Fiume Savio

Alla ricerca della foce del torrente Cesuola by Filippo Venturi

Cesena, febbraio 1990. Alla ricerca della foce del torrente Cesuola

Un’avventura riemersa grazie a una fotografia che non avevo mai visto e che oggi il mio amico d’infanzia Michele mi ha inviato.

Nel 1990 non avevamo smartphone, Internet o una quantità inesauribile di contenuti sempre a disposizione. La noia era dietro l’angolo e, per divertirci, dovevamo inventarci qualcosa. Credo che, in questo caso, anche il film I Goonies, che avevamo visto in parrocchia in quegli anni, abbia avuto un ruolo importante. Ci aveva insegnato che un’avventura poteva cominciare dietro casa, seguendo una traccia che gli adulti sembravano non vedere.

Dopo aver raccolto qualche informazione nei giorni precedenti, provammo a seguire il corso del Cesuola che passava attraverso la città o, più precisamente sotto la città, fermandoci davanti a ogni grata o apertura nel cemento, come se potesse nascondere l’ingresso di un passaggio segreto. A nove anni bastavano il rumore dell’acqua sotto la strada e la consapevolezza che un torrente scorresse invisibile sotto i nostri piedi per esaltarci e spingerci a proseguire.

Non ne conservo ricordi dettagliati, ma immagino che ci sporcassimo le scarpe, raccogliessimo bastoni e setacciassimo la città alla ricerca di indizi. Per qualche ora, la città degli adulti era diventata una mappa segreta che soltanto noi potevamo decifrare.

E alla fine la foce la trovammo!

Nel febbraio del 1990 gran parte del Cesuola era già nascosta sotto la città, ma il suo ultimo tratto, nell’area dell’ex Zuccherificio, scorreva ancora all’aperto fino al fiume Savio. Nove anni dopo ne sarebbe stata appaltata la tombatura, rendendo invisibile anche quell’ultimo tratto.

Nella fotografia siamo lì – io, Michele e sua sorella Francesca - davanti all’acqua e alla vegetazione ancora selvaggia, con l’aria soddisfatta di chi ha appena raggiunto un luogo remoto.

Ricordavo quell’avventura, ma senza immagini precise. Questa fotografia ha funzionato come un interruttore, riportando improvvisamente alla luce un bel periodo della mia vita. Mi sono tornate alla mente tante cose: la maglietta di Topolino, la giacchetta verde e altri dettagli che ora riconosco, anche se, fino a un attimo prima di ricevere la fotografia, li avevo completamente dimenticati.

Negli ultimi anni, con l’arrivo dell’intelligenza artificiale e delle immagini generate, abbiamo giustamente messo in discussione l’affidabilità della fotografia e la sua capacità di mentire. Rischiamo però di sottovalutare ciò che perderemo quando non sapremo più distinguere un’immagine nata perché qualcuno era davvero lì, nel mondo, da una prodotta artificialmente.

Basta però una vecchia fotografia di famiglia o tra amici, con tutto ciò che contiene senza che nulla sia stato scelto a tavolino, per riattivare connessioni e ricordi dimenticati e restituirci una vista sul passato nel modo più sincero possibile.

Alluvione in Emilia Romagna by Filippo Venturi

Cesena, 19 maggio 2023, quartiere San Rocco e dintorni, dove ho vissuto per oltre 20 anni.
Oggi, dopo tanto tempo, ne ho girato le vie e ho rivisto vecchi amici. Nonostante ci si muovesse tutti fra pezzi di case, ricordi e oggetti distrutti, l'entusiasmo e la determinazione degli abitanti e dei volontari trasmettevano una grande speranza ❤

Forlì, 21 maggio 2023, quartiere Romiti, "Di Abdul e altre storie".
Quando ho visto una ventina di ragazzi di origine africana far parte di una lunga catena di persone che si passavano secchi pieni di fango, mi sono venute in mente alcune persone che dal divano di casa hanno sentenziato che migranti e stranieri non stanno aiutando gli italiani.
Alla fine ho scoperto che in quel condominio, su Via Sapinia, abita Abdul, un ragazzo senegalese che ha chiesto aiuto ai propri amici, accorsi anche dai paesi limitrofi, perché parte degli abitanti del condominio sono anziani e quindi in difficoltà nello svolgere le operazioni faticose e prolungate necessarie per pulire tutto il cortile, i garage e le cantine.
Proseguendo per le vie della mia città di adozione, mi sono imbattuto in tanta umanità di ogni varietà e in mille storie, intuibili dai dialoghi ascoltati per caso, dagli sguardi, dai messaggi sulle magliette indossate, da gesti reciproci di solidarietà e dalla volontà di creare gruppo.