L'Abuso

L'Immagine contesa. Fotogiornalismo, verità e disinformazione by Filippo Venturi

Pubblicata il 10 aprile 2026 sulla copertina de L'Espresso con il titolo “L’abuso”, la fotografia scattata da Pietro Masturzo il 12 ottobre 2025 a Idhna, in Cisgiordania, ha provocato polemiche internazionali e accuse di manipolazione.

Con Pietro Masturzo, Tiziana Faraoni e Filippo Venturi, l’incontro ricostruisce la vicenda e riflette su fotogiornalismo, responsabilità editoriale, verifica delle immagini e disinformazione nell’epoca dell’intelligenza artificiale.

Giovedì 24 settembre | ore 21:00
L'IMMAGINE CONTESA
Fotogiornalismo, verità e disinformazione.
Hub Santagnese10, Mantova.
A cura di Frammenti di fotografia.

Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti


Tiziana Faraoni
Photo editor della rivista L’Espresso, curatrice e docente. Esperta di linguaggio fotografico e fotogiornalismo, seleziona e cura progetti visivi d’inchiesta, mostre ed edizioni fotografiche, promuovendo il racconto visivo della realtà sociale e politica contemporanea.

Pietro Masturzo
Fotoreporter di fama internazionale, vincitore del World Press Photo of the Year 2010. Documenta da anni conflitti, questioni socio-politiche e trasformazioni territoriali in tutto il mondo, collaborando con le principali testate giornalistiche italiane ed estere.

Filippo Venturi
Fotografo documentarista e docente. I suoi reportage, incentrati sulle grandi trasformazioni sociali e geopolitiche contemporanee, sono pubblicati su testate internazionali come National Geographic e Washington Post. È autore di mostre e progetti visivi pluripremiati.

Non basta dire che è falso by Filippo Venturi

Non basta dire che è falso

In questi giorni sta girando una immagine modificata con l’intelligenza artificiale che mostra una realtà falsa in cui il colono israeliano e la donna palestinese - di cui si è parlato molto nei giorni scorsi e di cui ho scritto nel post “L’Abuso” - sorridono e si danno la mano, in un atteggiamento complice che lascerebbe pensare che l’abuso dell’uomo sulla donna, visibile nella potente fotografia del fotogiornalista Pietro Masturzo, apparsa sulla copertina del settimanale L’Espresso, possa essere in realtà una messa in scena.

Si tratta di un tentativo meschino di alterare i fatti. Dopo vari tentativi di sminuire l’episodio (uno dei tanti abusi, noti, dei coloni israeliani verso i palestinesi), evidentemente qualcuno ha provato a giocare la carta del complotto.

Oltre a questo, però, c’è una ingenuità che vedo ripetersi da tempo, compiuta da alcuni debunker, fact-checker o anche semplici persone in buona fede che denunciano immagini false o generate con l’IA, che consiste nel ripubblicarle integralmente, senza inserire sull’immagine un watermark evidente che le identifichi subito come fake.

Nel tentativo di smontare un tentativo di disinformazione, si rischia di alimentarne la circolazione. Queste immagini fake, senza l’indicazione visiva che sono fake, vengono condivise, screenshottate, salvate, ritagliate e ricondivise altrove, rischiando di perdere il contesto originale della smentita.

Possono comparire nei risultati dei motori di ricerca, nelle anteprime o nelle ricerche per immagini, dove molti utenti le vedranno senza aprire l’articolo che spiega che si tratta di un falso.

In un ecosistema digitale dove il contenuto viaggia più veloce della spiegazione, non basta dire “questa immagine è fake”, ma è necessario renderlo visibile sull’immagine stessa. Altrimenti il tentativo di smontare la disinformazione rischia di diventare, involontariamente, promozione della fake news.