DHS

La testimonianza degli agenti dell'ICE by Filippo Venturi

Un giudice ha finalmente costretto alcuni agenti dell'ICE a testimoniare sotto giuramento, trovando conferma di quanto già si ipotizzava:

- A ogni squadra di agenti veniva data una quota minima di arresti da fare (otto al giorno), cosa che i funzionari del Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS) avevano sempre smentito;

- Usavano un'app chiamata Elite (che si ipotizza essere stata realizzata dall'azienda Palantir), la quale comunicava loro quali quartieri rastrellare, senza che venissero fornite accuse o motivazioni per gli arresti;

- Gli arresti avvenivano senza mandato (e senza prove sufficienti per ottenerne uno).

Questa tattica potrebbe aver portato a una diffusa profilazione razziale e ad arresti incostituzionali.

Elite non era l’unica app utilizzata dall’ICE durante l’operazione. Un agente ha testimoniato che, mentre effettuava gli arresti, ha fotografato una donna e ha analizzato il volto tramite Mobile Fortify, l’app di riconoscimento facciale del DHS. L’app ha mostrato una corrispondenza, ma l’agente ha testimoniato: "Non ero sicuro che fosse lei" (lasciando alcuni dubbi che l'identificazione da parte del software potesse essere influenzata da qualche bias).

Stephen Manning, direttore esecutivo di Innovation Law Lab, ha affermato che la testimonianza ha illustrato come la spinta degli agenti a raggiungere gli obiettivi di arresto possa averli portati a violare i diritti delle persone e a ignorare le tutele contro la detenzione: “La legge è un ostacolo alle quote.”


Per maggiori informazioni, la fonte è The Guardian: www.theguardian.com/us-news/2026/mar/13/ice-agent-court-testimony-oregon


Questa la didascalia della fotografia: Federal agents clash with anti-ICE protesters at the ICE building in Portland, Oregon, on 12 October 2025. Photograph: Mathieu Lewis-Rolland/Getty Images.