sono anche altri dettagli anomali: come l’illuminazione dei due poliziotti da parte dei fari di un’auto della polizia, che nel video non risultano.

Il risultato è una immagine semplificata, di lettura più immediata, ma che non rappresenta fedelmente quel frammento di realtà catturato nel video. Per quanto fotografie e video tradizionali possano non restituire la realtà nella sua complessità e interezza, e possano essere realizzate in modo ingannevole, qui ci troviamo davanti ad un intervento per semplificare e ripulire la realtà, forse dimenticando od omettendo i dettagli suddetti.

Per ragioni ormai ampiamente discusse da almeno 3 anni, l’uso di immagini generate o alterate per rappresentare fatti reali solleva criticità profonde, che diventano ancora più gravi quando è un’istituzione governativa a intervenire su un documento originariamente prodotto da un fotografo o da un videomaker. Può sembrare un dettaglio marginale, ma non lo è, seppur qualcuno possa ritenere che non alteri in modo significativo la narrazione dell’evento accaduto.

Arriveranno momenti in cui non avremo gli strumenti e/o le competenze per orientarci e non farci ingannare. Sospettare e verificare ogni contenuto visivo in cui ci imbattiamo non è sostenibile.

In questo dovrebbe aiutarci il giornalismo, ma diversi giornali hanno utilizzato l'immagine in questione, forse non effettuando sufficienti verifiche o forse sopravvalutando l'affidabilità della fonte.

(Questo mio post nasce dalle anomalie notate dal fotografo Michele Lapini)