Articolo

Articolo su Provoke su FotoIT by Filippo Venturi

Su FotoIT è uscito il mio secondo articolo sulla fotografia giapponese.

Dopo “Il bagliore che non svanisce. Fotografia e memoria del trauma nucleare in Giappone, 80 anni dopo”, ho scritto dell’esperienza della rivista Provoke e dei suoi autori che tentarono di scardinare la fotografia dall’interno.

Di seguito un estratto:

Provoke. L’evasione incompiuta che ha riscritto i confini della fotografia.

Tokyo, novembre 1968. Nei circuiti indipendenti e nelle librerie alternative del quartiere Shinjuku, e non solo, circola un oggetto insolito, composto da poche pagine in bianco e nero, contrastate fino all’accecamento e senza didascalie rassicuranti. Il titolo è secco: “Provoke. Shisō no tame no chōhatsuteki shiryō” (Provoke. Materiali provocatori per il pensiero). È rivista e rivoluzione.

L'alleanza tra un critico e teorico, Kōji Taki (1928-2011), un fotografo militante, Takuma Nakahira (1938-2015), un poeta e pensatore, Takahiko Okada (1939-1997) e due indagatori urbani, Yutaka Takanashi (1935) e Daidō Moriyama (1938), con quest’ultimo che si unì al collettivo dal secondo numero della rivista, ha dato vita al tentativo di scardinare la fotografia giapponese dall’interno, armati di grana, mosso e sfocature che sembrano graffi sulla pellicola e sulla società.

Il Giappone di fine anni ‘60 era un paese in fermento. Le strade di Tokyo erano attraversate dalle proteste studentesche contro la guerra del Vietnam (il paese non era coinvolto direttamente, ma forniva logistica e basi militari agli Stati Uniti) e contro il rinnovo del Trattato di Sicurezza con gli Stati Uniti (ANPO), mentre le fabbriche e le periferie cambiavano volto sotto l’impeto di una modernizzazione rapidissima. In questo clima di tensione politica e di trasformazione, anche l’arte cercava nuovi linguaggi […]

Il bagliore che non svanisce by Filippo Venturi

Su FotoIT è uscito un mio articolo sulla fotografia giapponese in relazione al trauma nucleare di cui, quest’anno, cade l’80° anniversario. Si tratta del primo articolo in cui esploro il linguaggio fotografico in Giappone e che intendo continuare a raccontare in altri articoli che usciranno sulla rivista!

Di seguito un estratto dell’articolo.


Il bagliore che non svanisce

Fotografia e memoria del trauma nucleare in Giappone, 80 anni dopo.

In Europa, la Seconda guerra mondiale terminò l’8 maggio 1945 con la resa della Germania, ma nel Pacifico il conflitto proseguì in modo sanguinoso. Il Giappone, infatti, non contemplava la sconfitta e si preparava a una resistenza a oltranza contro gli attacchi degli americani.

Il 16 luglio 1945, con l’esito positivo del test Trinity, condotto nel deserto del New Mexico nell’ambito del Progetto Manhattan, gli Stati Uniti divennero i primi possessori dell’arma atomica funzionante. In breve tempo, questa nuova bomba fu considerata lo strumento con cui accelerare la conclusione del conflitto: avrebbe dovuto causare una tale distruzione da spezzare anche l’orgoglio giapponese e costringere il paese alla resa.

Il 6 agosto, alle ore 8.15, la bomba all’uranio Little Boy venne sganciata su Hiroshima (l’esplosione avvenne a un’altezza di circa 580 metri dal suolo) provocando la morte immediata di decine di migliaia di persone — il bilancio totale delle vittime, incluse quelle decedute successivamente per ustioni e radiazioni, è stimato in 140.000. Il 9 agosto, alle ore 11.02, la bomba al plutonio Fat Man colpì Nagasaki, causando complessivamente circa 70-80.000 morti.

Neppure dopo queste ecatombi i vertici militari giapponesi accettarono la sconfitta. Si rese quindi necessario l’intervento personale dell’imperatore Hirohito che — rompendo con la tradizione che lo voleva figura sacra e distante — si rivolse per la prima volta direttamente alla nazione, pronunciando il 15 agosto 1945 un discorso radiofonico per annunciare la cessazione delle ostilità e salvare il Giappone dalla completa distruzione. Il 2 settembre 1945, infine, venne firmato l’atto di resa a bordo della nave da guerra USS Missouri, nella baia di Tokyo.

Il trauma atomico del 1945 segnò profondamente l’identità culturale del Giappone e si riflesse con forza nella sua produzione artistica, dando origine a una lunga e dolorosa elaborazione collettiva. L’esperienza apocalittica di Hiroshima e Nagasaki, unita allo shock per la resa e la fine dell’imperialismo, generò un senso diffuso di lutto, vergogna e riflessione esistenziale, che si tradusse in una ricerca di nuove forme espressive capaci di affrontare l’irrappresentabile e di dare voce all’angoscia di un’intera nazione. […]


Nota dell'Autore by Filippo Venturi

Una immagine dal mio lavoro “Handbook of escape”, generata con l’IA /// An image from my work “Handbook of Escape”, generated with AI.


Nota dell’autore

Ho scelto di inserire questa Nota per chiarire come utilizzo l’intelligenza artificiale (IA) nei miei testi. Così come auspico trasparenza per le immagini generate con IA (soprattutto quando imitano la fotografia, in particolare in questa fase storica), la ritengo importante anche nella scrittura. Mi piacerebbe che indicazioni di questo tipo comparissero più spesso anche nei giornali e nelle altre fonti che consulto, magari accompagnate da dettagli specifici nel caso di un uso più esteso o diversificato di questa tecnologia.

Nei miei articoli utilizzo strumenti basati sull’intelligenza artificiale come assistenti editoriali, ma le idee, le interpretazioni e le connessioni concettuali sono interamente umane e frutto della mia ricerca personale.

Impiego l’IA nella fase di revisione della bozza per individuare eventuali errori grammaticali, refusi o imprecisioni concettuali, verificare la correttezza di date e riferimenti, valutare la chiarezza del testo per un pubblico che potrebbe non conoscere i temi trattati (sigle, acronimi, termini tecnici) e ridurre le ripetizioni.

Valuto e verifico sempre ogni suggerimento dell’IA, consapevole che in alcuni casi può generare errori o “allucinazioni”, cioè dati inventati o distorti. Nessuna modifica proposta viene applicata automaticamente.

Non la utilizzo per generare contenuti originali, elaborare tesi o formulare giudizi. Ogni argomento, esempio e analisi proviene dal mio lavoro, dalla mia esperienza diretta o da fonti verificabili.

Credo che il ruolo dell’autore oggi non sia quello di escludere la tecnologia, ma di governarla in modo consapevole e trasparente.

È importante aggiornare o modificare la Nota in funzione dell’uso effettivo dell’IA, così che resti uno strumento di trasparenza autentica e non una formula di rito.


Author’s Note

I chose to include this note to clarify the way in which I use artificial intelligence (AI) in my writing. Just as I advocate for transparency in AI-generated images (especially when they imitate photography), I believe it is equally important in written work. I would like to see such statements appear more frequently in newspapers and other sources I consult — ideally accompanied by specific details when this technology is used more extensively or in diverse ways.

In my articles, I use AI tools as editorial assistants, but the ideas, interpretations, and conceptual connections are entirely human and the result of my own research.

I employ AI during the draft revision phase to identify possible grammatical errors, typos, or conceptual inaccuracies; to check the accuracy of dates and references; to assess the clarity of the text for readers who may not be familiar with the topics discussed (such as acronyms, abbreviations, or technical terms); and to reduce repetitions.

I carefully review and verify all AI suggestions, aware that in some cases it may produce errors or so-called “hallucinations,” — invented or distorted information. No proposed change is ever applied automatically.

I do not use AI to generate original content, develop theses, or formulate judgments. Every topic, example, and analysis originates from my own work, direct experience, or verifiable sources.

I believe the author’s role today is not to exclude technology, but to govern it consciously and transparently.

It is important to update or modify this note according to the actual use of AI, so that it remains a genuine instrument of transparency rather than a mere formality.

Civiltà dei Dati — Fondazione Leonardo ETS by Filippo Venturi

Ho scritto per la rivista “Civiltà dei Dati” — pubblicata dalla Fondazione Leonardo ETS (Leonardo Company, ex-Finmeccanica) — un articolo sul processo creativo del mio progetto "He looks like you", composto da fotografie di famiglia, collage, interventi grafici e immagini generate con l'intelligenza artificiale, in cui ho immaginato l’incontro mai avvenuto fra mio padre Giorgio e mio figlio Ulisse.

Si tratta di una rivista trimestrale di divulgazione scientifica e tecnologica, che nel numero di giugno 2025, dedicato a “Gli effetti della tecnologia sulla mente”, contiene interessanti articoli e contributi da parte di personalità come Jonas Bendiksen (fotografo di Magnum e autore di "The Book of Veles"), Rita Cucchiara (autrice del libro "L'intelligenza non è artificiale"), il neuroscienziato Vittorio Gallese e tanti altri esperti.

E' consultabile gratuitamente e scaricabile qui: https://www.fondazioneleonardo.com/civilta-dei-dati

Autore dell'Anno, l'articolo de Il Resto del Carlino by Filippo Venturi

Oggi sul Il Resto del Carlino un bell'articolo di Maddalena De Franchis che racconta del riconoscimento che ho ricevuto dalla Fiaf, di Autore dell’Anno, e riassume le mie ultime ricerche visive, nella documentazione fotografica e anche nella sperimentazione con l'intelligenza artificiale!

Articolo sull'Intelligenza Artificiale (parte 2) su FOTOIT by Filippo Venturi

Nel numero di febbraio 2024 di FOTOIT, nella sezione Saggistica, è uscito il mio secondo articolo sull’intelligenza artificiale, dove racconto i lavori che ho realizzato con l’aiuto di questa tecnologia! In particolare approfondisco l’idea alla base e il conseguente sviluppo dei miei progetti “Broken mirror”, sulla dittatura nordcoreana, e “He looks like you”, sulla mia famiglia.

Articolo sull'Intelligenza Artificiale su FOTOIT by Filippo Venturi

Nel numero estivo (e doppio) Luglio-Agosto 2023 di FOTOIT, nella sezione Saggistica, è uscito un mio articolo sull’intelligenza artificiale!

In questo testo non parlo dei miei lavori, ma provo a ragionare sull’evoluzione del ruolo dell’immagine nella comunicazione e nella nostra vita quotidiana. Le immagini generate con l'intelligenza artificiale stanno già influenzando il mondo fotografico e la nostra percezione della realtà, come dimostrato da diverse casistiche che, negli ultimi mesi, hanno sollevato timori legati all'adozione di questa nuova tecnologia, ma anche entusiasmo per le potenzialità che essa porta con sé.


“FOTOIT, nella pagina SAGGISTICA, introduce con un servizio di Filippo Venturi il tema dell'Intelligenza Artificiale, destinato a far discutere nel prossimo futuro. Una fotografia, bella o brutta che sia, rappresenta sempre qualcosa che c'è. La possibilità di generare immagini artificialmente è la nuova frontiera, ultimo traguardo della tecnologia digitale che comporterà un cambiamento di mentalità.“

FOTOIT, l’organo ufficiale della FIAF, diretto da Cristina Paglionico. Dieci numeri all’anno di 64 pagine tutte dedicate alla fotografia italiana. Il giornale è riservato agli iscritti alla FIAF (Federazione italiana associazioni fotografiche).

Intervista su Class Magazine by Filippo Venturi

Sull'ultimo numero di Class Magazine è uscito un interessante articolo, a cura di Elena Correggia, sulla relazione fra fotografia a intelligenza artificiale, con interviste al sottoscritto e ad altri fotografi che hanno fatto ricorso all'uso di questa tecnologia per esprimere timori, dubbi e perplessità sull'I.A., sull'autorialità delle immagini prodotte e sull'evoluzione del linguaggio fotografico!

Recensione di Cosmodrome per FotoIT by Filippo Venturi

Sulla rivista FOTOIT di dicembre/gennaio la mia recensione del lavoro “Cosmodrome” di Raffaele Petralla, vincitore del Portfolio Italia 2019.

Era il mio "cavallo vincente" fra i 20 lavori finalisti del concorso. Quando mi hanno chiesto di recensirlo, alcune settimane fa, ne sono stato felice, sia perché ha uno stile che vedo simile al mio e sia perché speravo con le mie parole di rendergli giustizia. Non ce ne è stato bisogno: questo lavoro s'è imposto da solo e ha vinto la finale del Portfolio Italia.

Sito ufficiale: www.fotoit.it

Articolo su Cesena IN Magazine by Filippo Venturi

Sull'ultimo numero della rivista "IN Magazine" (Dicembre2018-Gennaio2019) c'è un articolo sul sottoscritto :)

Grazie a Roberta Invidia per aver pensato di raccontare la mia attività di fotografo documentarista, a Barbara Baronio per le parole e a Gianmaria Zanotti per le fotografie!

La rivista si trova, gratuitamente, nei migliori della provincia di Forlì-Cesena e si può leggere online qui: www.inmagazine.it/magazine/cesena-in-magazine-06-2018