Podere La Berta, Cena con concerto by Filippo Venturi

Podere La Berta, Cena con Concerto di Alessandra Abbondanza
Brisighella, 02/08/2018

Alcune fotografie dell'evento che si è tenuta al Podere La Berta di Brisighella :)

Pseudolo (Plauto), con Ettore Bassi by Filippo Venturi

Sarsina, Plautus Festival, 29/07/2018
Pseudolo, di Tito Maccio Plauto

 

TEP – Teatro Europeo Plautino presenta
Ettore Bassi in
PSEUDOLO
di Tito Maccio Plauto
adattamento Cristiano Roccamo

Con: Massimo Boncompagni, Jacopo Costantini, Ludovico Röhl
Musiche originali: Sara Castiglia
Scenografia: Elisabetta Salvatori
Costumi: Gloria Fabbri e Manuela Monti
Pupazzi: Brina Babini
Direttore di produzione: Riccardo Bartoletti
Organizzazione: Valentina Santi
Responsabile tecnico: Antonio Salerno

Regia: Cristiano Roccamo

Personaggi & interpreti
Pseudolo > Ettore Bassi
Ballione > Massimo Boncompagni
Calidoro, Simone, Cuoco > Jacopo Costantini
Carino, Arpace, Scimmia > Ludovico Röhl

Trama
Il giovane Calidoro è l’amante di Fenicia, una cortigiana del lenone Ballione. Tuttavia ella viene promessa ad un militare macedone in cambio di venti mine. Calidoro, allora, interpella Pseudolo, suo fedele ed astuto schiavo, il quale gli promette che riuscirà a trovare il modo per liberare Fenicia. Il servo pensa allora di rivolgersi, prima di tutto, a Ballione, dal quale viene a sapere che il militare gli ha già depositato un anticipo di quindici mine, con la promessa che il suo attendente Arpace gli avrebbe consegnato le restanti cinque portando con sé un sigillo prestabilito.
Pseudolo, fingendosi uno schiavo di Ballione, raggira Arpace e lo convince a consegnargli la lettera recante il sigillo. Grazie all’aiuto di Carino, amico di Calidoro, che gli offre le cinque mine restanti e con esse uno schiavo, Scimmia, Pseudolo può portare a compimento il suo piano. Scimmia, fingendosi Arpace, si presenta da Ballione il quale, cadendo nell’inganno, gli consegna Fenicia. Dopo poco arriverà però il vero Arpace. Ballione, questa volta, crede che questi sia stato mandato da Pseudolo per ingannarlo e, solo dopo l’arrivo di Simone, padre di Calidoro, il quale gli rivela tutto il piano ordito da Pseudolo, capisce di essere stato ingannato e di non poter fare più nulla. Calidoro, così, ottiene la sua amante e Pseudolo, come ricompensa, del vino in abbondanza.

Note di regia
Cicerone ci racconta che Plauto “si divertiva” (gaudebat) in vecchiaia nel comporre Pseudolus , rappresentata per la prima volta nel 191 a.C. quando Plauto aveva circa sessant’anni.
Come nel Miles Gloriosus, nello Pseudolus il servo è al centro della Commedia. Il servo di Plauto ha infatti ispirato nei secoli i più grandi autori teatrali come Molière, Ariosto, Goldoni, Shakespeare, Goëthe e Rossini; per questo, e non solo, si evince come Plauto sia il padre di tutto il teatro comico europeo.
Una messa in scena semplice, senza quarta parete; gli attori, dialogano tra loro, si rivolgono al pubblico e lo interpellano. Ne vien fuori un allestimento che lascia spazio all’improvvisazione, al gioco scenico. Deverbia e Cantica accompagneranno gli spettatori negli intrecci Plautini messi in atto da personaggi grotteschi, anche grazie all’uso delle maschere che permettono agli attori di interpretare più personaggi. I sentimenti e gli affetti sinceri, quando ci sono, sono comici e non commoventi, motivo per cui, le commedie di Plauto erano di certo le più applaudite.

Finalista al BJP Meet California by Filippo Venturi

bjp_california.jpg

Sono fra i finalisti del concorso fotografico del British Journal of Photography in collaborazione con Meet California :)

Il premio, oltre ad una sostanziosa somma di denaro, consiste nel poter realizzare un reportage in California con viaggio interamente pagato dagli organizzatori.

L’articolo originale che annuncia i finalisti è qui: bjp-online.com/2018/07/meet-california-the-shortlist

 

Questo il comunicato ufficiale:

British Journal of Photography announces the photographers shortlisted for Meet California, an exclusive commission for which four competition winners will create a body of work responding to the vast American state.
Following a lengthy initial judging process, the shortlist for Meet California has been announced. The commission will see four photographers fly to California and road trip across the Golden State on a 10-day British Journal of Photography commission, in partnership with Visit California.
The four competition winners will each produce a photo series that responds to their experience traversing California. Steering clear of generic picture-perfect travel photography, each body of work will delve beneath the surface of California and reveal the daily occurrences and unexpected nuances, as well as the people and places, that give America’s Golden State its distinctive character.
A prestigious panel of industry experts is currently judging the competition with the winners due to be announced in mid-August. The panel comprises four judges: Simon Bainbridge, editorial director of British Journal of Photography; Zelda Cheatle, an independent curator and photography consultant; Max Whittaker, a California-based photojournalist and Visit California’s official photographer; and Charlie Pinder, international photography manager at Red Bull Media House.
Below, we present the final shortlist, from which four winners will be selected.

Podere La Berta, Cena con concerto by Filippo Venturi

Podere La Berta, Cena con Concerto dell'Orchestra Giovanile Luigi Cherubini  
Brisighella, 12/07/2018

Alcune fotografie dell'evento che si è tenuta al Podere La Berta di Brisighella :)

Intervista per artwave.it by Filippo Venturi

Su artwave.it è uscito un articolo a cura della bravissima Anna Frabotta, che mi ha intervistato a proposito del mio lavoro sulla Corea del Nord :)

 

Korean Dream
Cosa significa vivere in Corea del Nord? Ce lo siamo fatti raccontare dal fotografo Filippo Venturi, uno dei pochi ad aver posato l’obiettivo nel paese di Kim. Il progetto tra i finalisti del Cortona on The Move (12 luglio - 30 settembre)
di Anna Frabotta - 08.07.2018

A volersela immaginare, la Corea del Nord, si fa davvero fatica. Pochi altri posti al mondo sono così interdetti all’umana (extra nord-coreana) presenza e di pochi altri posti al mondo si sente parlare solo e soltanto per interposta persona. E solo e soltanto di guerre presunte e minacciate, di armamentari bellici o nucleari e di dittatori dal bizzarro taglio di capelli.

C’è chi però quell’invalicabile muro fatto di silenzi e immaginari pensati è riuscito a scavalcarlo e a restituircene un racconto che, se non poteva essere del tutto fedele nelle meravigliose immagini, lo è sicuramente nelle parole.

Il nostro uomo è Filippo Venturi, fotografo cesenate classe 1980, diversi premi importanti alle spalle e un sogno chiamato Corea.
Lo abbiamo incontrato a pochi giorni dall’inaugurazione del “Cortona On The Move” che lo vedrà tra i protagonisti proprio con il suo progetto Corean Dream, selezionato fra le New Vision del festival.

Filippo ci racconta di come, dopo aver lavorato a un progetto fotografico sulla Corea del Sud, da cui emerge una corsa alla perfezione talmente sfrenata e stressante da oltrepassare i limiti della sopravvivenza, sia cresciuta in lui la voglia di raccontare l’altra e più sconosciuta faccia della medaglia.

Ufficialmente Stato socialista con libere elezioni, nella pratica dittatura totalitaria basata sul culto della dinastia Kim, questo fazzoletto di terra di 120.540 km² nasconde innumerevoli contraddizioni, che partono dalla sua forma di stato e finiscono nell’avanzato sviluppo tecnologico cui fa da contraltare l’elevato livello di povertà e arretratezza della popolazione.

Entrarci non è semplice, sono molte le difficoltà per ottenere un visto cui soprattutto giornalisti e fotografi vanno incontro, molti i documenti da preparare, le relazioni da redigere e gli agganci fondamentali che bisogna avere, qualcuno che garantisca per te alle autorità coreane: “Ero piuttosto pessimista all’inizio, c’erano troppe cose che dovevano incastrarsi per il verso giusto, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Il mio contatto in Corea prima di partire mi ha preparato su come avrei vissuto in quelle due settimane, mi ha spiegato che sarei stato sempre accompagnato da quattro guide, che non avrei potuto lasciare l’albergo senza di loro… che poi le chiamano guide, ma in realtà sono controllori e censori. Ho lavorato in condizioni molto particolari e restrittive, con un fotografo che fotografava me e qualunque cosa inquadrassi e un livello d’isolamento mai sperimentato prima. Non c’è internet, non va il telefono e l’unico modo per mettersi in contatto col resto del mondo è utilizzare il telefono dell’hotel, ovviamente sotto sorveglianza”.

Anche le conversazioni in Corea si riducono all’osso, non si parla di politica, America o Trump, e soprattutto a scomparire è la riservatezza con microfoni piazzati ovunque, a partire dalle camere degli hotel riservati ai turisti stranieri, e l’ossessione per la spia occidentale ancora molto sentita. A tal proposito Filippo ci racconta di quando la giornalista che era con lui ha chiesto alle guide “Se ci fosse un nord coreano contrario al leader cosa succederebbe?” e, dopo attimi di preoccupato silenzio, la risposta è stata “ma chi è?”, trasformando una semplice ipotesi in una preoccupante e reale minaccia.

E ad essere quasi del tutto assente è anche la percezione di vivere in una bolla, una specie di cattivo Truman Show alimentato dal Leader Supremo: “Avevamo preso l’abitudine di chiedere ogni mattina quale fosse la notizia del giorno, in quel periodo stavano facendo molti test missilistici e si parlava della minaccia di una possibile invasione da parte di Trump. Una mattina la notizia del giorno riguardava i festeggiamenti organizzati dal leader Kim Jong-un in onore degli scienziati, il giorno dopo ancora la notizia riguardava i complimenti di un politico di un paese confinante, non ricordo chi si complimentava per il test riuscito. Allora ho chiesto alle nostre guide se venissero mai date notizie negative e la risposta è stata sì, ma solo riguardo a paesi stranieri, ma in Corea apparentemente non succede nulla di brutto o meglio, stando alla nostra guida Kim, i giornali riportano solo le notizie adatte al popolo coreano, come fossero genitori protettivi. Qualcuno quindi è conscio dell’esistenza di una sorta di filtro, ma c’è una fiducia totale nel leader”.

E come in ogni Truman Show che si rispetti, devono esserci attori e figuranti. Secondo Filippo la popolazione nord-coreana potrebbe essere divisa in tre fasce: una include le persone che non hanno un ruolo di rilievo nella società, non possono uscire dal paese e informarsi correttamente, conoscono solo la realtà raccontatagli dalla propaganda di regime e quindi vivono in una sorta di mondo ovattato. Poi c’è un livello intermedio, come le nostre guide, che può percepire che c’è qualcosa che viene nascosto, ma la ritiene più una forma di tutela che una privazione di libertà. Infine c’è la fascia più alta, dirigenti di partito e professori universitari, che possono viaggiare all’estero e hanno accesso al vero internet: “È stato molto interessante incontrare del tutto casualmente un funzionario di partito che sembrava non vedesse l’ora di ricevere la proposta di un’intervista. Ci siamo dati appuntamento per la sera al Koryo Hotel, uno degli alberghi più importanti di Pyongyang. All’inizio lui sembrava quasi un attore americano, molto sicuro di sé e con un inglese quasi impeccabile, ma quando parlava si rivolgeva solo alla giornalista… la prima mezzora è passata con lui che ci provava con la giornalista in modo molto esplicito, ma lei è stata brava a riportare l’intervista sui binari. A quel punto è successa una cosa strana, il nostro uomo ha smesso di parlare in inglese e quindi abbiamo chiamato Kim, la nostra guida, per farci da interprete. È stata una strana intervista anche perché il funzionario di partito si è sbilanciato molto nelle risposte, ammettendo le problematiche legate all’embargo, come la carenza di acciaio e carbon coke, ma la cosa più interessante è stata proprio la reazione di Kim a cui, tra le domande della giornalista e le risposte del funzionario, si è aperto un mondo, venendo a sapere cose di cui era completamente all’oscuro, assassinio del fratellastro di Kim Jong-un incluso. Penso che Kim sia rimasto molto stupito da quello che ha sentito”.

Allo stupore di Kim facciamo seguire il nostro, non solo perché le nostre orecchie hanno ascoltato un racconto a tratti orwelliano, ma anche per il fascino delle foto che Filippo ci mostra, come a dire che la bellezza si nasconde anche dove meno te lo aspetti.

Filippo Venturi
Cesenate, classe 1980, è uno dei più promettenti fotografi italiani. Si occupa di reportage, documentari e lavori commerciali oltre che di progetti personali su questioni che ritiene interessante approfondire e portare all’attenzione degli altri. I suoi lavori sono stati pubblicati su riviste e quotidiani, come The Washington Post, Die Zeit, Internazionale, La Stampa, Geo, Marie Claire, Vanity Fair, Io Donna/Corriere della Sera, Repubblica. Il suo progetto Made in Korea, ha vinto il secondo premio ai Sony World Photography Awards, uno dei più importanti riconoscimento nel settore che ogni anno premia le eccellenze della fotografia internazionale.
Per conoscere tutti i progetti e le prossime mostre di Filippo Venturi: www.filippoventuri.photography

Mostra "The State of the World" a Parigi by Filippo Venturi

px3_paris_photography_prize.jpg

I miei lavori Korean Dream e Eyes Wide Shut saranno esposti nella Galleria Espace Beaurepaire di Parigi dall'11 Luglio 2018. In mostra ci sarà un gruppo di lavori fotografici selezionati da Hossein Farmani, fondatore di Px3 Paris Photography Prize.

La presentazione ufficiale:

“The State of the World”
C
urated Exhibtion by Hossein Farmani

It is my pleasure to present a new PX3 annual event, “The State of the World” – stories specially selected from the entries to the Paris Photo Prize; global stories worth telling because they are eyewitness accounts as told through the lens of the photographer; stories both happy and sad, inspiring and shocking, gentle and brutal; stories to focus your eyes and mind on issues that are current and crucial in our world today.
We live in an era where we have faster access to information than any previous generation and limitless amounts of knowledge at our fingertips, and yet it is harder than ever for us to discover the truth.
We are connected to the Internet 24 hours a day but we are more disconnected than ever from our fellow-human beings and the really important issues that affect our world.
We are bombarded with an avalanche of opinion polls, fake news, and propaganda till it becomes almost impossible to distinguish fact from fiction and we forget what true story telling looks like.
Our goal is to bring you the uncensored news, directly from the photographers that witness events first-hand, with the guarantee that they are not manipulated by the mainstream media or sensationalized for profit.
We believe that as long as we remain committed to speaking the truth as we see it and supporting those who make it their passion and life’s work to tell and share their eyewitness information with the world, we can effect great change and ensure that truth will always have a clear voice.

Made in Korea al Diecixdieci Festival della Fotografia Contemporanea by Filippo Venturi

diecixdieci_festival_fotografia_contemporanea.jpg

Il mio lavoro Made in Korea ha vinto la Call for Entry di Diecixdieci - Festival della Fotografia Contemporanea!

Il mio progetto sulla Corea del Sud, quindi, farà parte del circuito ufficiale delle mostre esposte dal 28 settembre al 7 ottobre 2018 a Gonzaga (MN) e Luzzara (RE).

Il sito ufficiale del Festival è il seguente: www.festivaldiecixdieci.com