Christopher Nolan

Biblioteche come palestre by Filippo Venturi

Biblioteche come palestre

In una società e una comunicazione di massa che si basa su picchi di concentrazione di pochi secondi focalizzati su stimoli visivi (foto e video), immagino (o forse spero) che fra qualche anno le biblioteche diventeranno le nuove palestre. Luoghi in cui allenare la concentrazione, la lettura e la scrittura non istantanea, disintossicandosi dai fast-content.

Ci saranno istruttori che assegneranno parole crociate, esercizi di comprensione del testo e serie da dieci pagine consecutive. Sugli scaffali, integratori specifici per mantenere l’attenzione necessaria a terminare un articolo o, per gli atleti più evoluti, persino un libro.

Ci saranno i corsi di gruppo per liberarsi dalla dipendenza dall’attualità. Tutti insieme, chi con una mazza e chi a mani nude, a frantumare immagini di argomenti che per qualche ora ci sono sembrati fondamentali, ma che in realtà ci stavano soltanto distraendo dalla nostra vita e dalla nostra serenità.

Me la immagino, una grande stampa con il ritratto di un uomo e la scritta: "Cosa ne pensi del gioielliere Roggero? E della proposta di Salvini di candidarlo?". E tu che la strappi in mille coriandoli urlando "CHISSENEFOTTE!".

Oppure un fotogramma dell’Odissea di Nolan, con Elena di Troia interpretata da Lupita Nyong’o, da fare a pezzi con i denti mentre farfugli: "Da quanto tempo non vado a trovare mia madre?". O ancora "Forse dovrei smettere di rimandare quel caffè con gli amici. Non è vero che non ho mezz’ora libera. E' che devo scorrere altri cinquanta reel o dire la mia sull’ennesima cazzata".

L'Odissea di Nolan e l'intelligenza artificiale by Filippo Venturi

Probabilmente avrete letto delle polemiche sulla scelta di Lupita Nyong’o per interpretare Elena di Troia nel film "Odissea" di Christopher Nolan.

Al di là del fatto che qualunque attrice chiamata a incarnare "la donna più bella del mondo" sarebbe inevitabilmente finita sotto esame, in questo caso la causa principale delle contestazioni è stata il colore della sua pelle.

Qualcuno ha pensato bene di modificare con l’intelligenza artificiale un fotogramma del film (dove il viso è già deformato perchè sta gridando), alterando il volto dell’attrice per renderlo meno attraente e gettando benzina sul fuoco di una discussione animata da odiatori e attraversata da razzismo e disinformazione. Sui social l'immagine modificata sta girando parecchio.

Non è la prima volta e certamente non sarà l’ultima. Questo però rappresenta un ulteriore episodio che conferma il timore che l'IA, in ambito visivo, continui ad affermarsi come strumento per la manipolazione della realtà con finalità propagandistiche o divisive.

E la facilità di utilizzo rende alla portata di chiunque alterazioni che in passato richiedevano più competenze. Quindi, sì, potevano farlo prima con Photoshop o simili, ma ora può farlo chiunque con una semplice istruzione testuale o verbale (prompt).

Anche contenuti apparentemente innocui, come i meme, nei quali immagini e video generati con l’IA sono ormai sempre più diffusi, possono contribuire a questo processo di normalizzazione delle immagini false, rafforzando pregiudizi e rendendo sempre più incerto il confine tra ciò che è vero e ciò che è manipolato.