“Mr Nobody Against Putin” è un documentario incredibilmente prezioso che ha ricevuto molti riconoscimenti, fra cui l'Oscar 2026 per il miglior documentario.
Il film segue Pavel “Pasha” Talankin, un giovane coordinatore di eventi scolastici e videomaker della scuola primaria di Karabash, una piccola città industriale russa negli Urali. Il protagonista è goffo, autoironico, persino tenero, e non si fa problemi a mostrarlo nelle riprese video della sua quotidianità, ma questa apparente leggerezza nasconde un carattere forte, che non si piega quando qualcuno ne mette in discussione i principi.
Con l’inizio della cosiddetta “operazione militare speciale” (la guerra d'invasione russa dell'Ucraina), la scuola inizia a subire sempre di più l'invasività capillare della propaganda. La quotidianità educativa si svuota. Le attività degli insegnanti con i ragazzi si azzerano quasi del tutto, sostituite dalla necessità di documentare l'obbedienza alle direttive giunte dall'alto, a dimostrarsi patrioti e a fare il lavaggio del cervello agli studenti. A un certo punto, Pasha lo dice chiaramente: “sembrava che anche noi insegnanti stessimo combattendo”.
Inizialmente, stanco di quella nuova realtà, Pasha rassegna le dimissioni (effettive alla fine dell’anno scolastico), ma quando riceve risposta a una sua precedente proposta, da parte di una produzione internazionale (tra cui la BBC) interessata al suo materiale video, ritira le dimissioni e il suo registrare lo svolgimento delle attività imposte dalla propaganda diventa documentazione e denuncia.
Questa nuova realtà è agghiacciante e include l'arrivo dei mercenari della Wagner (una compagnia militare privata russa, agli ordini del Cremlino) che entrano nelle scuole per spiegare come usare le mine antiuomo, svolgere esercitazioni, organizzare competizioni di lancio delle granate con gli studenti. Divise, armi e accessori bellici vengono introdotti nell'istituto e fatti indossare ai giovani. L’infanzia e l’educazione vengono progressivamente militarizzate.
Alcuni amici di Pasha, ex studenti suoi coetanei o giovani che aveva visto diplomarsi, saranno arruolati e finiranno in Ucraina, per non fare più ritorno.
Al funerale di uno di questi, Pasha deciderà di registrare solo l'audio perché sarebbe troppo rischioso filmare un evento militare e, per circa un minuto di schermo nero, si udiranno le grida di dolore della madre che piange il figlio.
Pasha, in seguito, dopo aver notato una macchina della polizia regolarmente parcheggiata sotto al suo ufficio (cosa anomala in un paese piccolo come Karabash), il graduale allontanarsi da parte dei giovani che frequentavano il suo studio come spazio creativo e l'attirare sospetti a causa del suo attivismo malcelato anti-propaganda, deciderà di lasciare la Russia il giorno dopo aver svolto la cerimonia di consegna dei diplomi agli studenti, riuscendo a portare con sé, oltre il confine, più di due anni di video girati, da cui nascerà questo importantissimo documentario, che testimonia come lentamente l’assurdo sia diventato quotidiano.
Si tratta quindi di un film necessario, disturbante, che parla di Russia, mostrandone il cinismo della propaganda, ma anche come i giovani russi siano vittime di questo sistema, ben noto e collaudato, che caratterizza le dittature e che spaventa per quanti danni possa causare in una generazione di studenti.